EU-GENIO RITRAVAGLIATO! - LA SENTENZA CITATA DA SCALFARI CONTRO LE INTERCETTAZIONI TRA MANCINO E NAPOLITANO RIGUARDA IN REALTA’ LE SCOPATE A PAGAMENTO NEI CESSI DI UNA DISCOTECA, RIPRESE DA MICROSPIE E TELECAMERE - TRAVAGLIO IN LIBIDINE: “IL CONTESTO PARREBBE ESCLUDERE UNA SIA PUR MINIMA ATTINENZA CON GLI STILI DI VITA DI NAPOLITANO E DI MANCINO…” - PAURA EH? “IN QUELLE DUE TELEFONATE C'È QUALCOSA CHE NOI NON SAPPIAMO E NON DOBBIAMO SAPERE?”…

Marco Travaglio per il "Fatto quotidiano"

Giustamente Eugenio Scalfari si è risentito per la sanguinosa calunnia del pm Antonio Ingroia, che dice di perdonargli le inesattezze giuridiche sul caso Napolitano-Mancino in quanto "non è laureato in giurisprudenza". Ma come, ribatte Scalfari, "mi sono laureato in Giurisprudenza nel 1946 con il voto di 100 e lode"! Ora però quella laurea, risalente peraltro a prima della Costituzione, rischia di diventare un'aggravante.

Perchè, nella jungla di norme e normette citate da Scalfari a sostegno della sua bizzarra concezione della legge sulle intercettazioni e dell'immunità presidenziale, c'è una sentenza della Consulta che, a suo dire, taglia la testa al toro e sancisce una volta per tutte il "gravissimo illecito" commesso dagli inquirenti di Palermo intercettando, sul telefono di Mancino, due conversazioni con Napolitano: la sentenza n.135 del 24 aprile 2002. Siamo andati a leggerla e abbiamo scoperto un sacco di cosette interessanti.

Intanto, fra i membri di quella Corte, c'era Gustavo Zagrebelsky, editorialista di Repubblica, a cui il Fondatore avrebbe potuto chiedere un aiutino prima dell'incauta citazione e della conseguente figuraccia. Già, perchè la sentenza in questione riguarda il caso di una discoteca di Alba (Cuneo), in cui furono nascoste dagli inquirenti alcune microspie e telecamere per immortalare "i rapporti sessuali tra i clienti e le ballerine dell'esercizio". Dopodichè "il gestore del locale fu sottoposto ad arresti domiciliari" per "favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione".

Ne nacque un'intricata controversia giuridica fra i vari magistrati interessati al caso a proposito di chi dovesse autorizzare le telecamere, visto che la saletta dove si svolgevano i convegni carnali era un "luogo di privata dimora". Bastava l'autorizzazione del pm, come dice una corrente giurisprudenziale e com'era avvenuto in quel caso; oppure occorreva quella del gip, come ritengono altri giuristi; o ancora le "riprese visive ai fini di indagine in luoghi di privata dimora" vanno "escluse in radice dal principio di inviolabilità del domicilio", come opinano altri?

E, se basta l'ok del pm, non è incostituzionale la legge sulle intercettazioni che garantisce la privacy dei cittadini molto più per intrusioni meno invasive, come i controlli telefonici e ambientali, che per quelle più invasive come le videoriprese? La Consulta, nella sentenza firmata dal presidente Cesare Ruperto e dal giudice Giovanni Maria Flick, concludeva che la questione di incostituzionalità sollevata dal gip di Alba era "non fondata e veniva rigettata", a tutto scapito del povero proprietario della discoteca.

Abbiamo cercato col lanternino, nelle sei pagine della sentenza, un sia pur minimo accenno alla prerogative del Capo dello Stato invocate da Scalfari, ma purtroppo invano. Anche perchè il contesto della disco, della lap dance e delle cene eleganti con allegri dopocena parrebbe più confacente a un'altra carica dello Stato, sia pur "ex".

E parrebbe escludere, anche qui "in radice", una sia pur minima attinenza con gli stili di vita di Napolitano e di Mancino (peraltro intercettati al telefono nei rispettivi domicili e non videoripresi in discoteca). Infatti il procuratore Messineo, nella sua costernata replica, fa notare pudicamente che "non sembra pertinente la citazione della sentenza Corte Costituzionale del 24 aprile 2002 n. 135 che non riguarda affatto la materia delle intercettazioni a carico di soggetti tutelati da immunità".

E, per carità di patria, evita di specificare quale materia riguarda. Resta da capire che cosa sia saltato in mente al laureato Scalfari, dottore in Giurisprudenza dal lontano 1946, di infilare fra le fonti giuridiche della sua reprimenda ai pm di Palermo un caso di sesso fra discotecari e ballerine. Ma forse, ancora una volta, vale la domanda che da qualche giorno ripetiamo inascoltati: in quelle due telefonate c'è qualcosa che noi non sappiamo e non dobbiamo sapere?

 

 

eugenio scalfari MARCO TRAVAGLIO NICOLA MANCINO E GIORGIO NAPOLITANO NICOLA MANCINO E GIORGIO NAPOLITANOLIBERTA E GIUSTIZIA GUSTAVO ZAGREBELSKY jpegGIOVANNI MARIA FLICK

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