SE LO DICE QUEL LECCHINO DI MARK RUTTE, SIAMO TRANQUILLI – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO PROVA A RASSICURARE GLI ALLEATI: “NON C’È UNA MINACCIA IMMINENTE SUL TERRITORIO DELLA NATO, DOBBIAMO MANTENERE LA CALMA E NON PRENDERE SUL SERIO LE MINACCE DI PUTIN, CHE SA CHE NON POTREBBE MAI VINCERE CONTRO DI NOI” – LO VADA A DIRE AI PAESI BALTICI E ALLA POLONIA, CHE OGNI GIORNO VENGONO PROVOCATE DA ATTACCHI IBRIDI, MINACCE NUCLEARI…
Estratto dell’articolo di Marco Bresolin per "la Stampa"
«Non c'è una minaccia imminente sul territorio della Nato». All'indomani degli allarmi provocati dalla lettera che la Russia ha spedito alla Nato – minacciando l'uso di armi nucleari in risposta alle esercitazioni dell'Alleanza ai confini dell'exclave di Kaliningrad – è il segretario generale Mark Rutte a gettare acqua sul fuoco.
L'ex premier olandese ieri mattina si è confrontato a colazione con gli ambasciatori dei 27 Stati membri Ue in una riunione per fare il punto sulle recenti minacce ibride, oltre che sull'attuazione dei piani europei per aumentare le spese militari.
vladimir putin concentrato vota al computer 3
Il suo messaggio – espresso poi al "Defence and Space Summit", organizzato a Bruxelles da Euronews – è stato molto chiaro: «Il modo migliore per affrontare questa situazione è mantenere la calma» ha aggiunto, spiegando «non prendere sul serio» le recenti minacce di Putin perché «lui sa che non potrebbe mai vincere contro la Nato». E in ogni caso, «siamo pronti a rispondere, difendendo ogni centimetro quadrato del nostro territorio».
Ma le provocazioni sul fronte diplomatico non si fermano. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zaharova, ha avvertito che gli impianti che producono armi per Kiev, «anche quelli fuori dal territorio ucraino», sono dei potenziali obiettivi militari: «I Paesi europei sono direttamente coinvolti nel conflitto ucraino – ha detto – perché non si limitano a fornire aiuti, ma aprono stabilimenti e creano joint venture per la produzione di armi. Questo non fa altro che ritardare la risoluzione del conflitto».
Nonostante gli episodi delle ultime settimane e l'escalation nei toni, secondo il segretario generale, l'analisi del rischio attuale non è cambiata rispetto ai mesi scorsi.
«Se non volete credere a me – ha detto nel corso di un'intervista – sentite i politici lettoni o estoni. Loro stessi dicono che saremmo i primi a essere avvisati in caso di una minaccia grave, ma a oggi il loro messaggio è: smettetela di preoccuparvi».
[…] In Europa, anche tra gli stessi leader, convivono visioni diverse sull'atteggiamento da tenere. C'è per esempio chi prende sul serio le minacce, anche quelle nucleari, ma sostiene la necessità di fornire una risposta diversa, concentrando gli sforzi sul piano diplomatico piuttosto che sul sostegno militare a Kiev. Uno di questi è il primo ministro bulgaro, Rumen Radev.
C'era anche lui ieri al "Defence and Space Summit", ma il suo messaggio è stato in controtendenza con la maggior parte dei partecipanti. «C'è un limite alla fornitura di armi all'Ucraina perché la pace definitiva si raggiungerà attraverso la diplomazia, non con la fornitura di armi. Dobbiamo ascoltarci di più a vicenda, aprire i canali di comunicazione». Per il capo del governo bulgaro «nessuno si interroga realmente sul rischio nucleare: esiste? Forse no, io non lo so. Ma è un rischio. Dobbiamo sempre pensare allo scenario peggiore e chiederci: siamo preparati?».
[…]
Matthew Whitaker, ambasciatore Usa presso l'Alleanza atlantica, ha sottolineato l'importanza delle indagini per attribuire con certezza le responsabilità degli episodi di guerra ibrida e ha ricordato che «l'articolo 5 (della Nato, ndr) è intenzionalmente molto vago» e comunque «richiede un consenso di tutti e 32» i membri Nato.
Piuttosto, gli Usa insistono affinché gli alleati europei aumentino le spese militari. Il rapporto presentato ieri dall'Agenzia europea per la Difesa dice che la spesa ha toccato la cifra record di 418 miliardi di euro nel 2025, pari al 2,2% del Pil, e che nel 2029 dovrebbe raggiungere i 547 miliardi. Ma, secondo il report, ci sono ancora «gravi lacune» e dunque, a questo ritmo, c'è il rischio di non raggiungere gli obiettivi che l'Ue si è fissata per il 2030.

mark rutte - recep tayyip erdogan - vertice nato di ankara - foto lapresse



