giorgia meloni donald trump antifa

GIORGIA MELONI SENTE IL FIATO DI VANNACCI SUL COLLO: NON PUÒ SCOPRIRSI A DESTRA – È ANCHE PER QUESTO CHE DOPO TANTO TENTENNARE LA PREMIER HA DECISO DI INVIARE UN SOTTOSEGRETARIO AL VERTICE SUL TERRORISMO DI ESTREMA SINISTRA, A WASHINGTON DEL 15 E 16 LUGLIO- IL PRESCELTO È UN LEGHISTA, NICOLA MOLTENI E FEDELISSIMO DI MATTEO SALVINI – IL SUMMIT HA SUSCITATO PREOCCUPAZIONE TRA LE CANCELLERIE EUROPEE, MA LA DUCETTA NON VUOLE (E NON PUÒ) RINNEGARE LE BATTAGLIE IDEOLOGICHE CHE LEGANO FRATELLI D’ITALIA ALLE DESTRE NAZIONALISTE DI TUTTO IL MONDO

Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “La Stampa”

 

giorgia meloni e donald trump al vertice nato di ankara - foto lapresse

Fino a qualche tempo fa, diciamo mesi, non ci sarebbero stati dubbi. Il governo di Giorgia Meloni si sarebbe precipitato in prima fila al convegno contro gli Antifa […].

 

E invece, a quanto pare, il governo si è aggrovigliato nelle sue incertezze, e ha risposto prima di no e poi di sì all'evento del 15 e 16 luglio che nasce su spinta dell'esecutivo ed è patrocinato dal segretario di Stato Usa Marco Rubio.

 

Venerdì sera la Farnesina aveva comunicato che non sarebbe andato nessun esponente di governo né di partito.

 

Meno di 24 ore dopo, Palazzo Chigi ha fatto cambiare programma: per decisione di Meloni andrà un sottosegretario, e stando a fonti di governo la scelta sarebbe caduta sul leghista Nicola Molteni, fedelissimo di Matteo Salvini al ministero dell'Interno.

 

Secondo il Washington Post l'invito di Rubio allargato a 60 governi, attraverso i ministeri degli Esteri, «ha suscitato costernazione fra diplomatici americani, analisti indipendenti e alleati europei».

 

Alcuni funzionari hanno parlato di «nuovo maccartismo» e di una campagna da cui non vogliono essere strumentalizzati, commentando con il quotidiano Usa che in nessun Paese Ue il terrorismo di matrice di estrema sinistra è considerato una minaccia.

 

ANTIFA

L'Italia, a suo modo, fa eccezione. Ma per motivi esclusivamente politici. Come hanno intuito le opposizioni. […]

 

Tra le altre cose a essere incaricato dell'organizzazione è Sebastian Lukács Gorka commentatore radiofonico con legami tra gli ultrà suprematisti e neonazisti Usa, nominato dal tycoon vice assistente del presidente e Direttore senior per l'antiterrorismo nel Consiglio di sicurezza nazionale.

 

Le fratture brutali con Trump non sono motivo sufficiente secondo la premier per rinnegare le battaglie ideologiche che legano l'internazionale delle destre nazionaliste. "Antifa" è l'etichetta di un nemico comune, per i sovranisti: una rete globale di militanti della sinistra radicale e di anarchici che si battono contro l'ascesa dei partiti di estrema destra.

charlie kirk

 

Trump li ha bollati spesso con disprezzo dai palchi dei suoi comizi, e, a settembre, dopo l'omicidio di Charlie Kirk, attivista e conferenziere con grande seguito, ha emesso un ordine esecutivo per definire il movimento un'«organizzazione terroristica interna».

 

Nei giorni subito successivi Meloni si unì alla crociata, con discorsi, comunicati, batterie di agenzie di Fratelli d'Italia che puntavano il dito contro un presunto allarme violenza proveniente da «sinistra», termine spesso furbescamente usato senza fare alcuna differenza tra partiti presenti in Parlamento, centri sociali o micro-organizzazioni radicali.

 

La Lega di Matteo Salvini ne approfittò, e prendendo spunto da Trump presentò una proposta di legge per introdurre la reclusione da sette a quindici anni per «chiunque organizza, recluta, addestra, radicalizza o dirige associazioni o gruppi anarchici militanti denominati Antifa o simili». Tra i sostenitori della proposta c'era proprio il sottosegretario Molteni.

 

Donald Trump Giorgia Meloni

Il fatto che dovrebbe andare un leghista e non un esponente del suo partito, cambia poco nei disegni di Meloni.

 

La sua volontà è di tenere agganciata la destra italiana all'ala più conservatrice dei repubblicani, anche per non farsi soffiare da Roberto Vannacci questa egemonia. Ne è una prova anche la missione di due settimane fa negli Stati Uniti di Carlo Fidanza, capodelegazione di FdI a Bruxelles e vicepresidente di Ecr, il gruppo dei conservatori europei, e di Antonella Sberna, anche lei eurodeputata di FdI e vicepresidente del Parlamento.

 

Nei giorni del massimo conflitto personale con Trump, i delegati di Meloni erano a Washington per una serie di incontri con think thank conservatori e con figure di alto livello nell'amministrazione Usa.

 

Tra gli altri, Elbridge Colby, sottosegretario al Pentagono, Andy Baker, consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente JD Vance, Jacob Helberg, sottosegretario agli Affari economici e all'Energia, responsabile per il progetto Pax Silica sulle materie prime critiche a cui aderirà l'Italia.

 

ANTIFA

L'impressione che ne hanno ricavato Fidanza e Sberna è di «un apprezzamento immutato della Casa Bianca per Meloni». Conoscendo i modi di Trump, ai due italiani è stato suggerito di concentrarsi molto di più sulla necessità di rafforzare l'asse conservatore tra Stati Uniti ed Europa. «I rapporti tra Usa e Italia prescindono dal presidente di turno – spiega a La Stampa Fidanza – Lo stesso vale tra i conservatori europei e i repubblicani americani. Abbiamo molti valori in comune, pur con le nostre specificità».

 

L'europarlamentare di FdI difende la partecipazione all'iniziativa di Rubio e non crede alla tesi della voluta esasperazione di un pericolo che non esiste: «Fa bene il governo ad andare. Le organizzazioni violente di estrema sinistra sono sempre più collegate tra di loro anche in Europa, come dimostrano il caso della famigerata "banda del martello" tedesca e il coinvolgimento di gruppi stranieri a recenti attacchi in Italia».

ANTIFAANTIFA

DONALD TRUMP GIORGIA MELONI - TEMPTATION ISLAND - 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

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