SENZA VERGOGNA – IL MINISTRO DEGLI ESTERI, ANTONIO TAJANI, SI AFFRETTA AD “ASSOLVERE” IL REGIME EGIZIANO SUL CASO REGENI: “NON È STATO CONDANNATO L’EGITTO, MA SONO STATE CONDANNATE TRE PERSONE. VEDREMO QUELLO CHE SUCCEDERÀ IN SECONDO E TERZO GRADO” – LA CORTE D’ASSISE DI ROMA HA RICONOSCIUTO TRE 007, UFFICIALI PUBBLICI DEL GOVERNO DEL CAIRO, COME COLPEVOLI DI SEQUESTRO E TORTURA NEI CONFRONTI DEL RICERCATORE ITALIANO, UCCISO DIECI ANNI FA – IL GOVERNO È IN DIFFICOLTÀ: SE LA SENTENZA DIVENTERÀ DEFINITIVA, ROMA DOVRÀ CHIEDERNE L’ESECUZIONE AL GENERALE AL SISI, CHE PER ANNI NON HA CONSENTITO DI NOTIFICARE GLI ATTI AGLI IMPUTATI. E POI C’È LA QUESTIONE DEI SOLDI…
Estratto dell'articolo di Giuliano Foschini per “la Repubblica”
manifestazione a dieci anni dalla morte di giulio regeni a fiumicello
Adesso tocca al governo. Perché dopo quasi undici anni di silenzi, depistaggi, carte negate e uomini fatti sparire, nei rapporti tra Italia ed Egitto da ieri c'è qualcosa che prima non c'era: una sentenza.
Finora l'Italia ha potuto tenere insieme la richiesta di verità e giustizia per Regeni e la progressiva ricostruzione dei rapporti con Abdel Fattah Al Sisi. Perché l'Egitto non è più innocente.
La giustizia italiana ha stabilito che uomini dei suoi apparati hanno sequestrato un cittadino italiano ed europeo, poi torturato e ucciso. E l'Italia non può più comportarsi come se questo accertamento non esistesse.
al sisi accoglie giorgia meloni al vertice per la pace di sharm el sheikh
La strada, così stretta, è ben chiara al governo. Tanto che ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si è affrettato a dire che «non è stato condannato l'Egitto ma sono state condannate tre persone. Vedremo poi quello che succederà in secondo e terzo grado».
Una difesa d'ufficio che mette in chiaro la difficoltà dell'esecutivo Meloni. La prima riguarda naturalmente i tre condannati. Se la sentenza diventerà definitiva, Roma dovrà chiederne l'esecuzione allo stesso Paese che per anni non ha consentito nemmeno di notificare gli atti agli imputati. Ma non c'è soltanto questo.
Il processo ha dato nomi e responsabilità al sequestro, non alle torture e all'omicidio. Restano gli uomini che hanno avuto Giulio nelle loro mani, quelli che lo hanno interrogato, torturato e ucciso. Restano documenti, informazioni, nomi e cognomi che il Cairo non ha consegnato in quasi undici anni. Ed è anche questo che l'Italia dovrà tornare a chiedere.
Antonio Tajani Abdel Fattah Al Sisi
Poi ci sono i soldi. Palazzo Chigi si è costituito parte civile e l'Avvocatura ha chiesto due milioni di euro di risarcimento, oltre a una provvisionale immediatamente esecutiva di almeno 500 mila euro.
La tesi sostenuta dall'Italia è che con il sequestro e la morte di Regeni sia stato leso anche il diritto-dovere della Repubblica di proteggere la vita e l'incolumità dei propri cittadini all'estero, oltre al prestigio dello Stato. Quella richiesta adesso non può scomparire.
La condanna di uomini della National Security apre inevitabilmente anche il capitolo della responsabilità dello Stato egiziano per i danni provocati dai propri apparati. L'Italia ha quantificato quel danno e ne ha chiesto il ristoro: arrivati a questo punto non può far finta che quella richiesta non sia mai esistita. Anche il conto, dunque, entra nei rapporti tra Roma e il Cairo.
Ed è qui che la questione diventa delicatissima. Perché nel frattempo quei rapporti sono tornati fortissimi. Appena qualche settimana fa Antonio Tajani è stato ricevuto dal presidente Al-Sisi. Energia, migranti, sicurezza e Mediterraneo hanno riportato l'Egitto al centro della politica estera italiana. Sui media vicini al regime il caso Regeni veniva ormai sostanzialmente raccontato come un incidente appartenente al passato.
sit-in per giulio regeni davanti al tribunale di roma di piazzale clodio - elly schlein
Prima che tutto questo accada, però, c'è un passaggio. E potrebbe diventare il primo vero problema per il Cairo. I tre condannati possono infatti appellare la sentenza. Ma per farlo devono compiere ciò che fino a questo momento non hanno mai fatto: farsi trovare.
Secondo alcuni, anche alla luce del precedente del ricorso davanti alla Consulta, l'impugnazione potrebbe essere presentata dai difensori d'ufficio. Ma non è affatto scontato. Ed è un punto decisivo.
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PASSAPORTO DI GIULIO REGENI
giulio regeni
ANTONIO TAJANI AL SISI
GIORGIA MELONI - AL SISI
giulio regeni
Il colonnello egiziano Uhsam Helmi
elly schlein - sit-in per giulio regeni davanti al tribunale di roma di piazzale clodio
Manifestazione per giulio regeni
