IL MONDO AL CONTRARIO DI TRUMP: PER LUI LA GUERRA IN IRAQ E' STATA UN SUCCESSO - DOPO 23 ANNI, IL PENTAGONO RIPORTA A CASA GLI ULTIMI SOLDATI USA DISPIEGATI A BAGHDAD E IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO ESULTA: "L'ISIS È STATO ANNIENTATO" - MA LA GUERRA NON È STATA UN SUCCESSO: DURANTE IL CONFLITTO, SCATENATO DA BUSH DOPO L'11 SETTEMBRE, 5 MILA MILITARI HANNO PERSO LA VITA (TRA CUI 33 ITALIANI). 35 MILA I FERITI. UN MILIONE LE VITTIME CIVILI E 1.750 I MILIARDI SPESI DURANTE LA GUERRA - COME IN AFGHANISTAN, LO SFORZO E' STATO INUTILE, VISTO CHE ANCORA OGGI IN IRAQ I CITTADINI CELEBRANO I "MARTIRI IRANIANI" UCCISI DAGLI USA - LA PROVETTA AGITATA, NEL 2003, DAL SEGRETARIO DI STATO COLIN POWELL ALL'ONU CON L'OBIETTIVO DI CONVINCERE IL MONDO CHE SADDAM HUSSEIN FOSSE A BUON PUNTO PER REALIZZARE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA...
Estratto dell'articolo di Gianni Riotta per "la Repubblica"
1.750 miliardi di dollari perduti, circa 5mila morti, 35mila feriti, migliaia di suicidi per stress tra i militari Usa, decine di morti fra gli alleati, inclusi 33 italiani, 19 caduti a Nassiriya, fino a un milione di vittime stimate sommando esercito iracheno, ribelli sciiti, terroristi Isis, milizie pro-Iran, civili:
il primo maggio 2003, dalla portaerei Lincoln il presidente americano George W. Bush proclamò orgoglioso "Mission Accomplished", un successo l'invasione in Iraq, ma in queste ore il Pentagono evacua gli ultimi soldati, dopo un quarto di secolo di sconfitte. [...]
qassem soleimani durante la guerra iran iraq
Washington ha sbarrato la formidabile base militare di Erbil, squilli mesti di tromba ed ammainabandiera. Gli ordini firmati dall'anziano presidente Joe Biden scattano in piena guerra con l'Iran e solo il presidente Donald Trump resta entusiasta del nuovo premier Ali al-Zaidi, giovane e affascinante, sia pur alla testa di una banca accusata di traffici illeciti con gli ayatollah.
Zaidi giurava che le milizie sciite avrebbero consegnato le armi senza problemi, impresa che a Sadr City, roccaforte di Hadi al-Amiri, si rileva impossibile. Pur di cacciare gli odiati yankee i reparti paramilitari hanno appoggiato Zaidi, ora gli volgono le spalle.
I capi di Kata'ib Sayyid al-Shuhada, terroristi al soldo dell'Iran, proclamano «Niente disarmo, via gli Stati Uniti, indipendenza irachena e armi iraniane». All'incrocio fra al Rashid e al Mutanabbi, l'antico mercato dei libri, i manifesti celebrano l'ayatollah Khomeini e il «martire Khamenei», ucciso nei raid Usa.
Il Pentagono registra 600 attacchi ostili, rapimenti, ricatti, sabotaggi, droni e razzi sui Paesi vicini, Arabia Saudita inclusa. Un'app dell'ambasciata Usa lancia allarmi quotidiani, i cronisti e i contractors si barricano in hotel.
COLIN POWELL MOSTRA ALL'ONU LE (FINTE) ARMI CHIMICHE DI SADDAM
Il segretario di Stato Colin Powell provò, invano, provetta in pugno, a persuadere l'Onu sulle armi di sterminio di massa del dittatore Saddam Hussein, l'inviata del New York Times Judith Miller spiegava in prima dove erano nascoste, una formidabile operazione di intelligence e guerra psicologica travolse tutti nel caos.
I falchi del ministro Rumsfeld, con il consigliere Wolfowitz a vantarsi che «gli uomini vogliono occupare l'Iraq, i veri uomini l'Iran», ignorarono il monito del saggio generale Shinseki, «Per far cadere Saddam ci servono centomila uomini, per pacificarlo un milione». Illusi dai commandos che liberarono nel 2001 Kabul dai talebani, ignorarono l'accorato appello dell'ambasciatore italiano Pietro Cordone, ministro della Cultura nel governo di coalizione:
«Sciogliere l'esercito e cacciare gli ufficiali legati a Saddam conduce al disastro». Cordone stesso vide la sua auto mitragliata e né il cerebrale luogotenente Paul Bremer, amico di Henry Kissinger, con gli anfibi e il blazer blu, né il bonario generale Jay Garner in sneaker, dissolsero l'odio nazionalista. [...]
Il presidente Barack Obama, arrivato al Senato e alla Casa Bianca sull'onda del No alla guerra, non seppe, con il suo attendismo cerebrale, risolvere la palude di Baghdad o lo stallo delle giogaie in Afghanistan, e il terrore di uno scacco, nel 2014, lo piegò agli appelli di Papa Bergoglio e del parlamento britannico, restando inerte davanti ai gas tossici degli Assad in Siria, spalleggiati dal Cremlino.
Ho il ricordo di una notte di pattugliamento con i Rangers, a Baghdad, poco dopo la caduta della città, i giovani ufficiali già certi che, fuori dalla "zona verde" del centro, i ribelli non si sarebbero piegati. Il capitano Andrew Exum, poi sottosegretario a Washington, bofonchiava la morale che avrebbe incluso nelle amare memorie This Man's Army: «I vertici militari non guardano i fatti, Face Facts!». [...]
joe biden mentre bush firma per la guerra in iraq
attacco all'ambasciata usa a baghdad 14



