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IL “CERCHIO NERO” DI GIORGIA PER LA SPARTIZIONE DEL POTERE - IL REGISTA PRINCIPALE RESTA FAZZOLARI, L'ASCESA DI MANTOVANO, MENTRE PERDE QUOTA IL “COGNATO D’ITALIA” LOLLOBRIGIDA, CHE PAGA “SCELTE PRESE IN SOLITARIA E NON CONCORDATE IN FAMIGLIA” - LE PRESSIONI DI LA RUSSA PER L'AMICO FLAVIO CATTANEO, TAJANI INCONTRA SCARONI, LE MOSSE NELL’OMBRA DI GAETANO CAPUTI E QUELLE DELL’INSOSPETTABILE “EX COMUNISTA” LUCIANO VIOLANTE - MARTA FASCINA FA FUORI LICIA RONZULLI DAL TAVOLO DELLE NOMINE, MARINA B. RICHIAMA IN SERVIZIO GIANNI LETTA - FIDARSI E' BENE, NON FIDARSI E' MEGLIO: IL MARITO DI PATRIZIA SCURTI, SEGRETARIA OMBRA DELLA DUCETTA, È STATO CHIAMATO A FARE IL CAPO SCORTA DELLA PREMIER...

CARICATURA DI GIORGIA MELONI DISEGNATA DA FRANCESCO FEDERIGHI PER IL FATTO QUOTIDIANO

Estratto dell'articolo di Emiliano Fittipaldi per www.editorialedomani.it

 

[…] A parte qualche eccezione l’incastro dei nomi che guideranno per i prossimi tre anni colossi dell’energia come Eni ed Enel, la big delle armi Leonardo, il gigante Poste, la banca Monte dei Paschi di Siena e società di peso come Terna ed Enav non è ancora chiuso.

 

[…] Meloni ha chiare due cose: il peso politico e strategico di scelte che verranno addossate a lei e solo a lei (gli ad di Enel, Eni e Leonardo hanno oggi più rilevanza di un ministro con portafoglio di fascia alta).

 

silvio berlusconi matteo salvini

E il pericolo che lei considera esiziale di aprire “tavoli” o “tavolini” con le altre forze della maggioranza, strumento abitualmente usato dai partiti per spartirsi società e consigli di amministrazione. «Meloni rifugge il manuale Cencelli: lei vuole premiare le competenze migliori e individuare le persone più adeguate, senza badare alle loro tendenze politiche» spiegano dal suo entourage.

 

MELONI FAZZOLARI

L’intento finale della premier è quello di affrontare le richieste di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, entrambi ridimensionati dopo elezioni politiche e regionali e affamati di posti, provando a respingere desiderata considerati a oggi inaccettabili. «Anche davanti a minacce di ripercussioni e sfaceli da parte dei nostri alleati Meloni non cambierà idea».

 

[...] A ora il piano di Meloni è questo: lei e i suoi uomini più fidati indicheranno quasi tutti gli amministratori delegati, mentre sarà lasciata mano più libera a Lega e Forza Italia sulle presidenze. I cda saranno invece divisi dai partiti con il classico sistema delle quote, tanto che le candidature da settimane vengono infilate nell’urna conservata gelosamente dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. [...]

 

alfredo mantovano giorgia meloni

[…] Salvini, forte anche del risultato non negativo preso alle ultime regionali in Lombardia, spera di piegarla a più miti consigli costringendo la compagna di karaoke a dare alla Lega almeno un ad di fascia alta. Al netto delle tensioni in maggioranza, […] quello che oggi gli osservatori interessati temono di più (dal Quirinale a Confindustria, dai pochi poteri forti rimasti ai fondi stranieri che investono in Italia) è che la destra sbagli la selezione, cannando uomini e manager.

 

Il discrimine tra successo e fallimento sarà responsabilità dei pochissimi che incideranno sul dossier. Su tutti, la premier. Presuntuosa e autoritaria, secondo qualche ministro di FdI «eccessivamente sicura di sé in un campo di cui sa poco o nulla», nelle scelte ascolterà come sempre solo i fedelissimi, decidendo infine tutto da sola.

 

GIANCARLO GIORGETTI E GIORGIA MELONI

Qualche candidato ha avuto però una dritta sul un riflesso pavolviano che caratterizza la presidente del Consiglio: raccontare una cosa negativa di un possibile rivale ha un valore dieci volte più alto di una raccomandazione. «Più che caldeggiare persone, con Giorgia bisogna “zappettare” intorno agli altri candidati per farli cadere».

 

[…] Un metodo, per esempio, che ha portato di recente nei servizi segreti alla defenestrazione di Roberto Baldoni, fino a pochi giorni fa capo dell’agenzia per la cybersicurezza, e alla mancata conferma di altri vertici dei servizi, dirigenti silurati che potrebbero rientrare ora in qualche cda o nuove posizioni pubbliche.

 

IL CERCHIO MAGICO

giovanbattista fazzolari giorgia meloni al senato

Meloni tratta la partita delle nomine con un cerchio magico. Dove conta moltissimo la sorella Arianna, non solo in quanto parente prossima ma come consigliera politica d’antan. Già in passato fautrice della candidatura di Enrico Michetti a sindaco di Roma, sostenitrice del ministro della Salute Orazio Schillaci, qualche mese fa Arianna ha salvato – secondo quanto scoperto da Domani – la candidatura di Francesco Rocca a presidente della regione Lazio, a un certo punto messa in bilico da una sfilza di indiscrezioni malevole arrivate a palazzo Chigi.

 

PATRIZIA SCURTI E GIORGIA MELONI

[…] L’altra pretoriana di Meloni è Patrizia Scurti, da lustri segretaria particolare della leader. Già vice della segretaria di Gianfranco Fini, non ha però lo standing per occuparsi di nomine, né la velleità di determinarle nonostante qualcuno la descriva come una sorta di novella Rasputin.

 

«Patrizia segue Giorgia come un ombra, le cura meticolosamente l’agenda, ne difende strenuamente la privacy, ma nulla di più», dicono da Fratelli d’Italia. In tema di fiducia e privacy, non è un caso, forse, che proprio il marito di Scurti – risulta a chi scrive – sia stato chiamato a fare il capo scorta della presidente del Consiglio. […]

 

GAETANO CAPUTI

Se Scurti inciderà poco sulla scelta dei manager, molti danno credito al potere emergente del capo di gabinetto Gaetano Caputi. In realtà il magistrato ha avuto finora un campo d’azione assai più limitato rispetto a quello che fu del suo predecessore Antonio Funiciello […]. Preparato e capace, carattere fumantino, Caputi è finora stato relegato dalla premier nell’angolo delle pure valutazioni giuridiche sui provvedimenti del governo: […] «parla una lingua che gli altri cortigiani non capiscono, e non si è ancora amalgamato del tutto all’ambiente di Chigi», dice chi lo stima da sempre.

 

Il principale spin doctor del gioco delle sedie è invece l’ex missino Gianbattista Fazzolari, oggi l’unico vero braccio destro e sinistro di Meloni. È il sottosegretario l’incaricato a raccogliere il curriculum di tutti i candidati, ed è lui a essere stato autorizzato a coordinare la partita delle partecipate con i maggiorenti di Lega e Forza Italia.

 

Giorgia e Arianna Meloni

Teorico del blocco navale sui migranti, francofono antifrancese, colto ma considerato da molti «uomo dal pensiero indeformabile», Meloni lo considera il più affidabile tra i suoi affezionati. Gaffeur di razza […], Fazzolari è avulso dalle logiche di sistema, dai salotti romani e dai potentati economici di Milano, e divide ancora il mondo «tra chi è con noi e chi è contro di noi», tra «questo è nostro, e questo è vostro».

 

[…] I DUBBI SU LOLLOBRIGIDA

Arianna Meloni e Francesco Lollobrigida con le figlie (foto Chi)

In realtà fosse confermata l’ipotesi meloniana di lasciare al suo posto l’ad di Eni Claudio Descalzi (supererebbe per longevità il mandato di Enrico Mattei) e Matteo Del Fante, il manager voluto da Matteo Renzi a Terna che ha poi rilanciato le Poste, la premier da un lato ammetterebbe di non avere nomi adeguati a sostituire manager scelti dall’opposizione. Ma dall’altro mostrerebbe saggezza.

 

«Fazzolari, potesse agire in autonomia, prenderebbe tutto il prendibile», dicono i suoi antipatizzanti. «Anche a rischio di far saltare i delicati equilibri nella maggioranza e i rapporti con il deep state, emarginando mondi, poteri e civil servant che nel medio-lungo periodo possono fartela pagare cara».

 

GIORGIA MELONI E LE NOMINE BY MACONDO

L’altro dioscuro della Meloni dentro Fratelli d’Italia è Francesco Lollobrigida, cognato e marito della sorella Arianna, e ha invece un approccio meno ruvido del sottosegretario. Democristiano di indole, capo del partito e oggi ministro dell’Agricoltura […], “Lollo” di recente ha piazzato a 85mila euro l’anno l’esperto di fund raising ed ex comandante della Gdf Alessio Marchi come capo della strategica Sin, srl pubblico-privata che gestisce il sistema informatico sul quale passano i miliardi dei fondi europei destinati alle aziende agricole italiane.

 

 

Mentre nelle posizioni di vertice delle partecipate di stato sta pensando ad outsider come Maurizio Ferrante, manager poco conosciuto di Consip ma suo conoscente, che mira a un posto alle Poste. Lollobrigida non direbbe mai no nemmeno alle ambizioni segrete del più quotato F. V., [...]

 

giorgia meloni e patrizia scurti a kiev

 

[…] Lollobrigida, nella partita delle nomine, avrà però meno voce in capitolo di quanto si creda. Le sorelle Meloni non hanno infatti apprezzato alcune decisioni del ministro in termini di scelte prese in solitaria e non concordate in famiglia. «Il rapporto (politico) si è raffreddato, e per questo Francesco non ha oggi la forza di determinare decisioni cruciali come faceva fino a pochissimo tempo fa», dice un senatore di Fratelli d’Italia.

 

POTERE MANTOVANO

GIORGIA MELONI E GUIDO CROSETTO

Tra i decisori di Fratelli d’Italia, in posizione più defilata rispetto al cerchio magico della premier, c’è il ministro della Difesa Guido Crosetto (che proverà fino alla fine a far prevalere il suo candidato in Leonardo, ad ora Lorenzo Mariani) e il potente presidente del Senato Ignazio La Russa: se suo figlio Cochis e la sua ex segretaria sono stati assunti di recente alla Fondazione Milano-Cortina mentre la partner dello studio dell’altro figlio, Geronimo, tre giorni fa è diventata assessora alla Cultura in regione Lombardia, nella partita delle nomine La Russa appoggia solo un nome. Quello del suo vecchio amico Flavio Cattaneo, che vorrebbe ad di Enel o Poste.

 

LORENZO MARIANI MBDA

Ma l’astro nascente è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che Meloni ha voluto – sorta di primus inter pares – pure segretario del Consiglio dei ministri. Mantovano ha la delega sui servizi segreti, ma metterà il becco su ogni nomina riguardante ruoli inerenti la sicurezza, le forze dell’ordine e la magistratura. Conversatore doc e ultracattolico […] secondo qualche ministro «si sta allargando troppo». […]

 

Perfino il ministro dello Sport Andrea Abodi non ha visto di buon occhio la recente nomina di Ugo Taucer a consigliere politico di Mantovano, per 30mila euro l’anno: prefetto, Taucer è da anni procuratore generale dello Sport al Coni, e qualcuno crede che potrebbe essere anche lui a proporre nomi (in lizza ci sarebbe anche il figlio di Ciriaco De Mita, Giuseppe, che vanta un passato come direttore generale dell’Avellino) per la prestigiosa poltrona della spa Sport & Salute, dove l’uscente Vito Cozzoli sogna una difficile riconferma.

 

luciano violante giorgia meloni foto di bacco

I SEGRETI DI VIOLANTE

Carattere diffidente e autoritario, oltre a Taucer Mantovano ascolta pochissime persone. Tra queste l’altro suo consigliere politico Alessandro Monteduro […]. E “l’insospettabile” ex comunista Luciano Violante.

 

L’ex presidente della Camera ha in questa fase un ruolo simile a quello che Massimo D’Alema ha avuto nel Conte II: amico di Mantovano da quando quest’ultimo era sottosegretario all’Interno, è un sostenitore di Meloni, che consiglia in segreto e blandisce pubblicamente. «Altro che fascismo. Pinuccio Tatarella pensava a un partito conservatore moderno, ovvero quello che sta cercando di mettere in piedi oggi Giorgia Meloni», ha ribadito pochi giorni fa in un’intervista a Formiche.

 

Antesignano sostenitore della riconciliazione tra antifascisti ed eredi della Repubblica di Salò, Violante dal 2019 è presidente della fondazione “Civiltà delle Macchine” in pancia a Leonardo, dove fu chiamato dall’allora presidente del colosso pubblico Gianni De Gennaro. […] De Gennaro è persona capacissima, non avrà strada facile. Non solo perché non è impossibile che l’attuale numero uno Giuseppe Zafarana (stimato dal Quirinale) venga di nuovo riconfermato, ma perché il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (che ha delega sulla Gdf) sta pensando anche ad altri nomi per la successione. In primis, a quello del generale Umberto Sirico.

 

MATTEO SALVINI E GIORGIA MELONI - RAPPRESENTANTE DI LISTA MEME

Giorgetti è, fuori dal cerchio nero della Meloni, uno dei pochissimi che influirà sul gioco delle sedie. E, fosse ufficializzato un tavolo che Meloni non vuole, sarà uno dei quattro big a stilare profili e proposte. Insieme a Meloni, a Matteo Salvini per la Lega e ad Antonio Tajani per Forza Italia.

 

Giorgetti da capo del Mef è di fatto controllore delle partecipate, e Meloni spera di usarlo come contrappeso alle richieste del segretario della Lega. Non è scontato ci riesca: Salvini e Giorgetti ultimamente hanno trovato un equilibrio a due insperato.

giuseppe zafarana foto di bacco

 

Il draghiano sta lavorando per trovare manager e dirigenti “nordisti” del mondo produttivo di riferimento da mettere nei cda, mentre il capitano – che spera ancora di poter intestarsi l’ad di una big come Leonardo – è ministro delle Infrastrutture e sa che potrà portare a casa non l’ad di Fs (Luigi Ferraris scade l’anno prossimo ed è saldo al comando) ma quello di Rfi, la società della rete ferroviaria che deve investire oltre 20 miliardi di fondi del Pnrr. Il leghista vorrebbe però mettere becco anche sui vertici di Trenitalia. «Questo non è possibile» dice un meloniano. «Se Lega prende Rfi, l’altra tocca a noi».

 

E Forza Italia? Il partito di Berlusconi è diviso e frastagliato. Sono in due a gestire la partita: il frontman Tajani (che qualche giorno fa è stato visto in un hotel a chiacchierare con Paolo Scaroni, che Berlusconi vuole spendere come presidente di Enel) e il solito Gianni Letta. Il vecchio braccio destro del Cavaliere è stato richiamato in servizio solo poche settimane fa, quando Licia Ronzulli ha litigato con Marta Fascina e ha perso molti dei suoi privilegi.

luciano violante ugo zampetti

 

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