FONTANA DI SANGUE - IL MISTERO DELLA MITRAGLIETTA SKORPION COMPRATA DA JIMMY FONTANA E USATA DALLE BRIGATE ROSSE - ACQUISTATA NEL 1971 DAL CANTANTE, HA UCCISO I DUE GIOVANI MISSINI DI ACCA LARENTIA, TARANTELLI, CONTI E RUFFILLI - NESSUNO SA SPIEGARE COME E QUANDO FINI’ NELLE MANI DELLE BR: RITROVATA NELL’88 NEL COVO MILANESE DI VIA DOGALI - IL FIGLIO DI LORENZO CONTI NON SI RASSEGNA E CHIEDE VERITA’…

Andrea Pasqualetto per il "Corriere della Sera"

Dice di non ricordare: «Sono passati quarant'anni, e come potrei?». Dice che il caso ci ha messo lo zampino: «Fatalmente quella mitraglietta di cui ero possessore è diventata un'arma delle Brigate Rosse, ma io cosa ne potevo sapere?». E, seccato, prova a ironizzare su se stesso: «Evidentemente sono stato un brigatista».

Il settantanovenne Enrico Sbriccoli, in arte Jimmy Fontana, celebre cantante degli anni Sessanta, non vorrebbe parlare della mitraglietta Skorpion. Una vecchia storia di terrorismo, di omicidi e, appunto, di questa Cz 61 Skorpion calibro 7.65 che lui acquistò regolarmente nel febbraio del 1971 e che venne ritrovata il 15 giugno del 1988 nel covo brigatista milanese di via Dogali.

Un'arma sanguinaria. Secondo la perizia degli inquirenti dell'epoca fece fuoco in modo letale almeno cinque volte: il 7 gennaio 1978 uccise due giovani missini all'uscita della sede del partito di via Acca Larentia; il 27 marzo 1985 crivellò l'economista Ezio Tarantelli a pochi passi dall'aula universitaria della Sapienza dove aveva appena tenuto una lezione; il 10 febbraio 1986 fu la volta dell'ex sindaco di Firenze Lando Conti, fulminato in auto con 17 colpi nel capoluogo toscano; infine, il 16 aprile 1988, lo stesso grilletto venne premuto contro il senatore democristiano Roberto Ruffilli, a pochi passi dalla sua casa di Forlì.

Cinque delitti, una sola arma. Le rivendicazioni firmate, nel primo caso, dai Nuclei armati di contropotere territoriale, negli altri dalle Brigate Rosse Partito comunista combattente.
Insomma, il destino ha voluto che la 7.65 di Jimmy Fontana diventasse una delle più micidiali bocche di fuoco degli anni di piombo. Com'è potuta accadere una cosa del genere?

Se lo chiede soprattutto il figlio di una di quelle vittime, il fiorentino Lorenzo Conti, di fronte all'impunità degli assassini di suo padre e alla sola certezza che ha in mano: l'origine dell'arma del delitto, cioè l'uomo che ne fu proprietario dieci anni prima, il cantautore Jimmy Fontana. Come può essere dunque finita nelle mani dei brigatisti? Conti ha girato l'interrogativo ai presidenti di Camera e Senato, al ministro della Giustizia e alla procura di Roma, dopo che il sottosegretario all'Interno, Carlo De Stefano, ha fornito delle risposte per lui insoddisfacenti, come ha scritto ieri il Fatto Quotidiano.

Oggi Jimmy Fontana non ricorda ma a suo tempo, nel 1979, agli investigatori della Digos di Roma qualcosa disse, dopo aver raccontato della sua passione per le armi: «La mitraglietta l'ho venduta ad Antonio Cetroli, assieme a una pistola Star 7.63, in cambio di un assegno di 200 mila lire». Cetroli era un funzionario di polizia del commissariato capitolino del Tuscolano. La vendita sarebbe avvenuta in un'armeria, la Bonvicini di Roma.

La titolare del negozio ha confermato parzialmente il fatto, precisando di aver solo messo in contatto le due parti e di non sapere altro. Mentre il commissario Cetroli, interrogato nel 1988 dal pm di Firenze, smentì l'acquisto: «Ho rifiutato la Skorpion dopo aver appreso che era stata classificata come arma da guerra». Conti non ci sta: «Se non avrò risposte da Camera e Senato denuncerò lo Stato italiano. Perché nessuno è mai stato indagato per questa vicenda?». Lo riconosce anche Jimmy Fontana, per affermare la sua innocenza: «Sia chiaro che non ho mai avuto alcun problema di giustizia per quell'arma».

 

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