DOPO LE POLEMICHE IN FRANCIA E SPAGNA, L’AUTRICE DI “SPOSATI E SII SOTTOMESSA” RISPONDE ALLE FEMMINISTE: “ALLE DONNE VA BENE SOTTOMETTERSI A CHIUNQUE, MA SOLO SESSUALMENTE…”

Costanza Miriano per ‘Il Foglio'

Pensa che c'ero caduta anche io. Col fatto che da un mesetto rispondo a giornalisti stranieri che mi chiedono "perché sottomessa?" (in molteplici varianti tra cui "cos'è la sottomissione?" e, la più stupida, "chi lava i piatti a casa sua?"), e lo faccio in varie lingue (itagnolo, inglano) con abnegazione e grande padronanza di me, cercando di evitare alterazioni isteriche del tono di voce, mi ero ingenuamente convinta che fosse la parola sottomessa a disturbare nel titolo del mio libro. A far scomodare addirittura la ministra della Sanità e delle Pari opportunità, Ana Mato, che ha chiesto il ritiro del mio libro dal commercio.

A far parlare l'intero Parlamento spagnolo (sono contenta di sapere che tutti i problemi più urgenti del paese siano stati finalmente risolti, tanto da poter mettere all'ordine del giorno il libro di una sconosciuta moglie e mamma italiana che scrive lettere alle sue amiche per convincerle a sposarsi: pare che il prossimo tema di discussione sarà la sfumatura delle casacche di Topolino nei fumetti degli anni 50).

A farmi finire in vari programmi della Bbc (strano, in Italia nessuno si è accorto che un governo stava chiedendo la censura di un'italiana, ma in Inghilterra si sono scandalizzati), tra cui le Night news, in cui mi sono buttata a spregio del pericolo col mio inglese da lesson number two (the book is on the table), tanto per la soddisfazione di citare John Paul the Second sul programma di punta della terra anglicana.

Pensavo anche, in un ingenuo attacco di comprensione, che la parola sottomissione potesse avere evocato, in qualche donna più grande e più insicura di me, lo spettro di antichi ricordi di tempi in cui si doveva lottare per affermare la pari dignità tra uomo e donna, dignità che oggi nessuna ragazza europea normale sente realmente messa in discussione.

Poi ho fatto la scoperta. Ci sono diversi libri in vendita in Spagna con la parola "sumisa" nel titolo. Per esempio "Aprendiendo a ser sumisa", o "La formación de la mentalidad sumisa", e molti altri ben più espliciti. Occhieggiano tranquillamente dagli scaffali delle librerie - e ci mancherebbe - senza che nessuno abbia trovato nulla da ridire.

Allora il problema, mi dico, non è quello. Gridano tutti che il mio titolo è offensivo. Deve essere dunque per forza la parola "Casate", spòsati. Strano, perché il ministro che ne chiede la messa al bando per incitazione alla violenza sulle donne è del Ppe, partito che una volta fu cattolico, anche se la signora non avverte la contraddizione di essere titolare di un ministero responsabile di centinaia di migliaia di aborti all'anno (uccisioni almeno presumibilmente anche di bambine: ma quella pare non sia violenza sulle donne).

Dunque va bene sottomettersi, ma sia ben chiaro, solo sessualmente, a un amante, sottomettersi in cinquanta sfumature a un passante, a chiunque, anche all'idraulico che viene a controllare la caldaia. Libri così non vengono avvertiti come offensivi della dignità della donna.

Proporre invece un atteggiamento interiore (per la seicentesima volta: sì, le donne possono lavorare, e no, non sono una casalinga, ma una giornalista tv), una disposizione spirituale di dolcezza, di accoglienza, di obbedienza a un solo marito, sempre allo stesso, a un uomo che sarà pronto a morire, cioè a dare tutto alla sposa senza risparmiare niente, questo invece viene percepito come offensivo per la dignità femminile, ma talmente offensivo da far ravvisare addirittura la possibilità di un reato: istigazione alla violenza sulle donne (dove? In quale frase, parola, virgola, o retropensiero la violenza viene vagamente incoraggiata, giustificata, scusata, o anche solo nominata, nel mio libro? Dove?).

Il punto è che la dolcezza femminile disinnesca la parte peggiore dell'uomo, e lo rende nobile. Non ha nulla a che vedere con la violenza, anzi, al contrario. Parliamoci chiaro: è il matrimonio il vero obiettivo della polemica, che continua con sorprendente tenacia da settimane, sulle prime pagine dei giornali e sulla rete, in televisione e in radio. E lo scandalo si allarga: i giornalisti ormai chiamano dalla Colombia, dall'Argentina, dal Messico, dalla Francia, dal Belgio, dall'Inghilterra...

Cosa esattamente sconvolge nell'idea del matrimonio? Del matrimonio cristiano, precisamente? Fondamentalmente l'uomo contemporaneo può accettare tutto tranne l'idea di ascoltare una voce che non provenga da se stesso. Non può accettare la possibilità che non sia sempre bene seguire le proprie emozioni, inclinazioni - i pensieri quando è già a uno stadio più progredito - la propria idea di bene e di male.

E' tutto lì il punto del cuore dell'uomo, dalla Genesi in giù: sono io che decido cosa è Bene e Male? Il vero nodo della questione è che noi cristiani siamo contenti di obbedire perché sappiamo a chi obbediamo: abbiamo conosciuto, davvero, personalmente, un pastore buono, un pastore che pasce gli agnelli e non i lupi. E' per questo che ci piace ascoltare la voce del pastore, non perché siamo repressi, ma perché siamo furbi.

Abbiamo capito che quello è il meglio, che ci conviene seguirlo, perché lui è l'autore dell'universo, del Dna, della fisica, dei movimenti degli astri. Figuriamoci se non sa come funzioniamo noi, suoi figli (che invece non solo non abbiamo idea di come funzioni l'universo, ma abbiamo problemi anche col tostapane. E con l'uomo, mistero a se stesso). Io capisco dunque l'odio che suscitiamo noi cristiani, stoltezza di fronte al mondo: è un mondo che non sa quanto è buono il Padre, e quindi lo vuole uccidere (lo ha idealmente accoppato già da tempo).

Se togli l'amore di Dio, obbedire, sottomettersi, la croce, nulla di tutto questo ha senso. Qualsiasi cosa, anche morire (il mio secondo libro, "Sposala e muori per lei", non ha fatto fremere di sdegno mezzo labbro) può essere accettata. Ma obbedire a qualcuno che non sia me stesso, quello no. Non si può tollerare. Eppure per noi quello è il primo comandamento: ascolta, Israele. Non fidarti di te. Ascolta una voce che non provenga da te stesso. Sappi che il tuo cuore, ferito dal peccato originale, a volte è inaffidabile. Ascolta uno che ti ama e che spinge dalla tua parte più ancora di te stesso, che ti ama come un figlio unico. Per questo la chiesa propone agli uomini impegni definitivi che lo custodiscano da se stesso.

"Il matrimonio cristiano - scrive per esempio Papa Francesco nella ‘Evangelii Gaudium' - supera il livello dell'emotività. Il matrimonio non nasce dal sentimento amoroso, effimero per definizione, ma dalla profondità dell'impegno assunto". Per noi cristiani il matrimonio è una via di conversione, un laboratorio in cui l'uomo e la donna affrontano i loro peccati - o, laicamente, i difetti - principali: il desiderio di controllo femminile e l'egoismo maschile, esattamente ciò di cui parla san Paolo.

Ma l'uomo contemporaneo, che ha dimenticato la visione giudaico-cristiana della storia come lineare e non ciclica, è un bambino tutto emotività, assolutizza il comfort, il soddisfacimento dei propri bisogni immediati e superficiali, impedendosi di capire quelli più profondi. Impedendo per esempio alle donne di riconoscere che quello che le realizza profondamente è dare la vita per qualcuno, e darla facendo spazio, mettendo da parte la mania di controllo per affidarsi a un uomo solido e sicuro, riconoscendone la bellezza, rivelandola anche a lui stesso.

L'uomo viene così restituito a se stesso - Dio affida l'umanità alla donna, scrive Giovanni Paolo II nella "Mulieris Dignitatem" - e può così scoprire la bellezza di dare la sua vita per la sposa, morendo per lei, seppur giorno dopo giorno, a fettine, salvando il mondo una pratica alla volta. La cultura dominante tenta in tutti i modi di abbattere il recinto del tempio della trasmissione della vita, e di tagliare tutti i vincoli che appunto legano il sesso all'unione indissolubile tra due anime che cercano per tutta una vita di diventare una sola carne (in unam carnem, moto a luogo).

E' questo che dicono i loro corpi e questo dicono - con i loro corpi fatti di geni e cellule impastati inscindibilmente - i figli che nascono da quell'unione. Dicono che l'intimità sessuale è sacra, ed è ciò a cui Dio ha affidato la trasmissione della vita: una visione magnifica e sconvolgente.

Può essere sublime o terribile, ma non potrà mai essere neutra, né per l'uomo né per la donna. Mai il sesso potrà dunque essere normalizzato, banalizzato, ma avrà sempre a che fare con qualcosa di sconvolgente, con una dedizione che un giorno potrà anche sembrare non corrisponderci più, ma che ha toccato la nostra più profonda essenza.

Un uomo e una donna così sono reciprocamente sottomessi solo al loro cammino di conversione a Dio, e sono liberi dal pensiero dominante, dal totem della laicità, sono liberi e non manipolabili, e questo non è tollerabile dal pensiero unico. E' per questo che noi cristiani veniamo censurati.

E' per questo che in Francia ogni giorno decine di ragazzi finiscono in carcere nel silenzio generale, perché hanno indossato una maglietta con l'immagine di una famiglia, o perché hanno recitato il rosario fuori da una clinica dove si uccidono i bambini nel posto più sicuro del mondo, sotto al cuore della loro mamma. E' per questo che le persecuzioni e le uccisioni dei cristiani nel mondo vengono sistematicamente taciute.

E' per questo che chi si oppone alle teorie del gender in alcuni paesi rischia il posto di lavoro (forse leggendo l'incredibile decalogo che l'Unar, l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del ministero delle Pari opportunità vorrebbe imporre ai giornalisti, anche noi: esempio, dire "utero in affitto" sarà discriminatorio, occorrerà dire "gestazione di sostegno"), anche se le teorie di genere sono appunto teorie, e quindi andrebbero dimostrate, e comunque non imposte con la forza.

E' per questo che una giornalista norvegese, neanche particolarmente fervente, è stata rimossa dalla conduzione del tg perché indossava una croce di due centimetri al collo. Noi cristiani invece non censuriamo. Noi viviamo in una casa bella, pulita, divertente, libera, dove si respira una buona aria. Dove tutto, persino il dolore, ha un senso. Noi se vediamo qualcuno che abita in un posto brutto sporco e triste non è che ci arrabbiamo, casomai ci dispiace per lui.

Al limite lo invitiamo a casa nostra, per fargli vedere come si sta bene vivendo senza idoli, quando tutto sta al proprio posto. E se proprio siamo parecchio avanti nel cammino, ci offriamo anche di andare a casa dell'amico, a mettere a posto insieme a lui (non guardate me, io ho già i miei, di calzini da raccogliere, con dodici piedi in giro per casa).

 

Costanza Miriano Costanza Miriano Costanza Miriano Sposati e sii sottomessa COSTANZA MIRIANO COSTANZA MIRIANO SPOSATI E SII SOTTOMESSA SPOSATI E SII SOTTOMESSA COSTANZA MIRIANO COSTANZA MIRIANO COSTANZA MIRIANO

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