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STALLO SUL BALLOTTAGGIO: LA LEGGE ELETTORALE SPACCA LA MAGGIORANZA E GIORGIA MELONI FINISCE NELL’ANGOLO - DEPOSITATI GLI EMENDAMENTI, L’ACCORDO TRA LA DUCETTA E GLI ALLEATI E’ SOLO SULLE PREFERENZE. COME NEVE AL SOLE, INVECE, SI E’ SCIOLTA L’IPOTESI DEL BALLOTTAGGIO. LA STRADA PIACEVA ALLA PREMIER MA SI È SCONTRATA CON IL MURO DELLA LEGA E I TIMORI DI FORZA ITALIA - L’UNICO TESTO SUL BALLOTTAGGIO È QUELLO DELL’EX PRESIDENTE DEL SENATO, MARCELLO PERA, E LA SCELTA STRATEGICA È STATA QUELLA DI PRESENTARLO DIRETTAMENTE PER L’AULA, SOTTRAENDOLO AL DIBATTITO IN COMMISSIONE, A RISCHIO STRUMENTALIZZAZIONE DA PARTE DELLE OPPOSIZIONI, SOPRATTUTTO DA PARTE DI FUTURO NAZIONALE, CHE LO CONSIDERA UNA MOSSA “ANTI VANNACCI”

Giulia Merlo per Domani - https://www.editorialedomani.it/politica/italia/legge-elettorale-ballottaggio-preferenze-emendamenti-maggioranza-divisa-rsbqlyi0

 

Il cantiere intorno alla legge elettorale è tutt’altro che concluso e la maggioranza di centrodestra si prepara a due settimane turbolente in vista dell’approdo del testo in aula fissato per il 15 settembre, dopo le forche caudine della commissione Affari costituzionali del Senato.

Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 2

 

Martedì 1° settembre è scaduto il termine e le carte sono finalmente sul tavolo con 697 emendamenti depositati. La sintesi è quella di una maggioranza in deficit di certezze, con gli alleati orientati a lasciare in mano alla premier Giorgia Meloni il cerino di una legge elettorale sempre più pasticciata.

 

L’opposizione, invece, ha trovato un minimo comune denominatore presentando compattamente gli emendamenti, decisa a sfidare il centrodestra sulle preferenze.

 

Meloni ha incassato la sottoscrizione di tre emendamenti unitari, compreso quello sulle preferenze che potrà “spendere” anche dal palco di Bari, dove venerdì festeggerà il record di aver guidato il governo più longevo della storia repubblicana. In realtà, l’emendamento prevede che si possano esprimere fino a tre preferenze per i candidati del collegio plurinominale, con esclusione del capolista, che rimane bloccato.

 

Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 3

Dunque, con un sistema proporzionale, è molto difficile che i partiti minori arrivino a eleggere più di un parlamentare per collegio. Proprio su questo darà battaglia il campo largo, che ha presentato un emendamento unitario che prevede preferenze per tutti, senza capilista bloccati.

 

Molto smussato, invece, l’emendamento sull’alternanza di genere, che non tiene presente il capolista ma solo che l’elettore possa «esprimere fino a tre preferenze in favore di candidati nel collegio plurinominale» e «queste devono riguardare candidati di sesso diverso». In questo modo difficilmente le donne di centrodestra, che avevano sollevato il problema, potranno dirsi soddisfatte – in particolare in Forza Italia - perché non viene introdotto nessun obbligo di genere nella scelta dei capilista bloccati. Non a caso la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Gribaudo, ha sottolineato come l’emendamento «faccia fare un enorme passo indietro sulla rappresentanza delle donne».

 

roberto vannacci

Viene invece ridotto a cinque il numero massimo di candidature plurinominali per lo stesso candidato e disciplinato il meccanismo con cui, in Senato, si sottraggono gli eventuali seggi in eccesso alla lista o coalizione che ha ottenuto il premio di governabilità.

 

Il terzo emendamento comune riguarda un dettaglio singolare: la ridefinizione geografica dei collegi di Bolzano, Merano e Bressanone, in Alto Adige. Apparentemente poco rilevante, in realtà la nuova geografia dei collegi uninominali (la regione Trentino-Alto Adige voterà con un meccanismo diverso rispetto a quello nazionale) renderà il collegio di Bolzano a maggioranza italiana, con il risultato di renderlo più contendibile per un partito nazionale diverso dalla Svp, il partito autonomista della minoranza linguistica tedesca.

Antonio Tajani Giorgia Meloni Matteo Salvini 2

 

Come neve al sole, invece, appare essersi sciolta l’ipotesi del ballottaggio. La strada piaceva a Meloni ma si è scontrata con il muro della Lega e i timori di Forza Italia, che inizialmente aveva ipotizzato un proprio emendamento. Invece, il gruppo guidato da Stefania Craxi ha fatto un passo indietro, «nella convinzione che su una materia così delicata e strategica sia necessario privilegiare il dialogo», pur confermando la disponibilità a «valutare» durante l’iter in Parlamento.

 

Come dire che la porta per il ballottaggio rimane aperta, ma non sarà FI a intestarsi questa scivolosa battaglia. Toccherà a Meloni imprimere questo eventuale cambiamento, valutandone l’opportunità politica – è il ragionamento interno – ma anche caricandosi tutti i rischi di una mossa potenzialmente avventata e foriera di nuovi dubbi di costituzionalità.

 

 

roberto vannacci coi meloni in mano

L’unico emendamento per il ballottaggio è quello dell’ex presidente del Senato, Marcello Pera, e la scelta strategica è stata quella di presentarlo direttamente per l’aula, guadagnando altri 15 giorni di riflessione e sottraendolo al dibattito in commissione, a rischio strumentalizzazione da parte delle opposizioni. Soprattutto da parte di Futuro nazionale, che lo considera una mossa «anti Vannacci».

 

antonio tajani giorgia meloni e matteo salvini al senato – comunicazioni sulla guerra all iran - foto lapresse roberto vannacci col cetriolo in mano 2

(...)

INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI

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