MELENCHON, L’UOMO PIÙ PERICOLOSO DI FRANCIA – IL LEADER DELLA FRANCE INSOUMISE SOFFIA SULLA RIVOLTA VIOLENTA DEGLI STUDENTI FRANCESI, MA COSÌ RISCHIA DI REGALARE L’ELISEO A MARINE LE PEN – IL SINISTRATO ANTI-SISTEMA SI STA TRASFORMANDO NEL CANDIDATO NEL DISORDINE – MELENCHON STA DISTRUGGENDO IL CORDONE SANITARIO CHE HA SEMPRE IMPEDITO A LE PEN UNA VITTORIA: NELLO SCENARIO HORROR (PER L’EUROPA) DI UN BALLOTTAGGIO TRA LUI E MARINE, I MODERATI SCEGLIERANNO LA VALCHIRIA DEL SOVRANISMO, COME MALE MINORE – (I DUE, FRA L’ALTRO, HANNO MOLTE PIÙ COSE IN COMUNE DI QUANTO NON SEMBRI, A PARTIRE DALLA PASSIONE PER PUTIN...)
Estratto dell’articolo di Anais Ginori per “la Repubblica”
Un giorno invita i suoi a «interporsi di fronte alla brutalità della polizia», promettendo che «non ci sarà né oblio né perdono». Quello dopo precisa che la France Insoumise è per la «non violenza dei metodi di lotta».
A sette mesi dalle presidenziali, la rivolta nei licei è diventata una specie di laboratorio della strategia Mélenchon, 75 anni, partito per la sua quarta corsa all'Eliseo. Il leader Insoumis vuole continuare ad alimentare quella mobilitazione sociale che costituisce una parte della sua forza, ma ha capito che rischia di trasformarsi nel candidato del disordine, rendendo così ancora più difficile immaginare una vittoria alla presidenziale.
E nel luogo simbolico di Saint-Denis, una delle roccaforti della nuova geografia elettorale insoumise, che è nata la protesta dei liceali. Davanti al liceo Paul-Éluard, teatro di alcuni degli scontri più duri, è comparso per primo il sindaco Bally Bagayoko, astro nascente degli Insoumis, eletto la scorsa primavera e accolto dagli applausi degli studenti.
Prima ha spiegato che «la violenza può essere legittima», pur aggiungendo che sarebbe meglio evitarla. Meno di ventiquattr'ore dopo ha corretto il tiro. «La violenza non è il nostro metodo d'azione» ha precisato il sindaco di Saint-Denis, coerente nell'ambiguità che pratica anche Mélenchon.
LICEO PAUL ELUARD SAIN DENIS MELENCHON
Il leader aveva chiesto ai militanti di «interporsi» contro quella che ha definito la «sauvagerie policière», la brutalità della polizia. Ma anche lui, qualche ora dopo, ha dovuto abbassare i toni dopo una giornata in cui una scuola aveva rischiato di bruciare e un preside era stato raggiunto da schizzi di benzina.
«Gli Insoumis fanno appello alla non violenza» ha precisato allora in un lungo messaggio sui social. Le presidenziali sono vicine e, se i sondaggi gli lasciano intravedere la possibilità di arrivare al ballottaggio, il vero problema comincia proprio lì. Per vincere, Mélenchon dovrebbe uscire dal suo perimetro, allargare la base, mostrarsi non soltanto come il leader della protesta ma come un candidato capace di governare.
Prendere le distanze dal movimento studentesco, però, per lui è impossibile. I giovani rappresentano uno dei cuori del suo elettorato. Secondo l'ultima rilevazione Ipsos Bva, il candidato della sinistra radicale raccoglie oltre il 40 per cento delle preferenze tra gli elettori di età compresa tra 18 e 24 anni. Poi ci sono le periferie popolari e dell'immigrazione, la «Nouvelle France» che Mélenchon prova a trasformare in un blocco politico. [...]
Mélenchon vorrebbe tenere insieme banlieue e intellighenzia, giovani e dipendenti pubblici, movimenti sociali e sinistra culturale. È questa base che oggi permette al leader della sinistra radicale di guardare da una posizione di forza al resto della gauche, senza partecipare alle primarie della sinistra socialdemocratica, che cominceranno il prossimo weekend.
Nel secondo dibattito televisivo tra i cinque candidati, mentre nelle strade infuriava la crisi dei licei, si è discusso ancora una volta soprattutto di eventuali alleanze con la France Insoumise. I candidati Raphaël Glucksmann e Jérôme Guedj chiedono una rottura netta con Lfi mentre Olivier Faure, attuale segretario del partito socialista, continua a non chiudere la porta a future convergenze.
Finora, nelle diverse configurazioni testate dai principali istituti di sondaggi, il candidato Insoumis sembra aver staccato gran parte dei suoi concorrenti a sinistra, e mantiene buone chances di qualificarsi al secondo turno.
[...] È il paradosso del candidato «di lotta e di governo» che ha già allontanato molti elettori moderati, sicuri al momento di non voler votare per lui neanche in caso di un ballottaggio contro Marine Le Pen.
Finora di fronte al Rassemblement National una parte larga dell'elettorato francese aveva infatti accettato di schierarsi con il candidato "repubblicano" pur di fare argine all'estrema destra.
il liceo victor hugo di marsiglia 1
Con Mélenchon al ballottaggio quel riflesso potrebbe non funzionare più.
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Jean Luc Melenchon 2
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proteste studenti in francia
il liceo victor hugo di marsiglia 2



