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GIORGIA MELONI È FUORI CONTROLLO: DOPO GLI ATTACCHI AL QUIRINALE, TORNA A SENTIRE ODORE DI COMPLOTTO DA PARTE DELL’ESTABLISHMENT: “LAVORA CONTRO L’ITALIA PER COLPIRE NOI” – LA FURIA DELLA DUCETTA DOPO CHE L’ISTAT HA CONFERMATO IL DEFICIT 2025 AL 3,1%. PER L’USCITA DALLA PROCEDURA DI INFRAZIONE BISOGNERÀ ATTENDERE IL PROSSIMO ANNO - E SE NON PASSA LA LEGGE ELETTORALE SONO PRONTE LE DIMISSIONI PER ANDARE ALLE URNE IL PRIMA POSSIBILE – LA SORA GIORGIA SE LA PRENDE NON SOLO CON L’ISTAT (CHE “IN 4 ANNI HA SBAGLIATO TUTTE LE PREVISIONI”) MA ANCHE CON GIORGETTI: “LA FIGURACCIA SI POTEVA EVITARE, INCREDIBILE SIA ANDATA A FINIRE COSI’”

Francesco Verderami per corriere.it - Estratti

 

«Abbiamo risparmiato tutto quello che altri hanno sperperato, ma il risultato ci viene negato da chi lavora contro l’Italia per colpire noi». I numeri in economia sono un’opinione, «se è vero che l’Istat in quattro anni ha sbagliato tutte le previsioni».

 

Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti

Perciò Giorgia Meloni dà una valutazione politica del decimale che impedisce al Paese di uscire dalla procedura di infrazione in Europa. E questo costringerà l’esecutivo «ad un negoziato con Bruxelles per niente facile», sospira un autorevole ministro. Che vede pregiudicato il disegno di una finanziaria capace di offrire un boost al centrodestra nell’anno elettorale.

 

E mentre la premier si alimenta dei soliti sospetti, «che sono certificati dai fatti», nel governo sale un inaspettato coro di amarcord per Enrico Giovannini, sincero riformista che dell’Istat è stato presidente: la nostalgia struggente è per «una persona seria» che «non avrebbe fatto un simile scherzetto a un esecutivo di centrosinistra». 

(...)

 

MELONI

Alessandro Barbera, Francesco Malfetano Per La Stampa - Estratti

 

Una domanda circola insistente fra i fedelissimi di Giorgia Meloni: come è stato possibile arrivare fin qui senza che nessuno l'avvertisse per tempo?

Giorgia Meloni GIancarlo Giorgetti

 

Lunedì, a precisa domanda, nel governo tutti o quasi davano per probabile l'uscita dell'Italia dalla procedura di infrazione europea. Un obiettivo coltivato sin da quando - era l'ottobre del 2022 - la premier arrivò a Palazzo Chigi con il deficit di cinque punti più alto. E invece. I numeri dell'Istat hanno gelato aspettative coltivate per mesi e riaperto la ferita della prima bocciatura, la scorsa primavera.

 

Chi ha visto in queste ore la premier la descrive «furiosa», soprattutto per un motivo: Meloni ritiene di essere stata lasciata scoperta. Del rammarico di Giancarlo Giorgetti, spiegano, «non sa che farsene».

 

Il punto, per la premier, non è il mancato risultato, ma il modo in cui ci si è arrivati. Dopo la prima delusione, a Meloni dal Tesoro era stato ripetuto che l'uscita dalla procedura restava un obiettivo possibile, questione di decimali. La premier ci ha creduto, arrivando a esporsi pubblicamente. Ad agosto, in una intervista a Milano Finanza, aveva parlato di un «obiettivo alla portata». A inizio settembre, dal palco di Bari, aveva alzato la posta: «abbiamo protetto i risparmi degli italiani, quando tanti speravano nella tempesta finanziaria per mandarci a casa, abbiamo ridotto il deficit e rimesso l'Italia sulla strada dell'uscita dalla procedura».

 

Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti

(...) A Palazzo Chigi la convinzione è che la «figuraccia» si sarebbe potuta evitare.

 

Non cambiando stime indipendenti che non sono nella disponibilità di chi governa, ma almeno evitando che la presidente del Consiglio li scoprisse troppo tardi.

 

Tra i fedelissimi viene definito «incredibile» che il ministro dell'Economia e «qualcuno» all'Istat non abbiano intercettato prima la piega presa dalle stime armonizzate europee. Una rabbia che Meloni ieri ha lasciato filtrare anche nel salotto televisivo di Bruno Vespa quando ha ricordato che l'Istat «ogni anno» rivede al rialzo ex post le stime sulla crescita: «Non so se sottostima gli italiani o il governo e questo mi dispiace, non vorrei succedesse anche fra tre anni».

 

Dietro il clima di queste ore c'è dunque un rapporto con il Tesoro che non sembra più fondato sulla fiducia assoluta. L'ultimo segnale lo testimonia il modo in cui Meloni sta gestendo una delle misure a maggiore impatto elettorale, il taglio del bollo auto. La richiesta a Giorgetti è stata quella di lavorare in una cerchia ristrettissima, lontano dai consueti circuiti del ministero: soltanto la ragioniera generale Daria Perrotta, un manipolo di direttori, ispettori e dirigenti. Quando la scorsa settimana il governo ha fatto filtrare la decisione, gran parte della maggioranza ne era all'oscuro.

 

giancarlo giorgetti - giorgia meloni - foto lapresse

Con la stessa riservatezza ora Meloni ha detto a Giorgetti di lavorare alla bozza della legge di Bilancio, la più importante della legislatura, quella con la quale la premier si gioca le chance di restare a Palazzo Chigi. Sul tavolo ci sono due obiettivi apparentemente divergenti: confermarsi un governo prudente, e allo stesso tempo spendere abbastanza per sollevare gli italiani dalle conseguenze della crisi di Hormuz. 

 

(...)

 

Giorgetti lamenta poi con Bruxelles «l'assurdità» di un meccanismo che concede a chi è poco sotto al tre per cento di scorporare le spese straordinarie per energia e difesa garantite dai fondi europei, e per il solo fatto di essere poco sotto i limiti di Maastricht, e non sopra. Anche su questo si sta trattando.

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresse

E poi c'è da sfruttare la coda del Recovery Plan: ci sono un paio di miliardi non spesi, altri 24 «impacchettati» in strumenti finanziari per realizzare investimenti che diversamente avrebbero dovuto essere già fermi. Parte di questi fondi serviranno a realizzare cose concretissime come gli investimenti delle Ferrovie, l'ammodernamento delle reti idriche, i posti letto per gli studenti fuorisede. Tutto fa brodo per la corsa elettorale, fosse in primavera o - e la spinta in questo senso è sempre più forte - il prossimo autunno, nella speranza che nel frattempo Hormuz torni ad essere solo un puntino lontano della carta geografica.

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE giancarlo giorgetti giorgia meloni alla parata del 2 giugno 2026 foto lapresse

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