augusto rubei

“NON HO MAI SAPUTO CHI CAZZO FOSSE GANDHI FINO ALLE SUPERIORI” - AUGUSTO RUBEI, GIÀ UOMO COMUNICAZIONE M5S ED EX PORTAVOCE DI DI MAIO, SI RACCONTA IN UN LIBRO AUTOBIOGRAFICO – DALLE ORIGINI NEL QUARTIERE POPOLARE ROMANO DI SAN BASILIO (LO STESSO DEL CANTANTE ULTIMO) ALLA DIALETTICA TRA IL “MESSIA” E “IL GIOVANE LEADER”, DUE NOMI IN CODICE DIETRO CUI IL LETTORE PENSERÀ DI RITROVARE MARIO DRAGHI E LUIGI DI MAIO: “QUANDO MI CHIEDONO COSA MI ABBIA DATO LA BORGATA, RISPONDO SEMPRE LA STESSA COSA: TUTTO. E QUANDO MI CHIEDONO COSA MI ABBIA TOLTO, RISPONDO ANCORA LA STESSA COSA: TUTTO…”

Tommaso Labate per il “Corriere della Sera” 

 

AUGUSTO RUBEI

«Ma in borgata, come dicevo, avere una famiglia non è un fatto scontato. Siedi tra i “Graziati”. Il vero problema è l’altra categoria. Quella dei “Condannati”. Quella degli spacciati con il padre alcolista, drogato, sparito. La madre fantasma, dissolta. Cresciuti nel nulla, dal nulla. Senza amore. Senza guida. Senza nessuna possibilità, neanche minuscola, neanche storta, di farcela. Di quelli che conoscevo io, nessuno è sopravvissuto». 

 

Qui San Basilio, Roma, il quartiere più a Nord-Est della Capitale. La borgata, quella più profonda, dove i nomi più altisonanti della politica mondiale diventano il muto ornamento per l’intitolazione delle scuole («La mia scuola elementare era la Pennabilli, dietro casa (…) In realtà l’istituto portava un nome molto più impegnativo: Istituto comprensivo Mahatma Gandhi.

 

Inutile dirvi che non ho mai saputo chi cazzo fosse Gandhi fino alle superiori») e quelli delle persone in carne e ossa sono quasi comici, come a voler alleggerire la tragedia di esistenze che si sbriciolano con la stessa velocità con cui le fedine penali si gonfiano: Scrocchia, Mozzarella, Nocciolina, Zangra.

 

Qui è il San Basilio di venti o trent’anni fa, forse non troppo diverso da oggi, ma senza quella patina di romanticismo social conferitagli dai fan del più celebre dei suoi figli, il cantautore Ultimo, che l’hanno trasformato in meta di pellegrinaggio mordi e fuggi. 

 

AUGUSTO RUBEI COVER

A San Basilio è ambientato La strada , il primo romanzo — ampiamente (o totalmente?) autobiografico — di Augusto Rubei, che esce domani per Piemme. Gli addetti ai lavori della politica hanno intercettato la traiettoria dell’autore tra i corridoi di Montecitorio (dove ha lavorato come ghostwriter per diversi parlamentari che neanche sapevano chi fosse), dentro le iniziative del Movimento 5 Stelle di qualche anno fa (è stato uno degli uomini comunicazione), nelle stanze della Farnesina (dove aveva seguito Luigi Di Maio come portavoce).

 

La sua esistenza e quella di Pietro viaggiano sullo stesso binario fino quasi a sovrapporsi: stesso papà, «Il Mozzarella», che vive metà della sua doppia vita da commerciante di formaggi, «un caciottaro», con la rabbia e il sudore di chi si sveglia all’alba per stare dal produttore e quando è appena giorno già a montare il banco al mercato; stessa mamma, cresciuta in Germania e poi fuggita in Italia,

 

il più lontano possibile da un padre che l’aveva «malmenata e umiliata»; stesso universo, popolato fin dall’infanzia da personaggi che sopravvivono da morti viventi e che finiscono col tempo inghiottiti dalla droga, dalla galera, dalla morte o da tutte e tre le cose assieme; stessa sorte, quello dello «sfigato», per cui stavolta il destino ha in serbo uno dei rari lieto fine che si dispensano a San Basilio. 

AUGUSTO RUBEI E VIRGINIA RAGGI NEL 2016

 

E la legge? E lo Stato? Nel romanzo hanno il corpo violento di Robertone — «Uno matto, mezzo criminale come quelli che cacciava» — che incastra il Mozzarella davanti agli occhi del figlio Pietro al termine di una drammatica perquisizione nel furgone, facendo spuntare fuori dal nulla «una bustina, tre grammi».

 

Pietro ha quindici anni e vive «il giorno più buio», l’inizio di un tunnel dal quale riemergerà anni dopo scoprendo attorno a sé cose che prima erano difficili persino da sognare: il Transatlantico della Camera dei deputati e le riunioni con Pietrangelo Buttafuoco e Mario Sechi a casa del suo mentore, Giovanni Minoli, agganciato con un messaggio di posta elettronica; la prossimità ai vertici dello Stato e la dialettica tra il «Messia» e «il Giovane leader», due nomi in codice dietro cui il lettore penserà di ritrovare Mario Draghi e Luigi Di Maio. 

 

augusto rubei foto di bacco (1)

Sì, ma la strada? Ecco, si legge nel romanzo, «la strada non ragiona in termini morali, ragiona in termini statistici. Ogni anno si mangia una quota di ragazzi. Alcuni li sputa, altri li mastica a lungo, altri ancora li digerisce definitivamente. Ecco perché quando mi chiedono cosa mi abbia dato la borgata io rispondo sempre la stessa cosa: tutto. E quando mi chiedono cosa mi abbia tolto, rispondo ancora la stessa cosa: tutto». 

 

Poi, per fortuna, nel San Basilio del romanzo uno su mille ce la fa. Se consideriamo Ultimo, due. E nell’Italia di domani, si spera, tanti di più. 

AUGUSTO RUBEIaugusto rubei foto di bacco (2)augusto rubei peppe marici pietro dettori LUIGI DI MAIO RINGRAZIA AUGUSTO RUBEI NEL SUO LIBROAUGUSTO RUBEIaugusto rubei laura luigi di maio virginia sabaAUGUSTO RUBEIaugusto rubei elisabetta trentaAUGUSTO RUBEIAUGUSTO RUBEIAugusto Rubei con Mario Sechiaugusto rubei augusto rubei teo luzi foto di bacco

 

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