“LA SINISTRA NON HA UN LEADER RICONOSCIBILE E RICONOSCIUTO” – LA SINDACA DI GENOVA SILVIA SALIS PRENDE A CEFFONI ELLY SCHLEIN (“SE IL PD FOSSE STATO PIÙ INCLUSIVO E AVESSE CONTENUTO LE TENSIONI INTERNE, OGGI STAREBBE AL 30 PER CENTO”) E METTE IL DITONE NELLE PIAGHE DEL CENTROSINISTRA: “NEI DECENNI HA ELABORATO ANTICORPI POTENTISSIMI CONTRO LA VITTORIA. C’È FASTIDIO VERSO LA FIGURA DEL LEADER. E C’È IL MECCANISMO PERVERSO DI DOVER ABBATTERE LE PECULIARITÀ DI OGNI PARTITO PER TENERE INSIEME TUTTI" – IL NO ALLE PRIMARIE (“SI RISCHIA UNA GUERRA CIVILE AI GAZEBO”) E L’IPOTESI DI DIVENTARE LA FEDERATRICE DEL CENTROSINISTRA: “SONO STATA ELETTA PER GOVERNARE GENOVA. IO PREMIER? SONO INCARICHI PER CUI BISOGNA ESSERE PREPARATI. E DEVE ESSERE IL MOMENTO GIUSTO. QUINDI EVITO LE RISPOSTE ASSOLUTE” - P.S. DI RECENTE, D’ALEMA È PASSATO A GENOVA A CONOSCERE LA SINDACA SALIS. E "BAFFINO" NON È MAI STATO UNO CHE FA COSE A CASO…
Claudio Bozza per 7 - https://www.corriere.it/sette/26_ottobre_16/silvia-salis-intervista-46d25ad9-61a5-4374-bfdc-024ae1bbaxlk.shtml - Estratti
Fuori dalle finestre di casa, il mare è così vicino che sembra entrare nelle stanze. Basta scendere pochi gradini e tuffarsi. È domenica, Silvia Salis prova a tirare il fiato. Anche se all’ingresso trovi subito un mega tapis roulant che segna i dieci chilometri appena percorsi. «In tanti vedono in me una donna alta un metro e ottanta, bionda, ex atleta olimpica», confessa la sindaca di Genova. «Qualcuno può pensare che io sia invincibile, ma non lo sono affatto. Ho sofferto e, per avere Eugenio, il nostro bambino, sono dovuta ricorrere alla fecondazione assistita».
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Ha vinto, sostenuta da tutto il Campo largo. Perché il centrosinistra, invece, fatica a vincere a livello nazionale?
«Perché nei decenni ha elaborato anticorpi potentissimi contro la vittoria. C’è fastidio verso la figura del leader. E c’è il meccanismo perverso di dover abbattere le peculiarità di ogni partito per tenere insieme tutti. E quasi l’idea che il concetto stesso di vittoria sia qualcosa di destra».
Lei, invece, quando Bonelli e Fratoianni di Avs vennero a sostenerla per primi a Genova, disse subito: «Vinceremo al primo turno».
«Sì. E quella frase suscitò parecchi dubbi. Avevamo una coalizione che andava da Azione ai Cinque Stelle: perché avremmo dovuto pensare di non farcela? Bisogna darsi il permesso di vincere».
Nel libro scrive che alla sinistra manca un leader riconoscibile, mentre la destra ne ha una: Giorgia Meloni.
«Manca un leader riconosciuto del centrosinistra. E manca una cultura del leader. Ci sono molte persone che pensano di poter fare quel lavoro, ma siccome non si mettono d’accordo, allora si decide di aprire una competizione interna.
silvia salis in versione barbie operaia - meme by usbergo
Io non sono contraria alle primarie in assoluto. Ma ricordo una recente intervista sul Corriere di Aldo Cazzullo a Massimo D’Alema: raccontava di un partito nel quale si discuteva, c’era un organo di direzione politica, composto da più anime, ma forte, e alla fine usciva una decisione. Come quando Berlinguer comunicò appunto a D’Alema: “La direzione del partito ha deciso che farai il segretario della Fgci”».
Sta dicendo che Elly Schlein non è ancora la leader dell’alternativa?
«Non sto dicendo questo. Elly ha legittime ambizioni. Così come Giuseppe Conte, che ha già fatto il premier due volte, pur avendo dieci punti in meno del Pd. E poi ci sono il mondo riformista e quello di Avs, che hanno il diritto di riconoscersi in una leadership. A destra il partito principale, Fratelli d’Italia, ha cannibalizzato gli altri. Noi, invece, abbiamo frammentato il Partito democratico. Se il Pd fosse stato più inclusivo e avesse contenuto le tensioni interne, oggi sarebbe un partito che non avrebbe problemi a stare al 30 per cento».
Perché nel libro non cita mai i nomi di Schlein, Conte, Renzi, Meloni?
«È stata una scelta. Sono la sindaca di una città e i leader nazionali mi consentono di governare. Questo libro vuole raccontare una storia che è politica, ma non è un regolamento di conti. È la storia di una bambina, figlia di un operaio e di una dipendente comunale, cresciuta in una casa di sessanta metri quadrati, in affitto, accanto a un campo di atletica. Una bambina che, passo dopo passo, ha realizzato i suoi obiettivi».
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Il libro s’intitola: È già domani. Che cosa non vuole più rimandare?
«Io non rimando le cose. Preferisco farle».
A proposito di «domani»: lei dice no alle primarie, ma non ha mai chiuso del tutto la porta a una candidatura diretta a premier, se tutti i leader del Campo largo glielo chiedessero. Come a Genova, insomma.
«Io ho detto “no” a tutto. Ho un incarico, sono stata eletta per governare Genova. Farò campagna elettorale per il centrosinistra, senza sosta. Ma da sindaca».
Perché un «no» così netto alle primarie?
«Perché se una coalizione non possiede già una direzione condivisa, si rischia una guerra civile ai gazebo. Le primarie sono uno strumento popolare e per questo vanno difese. Ma in questo caso potrebbero soltanto radicalizzare gli elettorati, che poi farebbero più fatica a votare alle elezioni vere un candidato diverso dal proprio».
E allora chi deve scegliere il candidato premier?
«I capi politici del centrosinistra, in una stanza. Così funzionavano i partiti che funzionavano. Non mi risulta che in Fratelli d’Italia qualcuno metta in discussione la leadership di Giorgia Meloni. E anche quando discutono, da quelle stanze non escono spifferi».
Che pensa di Meloni?
«Ne rispetto il percorso. Lo sport ti insegna a rispettare l’avversario, non soltanto per educazione. Perché se dici che il tuo avversario è un fesso e poi perdi, sei un doppio fesso. Rispettare l’avversario qualifica il tuo valore».
Le tre donne del suo pantheon politico?
«Rimaniamo in Italia: Nilde Iotti, Roberta Pinotti e, perché no, Lilli Gruber. La ammiro molto».
Lei usa apertamente la parola «genocidio» per Gaza. Riformista e pro-Pal: non teme che per qualcuno sia una contraddizione?
«Non sono due elementi in contrasto. Io sono riformista, ma soprattutto progressista. Vediamo migliaia di bambini uccisi e straziati da israeliani e coloni: è impossibile voltarsi dall’altra parte e non sostenere la causa palestinese. E Meloni, per il suo posizionamento internazionale, non può permettersi di prendere posizioni drastiche contro Netanyahu».
Ucraina: il governo italiano deve continuare il sostegno militare?
«Se fossi una mamma che vive a Kiev, penserei che tutti ci debbano sostenere. Dobbiamo rimanere allineati alla posizione europea, che però dovrebbe essere più incisiva. Aspettiamo tutti con ansia il giorno in cui vedremo sui titoli dei giornali che la diplomazia internazionale ha sostituito il ricorso alle armi e alla guerra».
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E la presidente del Consiglio, vorrebbe farla?
«Sono incarichi per cui bisogna essere preparati. E deve essere il momento giusto. Anche quando ero atleta mi chiedevano se avrei voluto vincere le Olimpiadi: chi risponderebbe “no”? Quindi evito le risposte assolute».
Se, per ipotesi, fosse premier, quale sarebbe la prima misura?
«Finanzierei un servizio gratuito ed efficiente di nido e scuola materna, da zero a sei anni. Sarebbe un aiuto vitale per tutte le donne e per le famiglie».
P.S. Di recente, in Comune a Genova, un certo Massimo D’Alema è passato a conoscere la sindaca Salis. E l’ex premier non è mai stato uno che fa cose a caso…
SILVIA SALIS CON LA DJ NOVAH
SILVIA SALIS ELLY SCHLEIN FESTA UNITA GENOVA
SILVIA SALIS ELLY SCHLEIN FESTA UNITA GENOVA
sindaca di genova silvia salis davanti allo striscione qui nessuno straniero
silvia salis
silvia salis 3
fabio fazio silvia salis




