raggi immondizia

RELAZIONI SINDACALI ALL’AMATRICIANA – A ROMA I NETTURBINI GUADAGNANO DI PIU’ E LAVORANO DI MENO, CON LA BENEDIZIONE DELLA GIUNTA RAGGI – ALTRE CITTA’ PREOCCUPATE: COSI’ SALTA IL CONTRATTO NAZIONALE – I SINDACATI BRINDANO

 

Jacopo Iacoboni per la Stampa

 

 virginia raggi virginia raggi

Lavorare come prima, e meno dei colleghi delle altre città, guadagnando di più: in tempi di crisi, il miracolo avviene nell' Ama della stagione M5S a Roma. Dal primo gennaio l' azienda (con soldi pubblici) corrisponde ai 7800 dipendenti l' aumento di stipendio stabilito dal nuovo contratto nazionale, ma non esige che lavorino due ore in più alla settimana e anche la domenica, com' è previsto dallo stesso contratto e avviene nel resto d' Italia.

 

I documenti dimostrano che l' Ama, che aveva voluto e difeso il contratto, sotto Natale ha cambiato linea, vantando l' appoggio del Comune azionista, di cui è sindaco Virginia Raggi, e arrendendosi ai sindacati interni. Tra questi l'Usb, che in campagna elettorale sosteneva la Raggi a colpi di battaglieri volantini interni. Le altre aziende del settore, in una riunione ad hoc svoltasi ieri, hanno definito l' intervento del Campidoglio «anomalo e improprio», frutto di una gestione politicizzata che «rischia di far saltare il contratto nazionale».

 

L' ACCORDO

 

AMA ROMAAMA ROMA

Il contratto nel settore rifiuti è stato firmato nel luglio 2016, dopo quattro anni di trattative e scioperi. Raggi si era pubblicamente vantata di aver contribuito a evitare disagi ulteriori a causa di vertenze sindacali dei netturbini. La novità principale, in cambio di 120 euro mensili in più in busta paga, è l' aumento dell' orario di lavoro da 36 a 38 ore e la distribuzione dei turni anche di domenica. «Una rivoluzione necessaria a migliorare produttività e servizio», spiega Gianfranco Grandaliano, vicepresidente di Utilitalia, l' associazione delle imprese del settore.

 

L' azienda che più ne ha bisogno è proprio l' Ama. A Roma la domenica lavora solo il 15 per cento dei dipendenti. La raccolta si blocca e i rifiuti si accumulano nelle strade per giorni. L' aumento dell' orario di lavoro - e dei dipendenti in servizio domenicale - consentirebbero di garantire il servizio senza emergenze. «Tra settembre e novembre - prosegue Grandaliano - abbiamo convocato tutte le aziende per istruirli su come gestire la novità. Procedura chiara e tempi certi: convocazione dei sindacati, ricerca di un' intesa, in caso contrario introduzione unilaterale del nuovo orario». Così si sono regolate le aziende delle principali città. Ciascuna ha definito una specifica applicazione del nuovo orario. Chi ha preso qualche settimana in più, ha anche previsto come recuperare nel 2017 le ore non lavorate a gennaio.

 

L' ECCEZIONE

 

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A Roma è successo qualcosa di strano. Ieri le aziende omologhe di altre città ne hanno discusso e hanno manifestato autentico «terrore» per le conseguenze. Il motivo è semplice: Ama da sola occupa il 20 per cento di tutti i lavoratori del settore, e se non applica il nuovo contratto rischia di farlo saltare dappertutto. I sindacati hanno immediatamente ostacolato il nuovo contratto e si capisce perché.

 

Primo: non vogliono lavorare la domenica. Secondo: se non lavorano la domenica possono reclamare «l' indennità per maggior carico di lavoro di lunedì», una voce retributiva che esiste solo all' Ama e vale quattro milioni di euro l' anno. Terzo: l' accumulo di rifiuti domenicale costringe nei giorni successivi a un ricorso massiccio agli straordinari (ogni ora costa all' azienda il 30 per cento in più). Turni, indennità e straordinari sono gestiti dai capizona, che storicamente sono delegati sindacali.

 

L' ostruzionismo dei sindacati non aveva trovato sponde nel direttore generale dell' Ama Stefano Bina, arrivato dalla Lombardia e stimato da Casaleggio e dall' assessore Massimo Colomban, l' imprenditore che aveva promesso di portare efficienza nordica nelle scassate aziende partecipate dal Campidoglio.

AMA ROMA AMA ROMA

 

CAMBIO DI ROTTA

 

Il 15 dicembre Bina avverte per iscritto i sindacati dell'«assoluta necessità di dare seguito alle reciproche obbligazioni dal primo gennaio». Dunque nessun rinvio dell' applicazione del nuovo orario a 38 ore. Ma nei giorni successivi viene scavalcato. È l' amministratrice unica Antonella Giglio (avvocato, romana, di diretta nomina della sindaca Raggi) a parlare con i sindacati e a sposare la loro linea: il nuovo orario non entra in vigore, l' aumento di paga sì.

 

La trattativa viene prolungata almeno di due mesi per approfondire imprecisate «esigenze della città». Nonché allargata ad altri temi e richieste (ulteriori soldi alla voce «produttività», non bastavano quelli del contratto nazionale?). Per ragioni tecniche (febbraio è mese di congressi sindacali, si ferma tutto) il nuovo orario di fatto non entrerà in vigore prima di aprile. Perché Roma sguazza mentre altrove i netturbini fanno sacrifici?

 

MASSIMO  COLOMBANMASSIMO COLOMBAN

I CONTI

 

All' Ama (quindi all' azionista Comune, quindi ai cittadini attraverso la tassa rifiuti) il ritardo nell' applicazione del nuovo orario di lavoro costa almeno un milione di euro al mese, tra retribuzioni e straordinari. Possibili ricorsi per danno erariale. E si apre anche una questione politica che investe la giunta Raggi: l' assessore alle partecipate Colomban, che prometteva tagli e efficienza, era informato che il Comune patrocinava un accordo in senso contrario? La sindaca ha avuto un ruolo? E perché il vertice dell' Ama, in assenza di atti formali del Comune, cita come decisivo, in una questione organizzativa, l' intervento del Campidoglio, che non ha titolo diretto?

 

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