VELENI E INTRIGHI AL CONSIGLIO DI STATO: IL GOVERNO VUOLE METTERE LE MANI ANCHE SU PALAZZO SPADA! LA PROCURA DI ROMA HA APERTO UN FASCICOLO SU PRESUNTE INGERENZE PER LA MANCATA NOMINA A VICEPRESIDENTE DI LUIGI CARBONE CHE SAREBBE SGRADITO ALLA DESTRA MELONIANA (E LE TOGHE AMMINISTRATIVE GIUDICANO L’AZIONE DELL’ESECUTIVO) – TUTTO E’ PARTITO DA UN ESPOSTO IN CUI VIENE EVIDENZIATO CHE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI STATO MARUOTTI SAREBBE STATO CHIAMATO A PALAZZO CHIGI DAL SOTTOSEGRETARIO ALFREDO MANTOVANO. FORSE UN CASO. MA PERCHÉ SU CARBONE CI SAREBBE IL VETO? LA SEZIONE GUIDATA DA LUI (CHE SI ASTENNE), NEL 2024, HA DATO TORTO ALL'ALLORA MINISTRO FITTO, NEL DUELLO CON DE LUCA, COSTRINGENDO IL GOVERNO A SBORSARE I 6 MILIARDI DI FONDI DI COESIONE PER LA CAMPANIA – L’ATTENZIONE DI MATTARELLA SULLA VICENDA…
Conchita Sannino per la Repubblica - Estratti
La stagione dei veleni era cominciata la scorsa primavera tra le stanze ovattate del Consiglio di Stato. La nomina-chiave del presidente aggiunto già definita nero su bianco che salta a sorpresa. Il governo che pare si affacci a pilotare clima e scelte della vigilia (anche perché quelle toghe giudicano l'azione dell'esecutivo).
ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
E i ricorsi che tuttora pendono, insieme alle accuse incrociate tra i contendenti al posto di vertice. Uno scontro su cui il presidente Mattarella ha già puntato lo sguardo. Ma ora è la Procura di Roma a voler fare chiarezza.
Mentre continua da quasi 200 giorni lo stallo su Palazzo Spada, si indaga su pressing e intrighi consumati dietro recenti anomalie. È aperto un fascicolo modello 45, cioè senza indagati: è la prima volta ai piani alti dell'antica magistratura e del suo Consiglio di presidenza, ovvero il Cpga (l'equivalente del Csm per la giustizia amministrativa). E il presidente di sezione Luigi Carbone, il 61enne eclettico giudice silurato perché – è la tesi – sgradito alla destra meloniana, è già stato interrogato come testimone per oltre due ore.
Era ad un passo dal diventare numero 2 e in prospettiva presidente del CdS visto che è in scadenza il mandato del presidente Luigi Maruotti.
Massimo riserbo da parte della pm Chiara Capoluongo e dell'aggiunto Giuseppe De Falco che dovranno verificare eventuali profili di illeciti: su un terreno, sia chiaro, in cui la cancellazione dell'abuso d'ufficio ha spuntato le armi di chi indaga.
Ma per provare a dipanare il filo delle tensioni bisogna partire da un esposto. Diciotto pagine, allegati e affilatissime ricostruzioni. Carte recapitate, tra gli altri presumibili ed istituzionali indirizzi, anche a Repubblica.
Che le ha doverosamente consegnate alla Procura. Oltre due mesi dopo, l'ufficio guidato dal procuratore Francesco Lo Voi ha valutato che quel materiale in cui si sospettano «pressioni indebite», «traffico di influenze» ed altro, ancorché anonimo, non potesse essere cestinato.
Si parte dal plenum del 15 aprile, il tonfo di Carbone. In Cpga, è suo il nome che ha la maggioranza (9 dichiarazionidi voto su 15), secondo il criterio consolidato del più anziano (senza demerito), destinato tra cinque mesi a prendere il posto di Maruotti. Partita scontata, poi nel voto segreto cambia tutto: i sì sono scesi a 7, perde.
Trapela il fatto «mai smentito», rimarca l'esposto: e cioè che 24 ore prima il presidente Maruotti è stato chiamato a Palazzo Chigi dal sottosegretario Alfredo Mantovano. Forse un caso. Ma perché su Carbone ci sarebbe il veto?
ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
Emerge un precedente. La sezione guidata da Carbone (ma lui si astenne), nel 2024, ha dato torto all'allora ministro Fitto, nel duello con De Luca, costringendo il governo a sborsare i 6 miliardi di fondi di coesione per la Campania. Intanto si fanno avanti gli altri contendenti al ruolo di "aggiunto".
Sono Luciano Barra Caracciolo (vicino alla destra, già sottosegretario nel Conte 1, posizioni fortemente antieuropeiste), Rosanna De Nictolis (già capo di gabinetto nel governo Letta), Ermanno De Francisco (che da presidente, in Sicilia, è finito nella polemica per la decisione controversa di lasciare la spiaggia di Mondello ancora un'estate, "per motivi di sicurezza", alla stessa gestione che aveva subito la revoca per sospetti legami coi clan).
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L'esposto conferma la tesi che girava a Palazzo da mesi. Carbone è ritenuto «responsabile della soccombenza del governo in quella causa» sui miliardi da sborsare al sud (tanto che si dovrà dimettere anche dal Conservatorio di San Pietro a Majella, dove lo aveva voluto Bernini, a titolo gratuito). Addirittura è citato un giudice, «di origini leccesi» che «segnalò caldamente al presidente facente funzioni la sentenza Fitto, ma l'esito non fu quello auspicato dall'esecutivo». Pressioni per aggiustare un verdetto? Non è tutto.
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SERGIO MATTARELLA - LUIGI MARUOTTI
palazzo spada
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