“LAVITOLA? DIREI CHE STA BENE DOVE STA" – GIANFRANCO FINI AL VELENO CONTRO VALTERINO, DOPO LA RICHIESTA DI PRESCRIZIONE PER L'EX PRESIDENTE DELLA CAMERA E I TULLIANI (ACCUSATI DI RICICLAGGIO) DA PARTE DEL PROCURATORE GENERALE CHE FA CALARE IL SIPARIO SULLA VICENDA DELLA CASA DI MONTECARLO - LE INCHIESTE HANNO FINITO PER SVELARE, TRA LE ALTRE COSE, L’ATTIVISMO DI LAVITOLA, OGGI IN CARCERE COME MANDANTE DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI, SCHIERATO, ALL’EPOCA, CONTRO FINI - L'EX LEADER DI AN: "DOPO TUTTI QUESTI ANNI CI VUOLE UN CERTO CORAGGIO PER CONSERVARE FEDE NELLA GIUSTIZIA" - SULL’ANNULLAMENTO DELLA LATITANZA DI TULLIANI JR, DA ANNI RESIDENTE NEGLI EMIRATI, NO COMMENT DI FINI: “DELLA MIA VITA PRIVATA NON PARLO...”
Ilaria Sacchettoni per il Corriere della Sera - Estratti
Diciassette anni sono troppi anche per il riciclaggio più celebre della seconda repubblica. Cala definitivamente il sipario sulla famosa casa di Montecarlo che la contessa Annamaria Colleoni volle donare ad Alleanza Nazionale (era il 2008)
e sulle plusvalenze monstre che, invece, avrebbe accordato ai protagonisti della vicenda, la famiglia Tulliani e l’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Ora che il procuratore generale Roberto Felici ha sollecitato «il non doversi procedere per l’intervenuta prescrizione» la sentenza appare una semplice formalità.
Prescritti, in appello, i Tulliani — allora compagna di Fini, Elisabetta, il fratello Giancarlo e il padre Sergio — ma prescritto anche lo stesso ex leader di An. Che commenta amaro: «Dopo tutti questi anni dopo ci vuole un certo coraggio per conservare fede nella giustizia».
Per la Procura l’operazione immobiliare nascondeva un riciclaggio da manuale. I trecentomila euro versati per l’acquisto dell’appartamento in Boulevard Princesse Charlotte provenivano, infatti, da alcune società offshore riconducibili a Giancarlo Tulliani e finanziate da Francesco Corallo, il «re delle slot machine» vicino ad An. In seguito (2015) fu rivenduto alla ragguardevole cifra di un milione e 360 mila euro. In mezzo, diciassette anni fa appunto, l’operazione immobiliare vera e propria.
valter lavitola bersaglio mobile 2011 .
Più dell’inchiesta dei pm romani (una prima, per truffa, fu archiviata) sembrò sospetto il battage mediatico scatenato contro il leader di centrodestra, praticamente a «orologeria», concomitante alle liti con l’allora premier Silvio Berlusconi.
Le inchieste hanno finito per svelare, tra le altre cose, l’attivismo di Valter Lavitola, l’ex editore dell’ Avanti oggi in carcere come mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, schierato, all’epoca, contro Fini. E a lui, l’onnipresente faccendiere, l’ex presidente della Camera rivolge ora il suo commento più appuntito: «Lavitola? Direi che sta bene dove sta».
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Sei anni a Giancarlo Tulliani, cinque anni a Elisabetta e Sergio, due anni e otto mesi a Fini. Quanto ai difensori del l’ex politico, gli avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, avevano sollecitato l’assoluzione nel merito perché «al di là del tempo trascorso», era rimasta in piedi per lui solo un’accusa, quella dell’«autorizzazione alla vendita» del famoso appartamento.
La prescrizione intervenuta — ma non ancora dichiarata dai giudici che si pronunceranno a febbraio — porta con sé anche un altro beneficio, l’annullamento della latitanza di Tulliani jr, da anni residente negli emirati.
In virtù del tempo trascorso i giudici della Corte d’appello hanno dichiarato prescritte anche le misure cautelari che nel 2017 erano state emesse nei suoi confronti. Inutile chiedere a Fini un commento al riguardo: «Della mia vita privata non parlo».
gianfranco fini su la7
Gianfranco Fini
GIANCARLO ELISABETTA TULLIANI - LABOCCETTA - GIANFRANCO FINI
valter lavitola bersaglio mobile 2011


