roberto cotroneo scrittura erotica

“AVEVA RAGIONE ENNIO FLAIANO: ‘OGGI IL CRETINO È SPECIALIZZATO’” – ROBERTO COTRONEO SBERTUCCIA IL PROLIFERARE DI CORSI DI SCRITTURA, DI GIORNALISMO E SU COME SI SCRIVE “UN BUON DIALOGO”, MAGARI IN UN CASALE IN TOSCANA CON CORSI DI YOGA ANNESSI: “SI PAGA PER IMPARARE COSE ESTREMAMENTE SOFISTICATE DELLA SCRITTURA DA GENTE CHE NON LE SA, SI PAGA PER L’EDITING (CHE È COME ANDARE AL RISTORANTE E TI METTONO IN CONTO ANCHE LE TOVAGLIE), SI PAGA PER PUBBLICARE, TEMO SI PAGHINO ANCHE LE RECENSIONI ELOGIATIVE. SI FAREBBE ASSAI PRIMA A PAGARE UNO BRAVO, UNO PSICOANALISTA INTENDO, CHE TI TOGLIE DALLA TESTA QUESTA SMANIA DI FARE IL ROMANZIERE. UMBERTO ECO, ALLA DOMANDA: ‘PROFESSORE, VORREI SCRIVERE’. RISPONDEVA: ‘NON SCRIVA, TELEFONI’…”

Dall’account Facebook di Roberto Cotroneo

 

roberto cotroneo umberto eco

Mi affido raramente a questo mezzo per scrivere quello che penso, ma delle volte credo sia giusta una riflessione. Un inizio così pensoso preluderebbere a un articolo serio e anche un po’ pesante ma in realtà mi vengono in mente soltanto idee ironiche e lievi, e provo a dirle.

 

È sempre colpa dei social, come l’assassino è sempre il maggiordomo: veicolano di continuo contenuti sponsorizzati e pubblicitari.

 

Se fossi un appassionato di modellismo, o magari avessi un negozio che vende quel tipo di prodotti, mi apparirebbero inserzioni di gente che mi vuole vendere aerei da costruire in miniatura o magari il modello in scala della Amerigo Vespucci.

 

SCRITTURA CREATIVA

Ma siccome sono uno scrittore, un giornalista e un consulente editoriale, finisce che mi arrivano solo pubblicità di editori a pagamento, corsi di scrittura, soggiorni di scrittura, in tutte le loro articolazioni possibili e immaginabili, e naturalmente (ma sono più recenti) corsi di giornalismo.

 

Ovviamente i corsi sono su argomenti particolari. Non è la vecchia formula: «impara scrivere con noi, in dieci lezioni». Ma cose estremamente ricercate. Un po’ di tempo fa pubblicizzavano un master in scrittura erotica che si teneva sull’isola di Vulcano. Tre giorni, tutto compreso, a una modica cifra (si fa per dire), dove il vulcano era ovviamente metafora e ispirazione. E lasciamo perdere i dettagli che è meglio.

 

emmanuel carrere

È un po’ che non trovo corsi sotto il vulcano, e Malcolm Lowry ci perdonerà, io credo. Ma negli ultimi tempi ho visto ancora di meglio. L’ultimo, è un corso sulla letteratura di montagna, ovviamente da tenersi in montagna, possibilmente sulle cime, in vetta, solo che non devi avere più di 35 anni, e qui mi sono sentito un po’ discriminato, e vorrei far notare, vertigini a parte, che si è alpinisti sempre, anche a 80 anni.

 

Per chi non ha voglia di pensare al participio giusto mentre percorre una ferrata con 300 metri di strapiombo sotto i piedi, ci sono luoghi assai più rassicuranti, genere: il casale in toscana.

 

Lì finisce che mangi e bevi e qualcuno legge quello che hai scritto e ti da dei buoni consigli, e mi sembra che la mattina, se vuoi, puoi fare Yoga, che aiuta sempre nella scrittura, si sa, lo dice anche Emmanuel Carrère.

 

roberto cotroneo

I weekend di scrittura nel casale, alla solita modica cifra tutto compreso (ma le bevande sono incluse?), sono una buona soluzione soprattutto per i docenti, che almeno non devono dire le stesse cose in un’aula sorda e grigia, con i banchi di formica e la lavagna da ripulire dal gessetto.

 

Ma in questa epidemia di corsi si trova di tutto. Gente che ha scritto due libri in tutta la sua vita, dimenticati e dimenticabili, che vi educe su cose tipo: descrivere il paesaggio.

 

È tutta una tecnica. La techné aristotelica, s’intende. Il fare. Come si fa? Se c’è una cosa che è il regno delle libertà, quella è la scrittura. Ed è anche il regno del privato. Ognuno ha diritto alle sue ossessioni e a curarsele da solo.

 

Ci andreste a un corso intitolato: cosa dire al proprio psicoanalista? Le frasi migliori? Il modo più consono per interessarlo e farti uno sconto sulla parcella? Beh, più o meno è la stessa cosa. Lo penso da un po’: c’è un solo modo per insegnare a scrivere: insegnare a leggere, tenere lezioni di letteratura. Niente penna e calamaio. Quelle cose ve le fate da soli, a casa, in una stanza tutta vostra, e se necessario chiudete pure la porta a chiave, come in bagno.

 

ennio flaiano

Ho visto un video dove uno scrittore (poi è tutta gente che conosco, che dolore) spiega come si scrive un buon dialogo. Quel “buon” mi ronza in testa da tempo. Il buon dialogo versus il cattivo dialogo.

 

Non ci sono due scrittori che scrivono i dialoghi allo stesso modo. A parte quelli che copiano. Un altro master mette in luce la vecchia arte di Leon Battista Alberti. “Costruire un romanzo”.

 

E me li immagino con i mattoncini, con la solita domanda: il romanzo si finisce di costruire dopo che si mettono gli infissi, o prima? Perché Conrad lo diceva che le finestre sono importanti: «come faccio a far capire a mia moglie che quando guardo dalla finestra sto lavorando?».

 

Solo che corsi di scrittura intitolati: “Guardare fuori dalla finestra” non ne ho ancora trovati. Ma diamo tempo al tempo. E forse un corso del genere sarebbe persino utile. Solo che non ti devono insegnare a guardare gli scrittori ma i critici d’arte, e ti devono insegnare a pensare i filosofi, non i giallisti.

 

roberto cotroneo foto di bacco

L’ultima cosa che ho visto è un corso su come scrivere un buon reportage. Non come imparare a fare il giornalista, no, un corso di reportage. Buono. Sarebbe geniale un bel seminario su come scrivere un reportage da schifo, su come demolire un romanzo anziché costruirne uno (cominciando dagli infissi, s’intende) magari in una periferia degradata anziché in un casale in Toscana, con la pizza al taglio piena di strutto anziché il tartufo e le pappardelle al cinghiale.

 

Tralascio la signora pensosa con la penna in mano e l’occhiale giusto, seduta in una specie di cattedra che ti guarda ammiccante dalla foto e ti esorta: «E adesso che hai scritto il tuo romanzo, cosa fai?». La sintesi più estrema sarebbe: paga e ti sarà dato. Il libro, l’intera tiratura, e quant’altro. Sappiamo da sempre cosa sia l’editoria a pagamento. Umberto Eco, qualche decennio fa, scrisse un testo esilarante sulla cosiddetta “Vanity Press”.

 

Aveva ragione Ennio Flaiano: «oggi il cretino è specializzato». Lo diceva ieri, ma vale anche per domani. Appunto: specializzatevi. Si paga per imparare cose estremamente sofisticate della scrittura da gente che non le sa, si paga per l’editing (che è come andare al ristorante e ti mettono in conto anche le tovaglie), si paga per pubblicare, temo si paghino anche le recensioni elogiative.

umberto eco

 

Si farebbe assai prima a pagare uno bravo, uno psicoanalista intendo, che ti toglie dalla testa questa smania di fare il romanziere (che, fatalità, colpisce soprattutto i non romanzieri). Umberto Eco, alla domanda: «professore, vorrei scrivere». Rispondeva: «non scriva, telefoni».

 

Altri tempi, non c’erano ancora i messaggini e gli smartphone. Oggi si telefona poco, si scrive su whatsapp; e il cerchio si chiude e si ricade sempre nella scrittura, in un modo o nell’altro. Anche se, a pensarci bene, un bel seminario, in località di mare, intitolato: «Costruire un messaggio di whatsapp» non l’ho ancora trovato. Ma c’è tempo, sono fiducioso.

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