giorgia meloni al senato - foto lapresse 3 donald trump vladimir putin

“L’ACCORDO TRUMP-PUTIN SUL GASOLIO È UNA SCELTA MOLTO RISCHIOSA” – GIORGIA MELONI AL SENATO PRENDE LE DISTANZE DAL SUO EX IDOLO, DONALD TRUMP: “DOBBIAMO ESSERE CONSAPEVOLI CHE L’IMPENNATA DEI PREZZI DEL CARBURANTE È DOVUTA SOPRATTUTTO ALLA GUERRA IN IRAN, NON AL CONFLITTO IN UCRAINA” – LA PRIORITÀ DELLA DUCETTA È ECONOMICA: DOMANI ANDRÀ AL CONSIGLIO EUROPEO CON IL PIATTINO IN MANO PER RACIMOLARE RISORSE IN VISTA DELLA MANOVRA: “LA QUESTIONE CHE OGGI PESA PIÙ DI TUTTO SULLA COMPETITIVITÀ DELLA NOSTRA ECONOMIA È IL COSTO DELL’ENERGIA” - VIDEO

 

Il pressing sull'Ue per l'energia, le distanze da Trump, la delega a Berlino e Parigi per trattare la pace: cosa ha detto Meloni alle Camere

Estratto dell’articolo di Marco Iasevoli per www.avvenire.it

 

giorgia meloni al senato foto lapresse

Alle Camere, alla vigilia di un importante Consiglio Europeo che avrà al centro la crisi energetica e l’Ucraina, Giorgia Meloni prova a cambiare marcia nel suo rapporto con l’Ue.

 

In oltre 50 minuti di discorso al Senato, con applausi soprattutto quando ha affondato il colpo contro Putin, la premier traccia la linea che l’Italia seguirà nei prossimi mesi pre-elettorali: pressing su Bruxelles per avere più risorse finalizzate a contrastare il caro-energia (anche al punto di minacciare il “no” italiano al bilancio pluriennale), crescenti distanze e critiche verso Trump e una novità sostanziale, la disponibilità a delegare a Francia, Germania e Gran Bretagna il compito di negoziare la pace tra Ucraina e Russia.

 

trump putin

[…] La priorità italiana ovviamente è racimolare nuove risorse in vista della Manovra, che sarà redatta concretamente a novembre proprio per negoziare maggiori margini con Bruxelles. «La questione che oggi pesa più di tutto sulla competitività della nostra economia è il costo dell’energia.

 

Lo abbiamo detto molte volte: non possiamo chiedere alle imprese europee di competere con i grandi attori globali e, allo stesso tempo, accettare che paghino strutturalmente l’energia molto più dei loro concorrenti.

 

Né possiamo perseguire la transizione ambientale al prezzo della nostra base industriale. La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione. Le tensioni sulle principali rotte commerciali e sulle catene di approvvigionamento incidono sulla sicurezza e sul prezzo dell’energia e dei carburanti.

 

giorgia meloni al senato foto lapresse

Aumentano i costi di trasporto e assicurazione e, alla fine, si scaricano sulle bollette, sul carrello della spesa e sui conti delle imprese. La risposta deve essere coordinata e rapida».

 

[…] Altro punto centrale del Consiglio, la guerra russa all’Ucraina. A Bruxelles ci sarà Zelensky, in giorni in cui «Intanto, la Russia ha avviato la sua nuova campagna d’autunno contro l’Ucraina».

 

«Incapace di avanzare sul fronte, Mosca ha iniziato a colpire sempre più duramente la popolazione civile: centrali elettriche, condomini, ospedali, persino gli autobus che portano le persone al lavoro, come nell’orrenda strage di Kramatorsk», denuncia Meloni.

 

volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse

Dunque nessun passo indietro sul sostegno a Kiev.  «So che su questo il dibattito è acceso, anche in quest’aula e dentro gli schieramenti. Lo rispetto e lo comprendo perfino, perché nessuno in quest’Aula vuole la guerra. Tutti vogliamo che si arrivi alla pace. La differenza è su come pensiamo che ci si arrivi. 

 

Per come la vedo io, il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace: è ciò che la rende possibile. Se l’aggressore può puntare la resa dell’avversario, che bisogno ha di negoziare? Solo che la resa non è pace, è conquista».

 

Poi l’affondo più applaudito, al netto dell’ovazione finale della maggioranza: «Se l’Ucraina smettesse domani di difendersi, come in molti auspicano o propongono, noi non avremmo la pace. Noi discuteremmo dell’occupazione di una Nazione europea, e del ritorno dell’imperialismo di stampo sovietico che l’Europa ha conosciuto per mezzo secolo.

 

giorgia meloni con i ministri al senato foto lapresse

Personalmente non rimpiango quegli anni, non rimpiango i carri armati russi che repressero le rivolte di Praga e Budapest, non rimpiango il Muro di Berlino. E nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa chiamarsi pace».

 

Sono parole che mirano anche a colpire le contraddizioni dentro il centrosinistra. Data la ferma condanna di Putin, Meloni arriva a Trump e all’accordo Usa-Russia sul gasolio: «È una scelta che considero molto rischiosa. Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l’esigenza di contenere i prezzi dell’energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina.

 

trump putin meme 1

Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari. Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria: sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative».

 

Anche se Trump recentemente ha alleggerito la sua posizione su Meloni, la premier italiana non ha intenzione di lasciarsi lusingare. E piuttosto punta sull’Europa: «Continuo a chiedere che i Ventisette individuino una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell’Europa. E se su un nome non si trova convergenza, siamo pronti anche a valutare soluzioni diverse».

giorgia meloni al senato foto lapresse 1

 

Qui la novità di giornata: «Se ad esempio Francia, Germania e Gran Bretagna, nel famoso formato E3, ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è questa la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti». Una delega agli alleati per mettere fine agli “infantilismi” tra le cancellerie europee. Ovviamente da accompagnare a una strategia per difendersi dagli attacchi ibridi di Mosca, diventati il «nuovo normale» di questi tempi.

 

 

zelensky putin trump

[…] Immancabile il riferimento alle migrazioni, che cattura applausi scroscianti dai banchi della maggioranza. Il Consiglio Europeo avrà una “discussione strategica”, ma per Meloni è soprattutto l’occasione di polemizzare con il centrosinistra: «Gli eventi di Ceuta della fine di luglio hanno dimostrato bene quanto velocemente possano prodursi situazioni di pressione eccezionale alle frontiere esterne.

 

Alla luce di quei fatti, come sapete, l’Italia ha deciso di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne aeree e marittime con la Spagna, sulla base di una valutazione di sicurezza. E mi permetterete di dire che considero abbastanza surreali le polemiche che ne sono seguite, soprattutto da parte di alcuni partiti di opposizione, evidentemente più attenti a difendere il governo spagnolo che la sicurezza e i confini italiani». A Bruxelles dunque Roma promuoverà integralmente la linea seguita sinora, compresa la spinta alle «soluzioni innovative», sulla scia dei centri in Albania.

adolfo urso giorgia meloni tommaso foti foto lapresse

 

La conclusione è già un accenno di campagna elettorale, e riguarda l’idea di Europa della premier e del centrodestra: «Un’Europa capace di tenere insieme transizione e industria, politiche tradizionali e nuove priorità, cooperazione con i partner e difesa dei propri confini. Un’Europa pragmatica, che non ha paura di correggere le proprie scelte quando la realtà cambia.

 

Un’Europa che concentra la sua forza sulle grandi sfide che nessuna Nazione può affrontare da sola, e sa farsi da parte dove le Nazioni fanno meglio da sole. Un’Europa grande sulle grandi questioni, e discreta su tutto il resto». È comunque un investimento su Bruxelles più forte rispetto a inizio legislatura, che compensa le distanze ormai assunte con Donald Trump.

DONALD TRUMP - VLADIMIR PUTIN - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIAgiorgia meloni al senato foto lapresse 3

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