GIÙ LE MANI DA TONINO - TRAVAGLIO GARANTISTA IN DIFESA DELL’IMMOBILIARE FAMIGLIARE BY DI PIETRO - “IN 14 ANNI DI VITA, L’IDV NON S’È MAI MESSO AL SERVIZIO DEI POTERI. E’ STATO CONTRO L’AMNISTIA, L’INCIUCIO IN BICAMERALE, L’OPPOSIZIONE MORDIBA A BERLUSCONI” – MAGARI TONINO ERA TROPPO IMPEGNATO CON GLI SCILIPOTI E I SERGIO DE GREGORIO O FORSE CON LA MOGLIE A CONTARE IL MILIARDINO DI LIRE DELLA BORLETTI…

Marco Travaglio per il "Fatto quotidiano"

Guardiamoci negli occhi e diciamoci la verità: qualcuno, anche fra i più acerrimi nemici e odiatori di Di Pietro, può davvero credere che il linciaggio che sta subendo abbia qualcosa a che fare con la questione morale? Non parlo naturalmente di Report, che non ha mai fatto sconti a nessuno e non può certo essere associato a manovre di alcun genere. Non parlo nemmeno degli house organ di B., che giustamente hanno sempre individuato in Di Pietro il nemico pubblico numero uno del loro padrone e da vent'anni tengono puntato il mirino nella stessa direzione.

Parlo dei cosiddetti giornali indipendenti, cioè dipendenti da banche e grandi imprese, i cui capi entrano ed escono dalle patrie galere o sarebbe ora che ci finissero. Se sparano a zero sull'ex pm per dargli il colpo di grazia non è per i suoi errori, che ci sono, e sono enormi. Ma per i suoi meriti. Negli anni di Mani Pulite la grande stampa lo blandiva, nella speranza di trattamenti di favore per i propri editori, che per fortuna non vi furono.

Quando poi si affacciò sulla scena politica, i giornaloni e i loro padroni tentarono di metterci il cappello sopra per omologarlo, e ancora una volta ne furono delusi. Se una cosa, in 14 anni di vita fra luci e ombre, l'Idv non ha fatto è stato mettersi al servizio di qualche potere. I padroni del vapore spingevano per l'amnistia?

Di Pietro la fece saltare. Premevano per l'inciucio in Bicamerale? Lui fu contro. Predicavano un'opposizione "riformista", cioè complice, al berlusconismo in nome della "pacificazione"? Lui fece sempre saltare il banco: non si contano le volte in cui il centrosinistra era pronto ad accordarsi con B. sulle peggiori nefandezze, ma si fermò in extremis per paura di regalare voti a Di Pietro.

Chi ha trovato pavido il centrosinistra non sa quanto avrebbe potuto essere peggiore senza il timore di "fare il gioco di Di Pietro". Con tutti i suoi difetti ed errori, Di Pietro non s'è mai lasciato omologare, anche contro il proprio tornaconto. Nel 2000 il centrosinistra ricicciò Amato, l'uomo che sussurrava a Craxi, e lui solo gli votò contro. Infatti fu espulso dalla Margherita ed estromesso dall'Ulivo, che nel 2001 tracollò contro B. Negli anni dei girotondi, lui in piazza c'era sempre, la nomenklatura sinistra mai.

Nel 2002, quando Flores d'Arcais organizzò il Palavobis per i 20 anni di Mani Pulite, l'Idv diede un contributo fondamentale, mentre Violante metteva in guardia gli elettori dal "festeggiare le manette". Naturalmente gli elettori parteciparono lo stesso, anzi a maggior ragione: tuttora, se dipendesse da loro, il Pd si alleerebbe con Di Pietro e Vendola, mandando Casini dove sappiamo.

Ma, se nel ventennio berlusconiano Di Pietro era un pericolo perché impediva al centrosinistra di inciuciare con B., oggi che l'inciucio è cosa fatta (vedrete che delizia, nella prossima legislatura) il pericolo per il sistema è doppio: se i cento e più giovani di 5Stelle che invaderanno le Camere trovassero sponda in un partito già strutturato all'opposizione irriducibile dentro il palazzo e fuori, la miscela esplosiva potrebbe far saltare tutto. Perciò il Corriere titola giulivo: "Di Pietro cade dal podio delle virtù" (e il giornale dei Ligresti, Tronchetti, Marchionne, Mediobanca e Mediobande è il pulpito ideale per insegnare le virtù).

E gli house organ della santa alleanza Pd-Casini-Vendola tripudiano per la "fuga" di alcuni deputati Idv, noti frequentatori di se stessi. Solo Grillo, l'altro leader non omologabile, con un atto di generosità e non certo di convenienza, ricorda i meriti del Di Pietro di ieri e anche di domani candidandolo al Quirinale. Naturalmente è una provocazione. Ma almeno, con Di Pietro sul Colle, se Mancino avesse chiamato per aggiustare il suo processo, si sarebbe beccato una pernacchia. Anzi, forse non avrebbe nemmeno osato telefonare.

 

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