salvini conte putin vannacci

L’ITALIA, IL VENTRE MOLLE (E PUTINIANO) D’EUROPA – FEDERICO FUBINI: “LO SPETTACOLO OFFERTO DELLA POLITICA ITALIANA È FRA I FATTORI CHE OGGI STANNO DANNO SPERANZA A MOSCA, LA SPERANZA DI TROVARE UN GIORNO UN ALTRO CAVALLO DI TROIA, UN ALTRO SABOTATORE DEL FRONTE DEMOCRATICO, E SPINGONO I RUSSI A BOMBARDARE” – “A LORO AVVISO, FRANCIA E ITALIA FERMERANNO GLI AIUTI DELL’EUROPA ALL’UCRAINA; MOSCA AVRÀ ALLORA UN’ALTRA OPPORTUNITÀ DI PREVALERE. PER QUESTO È COSÌ DANNOSO OGGI CHE IL GOVERNO ITALIANO FRENI SUI POCHI FONDI IN GIOCO A FAVORE DI KIEV. PER QUESTO È COSÌ DANNOSO CHE A DESTRA NON SI DICA CHIARAMENTE CHE NON CI SI ALLEERÀ MAI CON UN PUTINIANO COME VANNACCI; E A SINISTRA NON SI FACCIA CHIAREZZA SU QUESTI TEMI….”

Estratto da “Whatever it takes”, la newsletter di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

MATTEO SALVINI - VLADIMIR PUTIN - ROBERTO VANNACCI - MEME BY EDOARDO BARALDI

[…] A Teheran la guerra ha spostato le lancette del potere dai religiosi e dai politici verso il corpo militare intransigente dei Guardiani della rivoluzione islamica.

 

A Mosca invece sta accadendo qualcosa del genere dai vertici politici e burocratici a favore dei servizi segreti, in particolare l'Fsb (erede post-sovietico del Kgb).

 

Andrei Kolesnikov, dissidente moscovita bollato come «agente straniero», mi ha detto: «Immagino che i servizi speciali si stiano trasformando in una società di gestione della Russia».

 

In questo Putin è davvero nel ruolo di un ayatollah: è ancora la guida suprema, mantiene la parola decisiva, ma dietro il sé sta prendendo spazio un mondo opaco e tutt’altro che benigno. Ciò ha implicazioni profonde, e immediate, anche per la politica italiana ed europea ed il modo in cui essa viene condotta. Vediamo.

giorgia meloni volodymyr zelensky giovanbattista fazzolari a kiev

 

[…] Intanto è il caso di ricordare qualche indizio dell’ascesa dell’influenza dell’Fsb sul Cremlino e sulla politica russa negli ultimi mesi. Il primo è passato per lo più inosservato, ma si avverte subito la potenza del richiamo storico che esso rappresenta.

 

Il primo gennaio è entrata in vigore una «riforma» che trasferisce all’Fsb la gestione di alcune grandi prigioni [...] per la detenzione di prigionieri accusati di alto tradimento, spionaggio, collaborazione segreta con Stati esteri, «terrorismo» ed «estremismo».

 

MATTEO SALVINI E VLADIMIR PUTIN

In pratica, tutto l’armamentario pseudolegale della nuova autocrazia russa. La riforma - in realtà una controriforma che riporta la Russia a una pratica di epoca sovietica - è in vigore da aprile.

 

Il servizio segreto adesso non solo detiene, ma trasporta sui propri mezzi i prigionieri e soprattutto è incaricato di condurre le indagini su di essi. In altri termini, diventa sempre più centrale e influente nel gestire l’apparato della repressione.

 

[…] Adesso però è diventato evidente anche il ruolo esclusivo dell’Fsb nel convincere il dittatore a imporre quelle stesse chiusure di Internet. È stato il servizio segreto a proporle al Cremlino e ad ottenere ciò che voleva, anche a costo di un calo di Putin stesso nei sondaggi.

 

Roberto Vannacci2

È possibile del resto che questi non avesse compreso bene le implicazioni. Mi dice Pyotr Mironenko, un dissidente che dirige dall’estero il sito giornalistico The Bell, con ottime fonti nelle cerchie del potere a Mosca: «Putin non capisce realmente come funziona Internet, perché non lo usa». Di certo l’intero episodio ha confermato l’ascesa del servizio segreto, che del resto Putin stesso diresse nel 1998-99.

 

MATTEO SALVINI VLADIMIR PUTIN GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO

C’è poi un terzo indizio. In marzo sempre Putin ha convocato gli oligarchi più ricchi della Russia e ha chiesto loro un contributo finanziario «volontario» allo sforzo di guerra. È stato un tentativo (riuscito) di estorsione che non avrà fatto nulla per rafforzare la popolarità dell’«operazione militare speciale» in certi settori delle élite degli affari.

 

Ma guardate chi ha proposto l’idea e convinto il capo a metterla in pratica: Igor Sechin, oligarca in proprio in quanto amministratore delegato del colosso pubblico del petrolio Rosneft, ma soprattutto espresso dai servizi segreti e fra i più vicini a questi nell’establishment moscovita.

 

volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse

È decisamente presto per concludere che Putin sia in declino, avviato a divenire poco più di una figura di facciata degli «uomini della forza» più giovani dietro di lui. Non è così, oggi.

 

[…]  La realtà è che la guerra non va molto male per la Russia solo da qualche mese, ma almeno da un anno e mezzo o più. A chi guarda i fatti ed evita la propaganda - gratis o dietro compenso, non importa - è chiaro da un pezzo che l’intero modello russo dell’invasione di terra sia un catastrofico fallimento. Ma per molto tempo Donald Trump è stato il fattore che ha spinto il Cremlino a insistere nella sua tattica perdente.

 

VLADIMIR PUTIN E GIUSEPPE CONTE

Le élite russe hanno pensato fin dal 2023-2024 e poi ancora di più nel 2025 che la prospettiva e poi la realtà del ritorno tycoon alla Casa Bianca avrebbe dato a Mosca l’aiuto decisivo per piegare l’Ucraina. […]

 

Questa speranza si è paradossalmente ritorta contro il Cremlino. Il fatto che l’amministrazione americana abbia smesso di sostenere l’Ucraina ha liberato le mani di Kiev nel portare gli attacchi alla Russia, che la Casa Bianca dal 2022 aveva sempre chiesto a Zelensky di evitare.

 

Oggi Trump infatti non ha più leve per fare pressione su Kiev, non potendo più minacciarla di togliere aiuti ormai interrotti da un pezzo. E Mosca si trova presa di mira dai droni ucraini come mai prima.

 

Elly Schlein e Giuseppe Conte

Però il Cremlino ora coltiva una nuova speranza, che lo spinge ad andare avanti invece di cercare una tregua: entro l’estate del 2027 si vota in Francia, in Spagna e probabilmente in Italia. Putin e i suoi hanno perso con l'ungherese Viktor Orbán il loro tradizionale cavallo di Troia nell'Unione europea. E l'Unione europea conta molto, perché ormai è l'unica vera grande potenza a sostenere l'Ucraina.

 

Ma ora i russi contano almeno sull’arrivo all’Eliseo di un candidato del Rassemblement National non ostile a Mosca e contrario ad aiutare Kiev. Contano anche su una nuova maggioranza di destra in Italia con due partiti filo-russi (la Lega di Matteo Salvini e Futuro Nazionale di Roberto Vannacci) o di sinistra con un Pd esitante sull’Ucraina e i 5 Stelle francamente più che freddi verso Kiev.

 

putin e trump ad anchorage, alaska. foto lapresse

Così, in questa fase, l’andamento della politica italiana è parte della ragione che spinge i russi a insistere nella guerra. Contano sul fatto che ne valga la pena perché, a loro avviso, Francia e Italia fermeranno - o freneranno - gli aiuti dell’Europa all’Ucraina; Mosca avrà allora un’altra opportunità di prevalere.

 

Per questo è così dannoso oggi - per la condotta presente della Russia - che il governo italiano freni già in sede Nato in questi giorni sui pochi fondi in gioco a favore di Kiev. Per questo è così dannoso che a destra non si dica chiaramente che non ci si alleerà mai con un putiniano come Vannacci; e a sinistra non si faccia chiarezza su questi temi.

 

roberto vannacci e giuseppe cruciani a vicenza

Lo spettacolo offerto della politica italiana è fra i fattori che oggi stanno danno speranza a Mosca - la speranza di trovare un giorno un altro cavallo di Troia, un altro sabotatore del fronte democratico - e spingono i russi ad insistere, a bombardare. Non dico sia una speranza fondata; conto anzi sul fatto che l’Italia alla fine farà comunque la sua parte per l’Ucraina e, con essa, per l'Europa.

VLADIMIR PUTIN - DONALD TRUMP - ANCHORAGE, ALASKA

volodymyr zelensky giorgia meloni

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