valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

“AL CEFALÙ, IL RISTORANTE DI LAVITOLA, GIÀ NEGLI ANNI SCORSI SI DICEVA CHE FOSSE ALTA LA FREQUENZA DI ‘BARBE FINTE’. LE SPIE VENGONO DAL SEMIFREDDO?” - MASNERI SUL “FOGLIO”: "IL PRESUNTO ATTENTATO ARCHITETTATO DA VALTER LAVITOLA ALL’AMICO INDAGATORE SIGFRIDO RANUCCI PER RENDERLO QUASI-VITTIMA E CANDIDABILE ALLE PIÙ ALTE CARICHE REPUBBLICANE DIMOSTRA CHE L’UNICA COSA SERIA IN ITALIA È LA RISTORAZIONE. IL CENTRO DI TUTTO È IL “CEFALÙ BISTRÒ” DI LAVITOLA" - LA TESTIMONIANZA: “ERA UN’ESPERIENZA ANNI '80 TRA IL COCKTAIL DI SCAMPI E I RICORDI DI VALTERINO CON CRAXI E BERLUSCONI. E POI TI RACCONTAVA I TRASCORSI A POGGIOREALE. ERA MOLTO ISTRIONICO, E SI CAPIVA CHE ANDARE LÌ ERA UN PO’ RISCHIOSO, E L’IDEA DI AFFIDARSI A LAVITOLA PER DIVENTARE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SUONA PROPRIO DA MATTI...”

Michele Masneri per “il Foglio” - Estratti

 

Walter Lavitola nel suo ristorante Cefalu 22

 Spie, speculatori, faccendieri. Bombaroli e cialtroni. E tanti tanti carboidrati. Per qualche motivo non c’è storia, scandalo, avventura che in Italia non includa un ristorante. Se nelle vicende thriller americane e inglesi e forse anche francesi ci si butta da aerei, si sgomma su automobili, e magari si finisce a letto con delle spie, qua si conclude sempre e immancabilmente con le gambe sotto il tavolo.

 

E così ecco la “bomba d’amore”, definizione molto evocativa data da Vittorio Feltri al presunto attentato architettato dal Valter Lavitola, faccendiere e ristoratore, all’amico indagatore Sigfrido Ranucci.

 

Il Lavitola adesso nega, recisamente: “se questo stronzo dice di avere anche un minimo dubbio sul fatto che possa essere stato io, vado lì dove si trova e gli sputo in faccia”, ha detto a Domani.

Che sia bomba d’amore o di disamore, comunque è una stranissima storia estiva oltre che bomba: al paladino dell’investigazione civile di Report sarebbe toccato in sorte, secondo i magistrati, un grande amico che scoppia di amicizia, e per sopracciò gli piazza l’ordigno.

 

lavitola ranucci

Da solo o insieme all’aiutante camerunense, “quasi figlioccio”, dal nome molto verdoniano di Gomes Clesio Tavares, già bodyguard di neomelodici tra cui la bombastica Rita De Crescenzo (!). E all’insaputa del bombardato, sotto casa sua, in località Campo Ascolano, frazione di Pomezia.

 

Disegno di menti raffinatissime? Italiane e/o camerunensi? Per renderlo quasi-vittima e quindi candidabile alle più alte cariche repubblicane.

 

“Tu diventerai presidente del Consiglio e io sarò il tuo Gianni Letta”, avrebbe detto. Con tanto di sondaggi alla mano. Mah. La “bomba d’amore” non va confusa poi col “love bombing”, quella tecnica per cui si travolge la vittima amorosa d’attenzioni, né con la specialità calabrese, una salsa al peperoncino, vista l’attività ristorativa del Lavitola; ma potrebbe essere pure un aperitivo o appetizer, la “bomba all’Ascolana” (con oliva); dal luogo dell’attentato.

Walter Lavitola nel suo ristorante Cefalu 21

 

O anche, volendo, dessert, nella dizione magari di “la nostra bomba d’amore”, come usa oggi, col possessivo alimentare, come “il nostro tortino di cioccolato dal cuore caldo”, anche se, visti i trascorsi socialisti del Lavitola, corrono subito alla memoria piuttosto gli spot dei Broncoviz, per l’indimenticabile Rai Tre delle nostre infanzie, con “l’Antica Segreteria del Corso”, i “fragranti Ligresti al caffè”, “l’appaltato al caffè”, ma qui sarebbe piuttosto l’attentato, al caffè).

 

Forse perché come si teorizzava nel seminale Boris, di nuovo l’unica cosa seria in Italia è la ristorazione, qui il centro di tutto è ovviamente il “Cefalù Bistrò” del Lavitola, uomo dalle mille incarnazioni, editore dell’Avanti, giornalista, imprenditore tra l’Italia e il Sudamerica, imprenditore in utroque, avrebbe detto Gadda. Specializzato nel pesce, nell’ittica, e in traffici di piccolo e grande cabotaggio, emergendo e inabissandosi a intervalli regolari nelle acque melmose della prima, seconda e terza repubblica.

 

Prima ci fu la storia della compravendita dei senatori per far cadere il governo Prodi nel 2006, poi la casa di Montecarlo di Fini. Venne indagato, ricercato, non trovato: “Mi trovo in Bulgaria per contatti con potenziali distributori di pesce congelato”, disse. Cherchez le poisson. Rientrò in Italia nel 2012, si consegnò, venne arrestato. Nel 2014 fu infine condannato. E adesso riemerge con l’ordigno.

Il ristorante Cefalu di Lavitola

 

Una cosa però rimane stabile, nella sua biografia: il pesce. Ecco dunque il “Cefalù Bistrò” (anche pescheria), il suo ristorante collocato lassù nella splendida cornice di Monteverde Vecchio, dalle parti degli araldici villini delle intellighenzie nannimorettiane, e in un’area ad alta densità gourmet, e anche alla ottima gelateria Otaleg. Lì il Lavitola officiava, col Ranucci suo amico spesso e volentieri attovagliato. Il ristorantino-pescheria, dotato di dehors, seggioline bianche e insegna blu, ha buone recensioni, 3,9 su Tripadvisor, “c’è anche la possibilità di acquistare il pesce fresco per cucinarlo e gustarlo a casa”, scrive un Fabrizio C., “in quel caso fatevi sempre consigliare dal responsabile che ha sempre un trucco da darti per rendere il piatto veramente gourmet”.

 

E chissà quali sono i piatti preferiti da Ranucci; intanto pare che in molti ci andassero, al bistrot la vitoliano, si è autodenunciato pure Paolo Mieli, ma basta qualche telefonata per verificare: ci andavano veramente in tanti. “Ma come, non ci sei mai stato?”. Ce n'è abbastanza per farsi venire la Fomo lavitoliana. Ma come, ero solo io a non frequentare il Cefalù? Forse perché prima di arrivare a Monteverde fai prima ad andare a Milano.

I piatti del ristorante Cefalu di Lavitola 33

 

Così un collega giornalista mi dice “certo, attraversavamo anche la città, era un’impresa, per andare al Cefalù. Ma c’erano ottime materie prime, prezzi bassi, cibo molto anni Ottanta, roba tipo il cocktail di scampi. Lui al momento di ordinare faceva un po’ lo show. Diceva che in fondo si sentiva pure lui giornalista, quindi gli piaceva chiacchierare con altri colleghi”.

 

Conferma altra stimatissima amica: “era tutta un’esperienza, anzi come dicono oggi experience, anni Ottanta, tra il cocktail di scampi e i suoi ricordi con Craxi e Berlusconi. E poi ti raccontava i trascorsi a Poggioreale. Diceva che aveva pagato per i suoi errori. Era molto istrionico, e si capiva che andare lì era un po’ rischioso, e l’idea di affidarsi a Valterino per diventare presidente del Consiglio suona proprio da matti”.

 

Certo, l’idea del bombarolo-maître seppur a prezzi calmierati per i cronisti è affascinante, potrebbe essere un format, forse da sottoporre anche agli autori della prossima stagione di Quattro ristoranti, e ci si immagina Alessandro Borghese: “Ristoratori, ora prepariamoci a dare i voti per decidere chi sarà il Miglior ristorante della tradizione scandalistica all’italiana”.

 

I piatti del ristorante Cefalu di Lavitola 32

E chissà adesso che succederà, però certo non ci eravamo ancora riavuti dall’altro grande caso alimentare 2026, quello della Bisteccheria di Delmastro, di cui non si è saputo peraltro più nulla, quell’avamposto sulla Tuscolana dove il sottosegretario con delega alle carceri si fermava volentieri e volentieri investiva, insieme si diceva alla camorra, e nello specifico il clan Senese, da non confondere con la cinta, senese. Però appena uscito di Rebibbia il prode ex sindaco Gianni Alemanno non si è fermato lì a cena, preferendo recarsi invece col generalissimo Vannacci in un ristorante di specialità sarde, da tutt’altra parte, a Roma Nord. E di nuovo, ristorante di pesce.

 

Pesce o carne, mari e monti, siamo nell’ambito dei minimi sistemi, tipo inchiesta “slip o boxer”, d’antan, però un po’ queste sciocchezze spiegano anche come cambia il costume (non da bagno). Si era infatti pronti tutti a decretare la fine, del ristorante di pesce, un tempo status symbol proprio anni Ottanta, specie se lussuoso, di quelli con l’aragostona che sguazza nell’acquario all’entrata, sinonimo ed epitome di riccanza talvolta sospetta. 

 

VALTER LAVITOLA AL TG1

Il 23 dicembre 2020, in pieno lockdown, l’ex premier Matteo Renzi fu scovato a conferire all’autogrill di Fiano Romano con Marco Mancini (dirigente dei servizi segreti, capo del DIS, che sovraintende all’AISI, da non confondere con l’AIS-Associazione italiana sommelier).

 

Si difesero: lo 007 doveva consegnare a Renzi i “babbi” cioè dei tipici wafer romagnoli, come lui, all’ex premier. Il video è stato poi mandato in onda proprio dal Report ranucciano in una delle puntate più viste della serie, dal titolo “Babbi e spie” (notevole, il titolo).

 

valter lavitola e sigfrido ranucci - vignetta by osho

E ci si chiede peraltro se in giro, al Cefalù e per strada, ci siano per l’appunto più babbi, o più spie. Ma al Cefalù, già negli anni scorsi si diceva che alta fosse la frequenza di “barbe finte”. Cliché? Luogo comune?

 

(...)

Ma in un catalogo estivo del magna magna non possono mancare, di nuovo, le spie. 

(...)

 

Ed è qui, su questo dato, sulla sicurezza nazionale legata a primo, secondo e caffè, che ripiombiamo nell’immaginario da commedia all’italiana, o a film come “Le spie vengono dal semifreddo”, capolavoro del 1966 con Franco e Ciccio in quel genere di remake trash che andavano tanto di moda all’epoca. Però la bomba d’amore, ecco, quella non sarebbe venuta in mente nemmeno a loro.

VALTER LAVITOLAvalter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a romaVALTER LAVITOLAvalter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a romavalter lavitolaVALTER LAVITOLA AL TG1

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