francesco lollobrigida enrico michetti giorgia arianna meloni chiara colosimo

MICHETTI CHI? – SE ANCHE L’IMPROBABILE CANDIDATO DEL CENTRODESTRA DOVESSE VINCERE A ROMA, NON SARÀ LUI A COMANDARE, MA I "COLONNELLI" DI SALVINI E DELLA MELONI. CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA DURIGON E IL COGNATO DELLA "DUCETTA" FRANCESCO LOLLOBRIGIDA - ANCHE LA SORELLA DI GIORGIA, ARIANNA, È ASCOLTATISSIMA, COME LA POTENTE CONSIGLIERA REGIONALE (EX “FASCIO-CUBISTA”) CHIARA COLOSIMO - “DOMANI”: “IL RISCHIO È DI RIVEDERE ROMA IN MANO A EX FASCISTI E VOLTI DELLA DESTRA SOCIALE GIÀ PROTAGONISTI DEI FALLIMENTI DELLE GIUNTE ALEMANNO E  POLVERINI”

 

 

enrico michetti 1

Emiliano Fittipaldi e Federico Marconi per “Domani”

 

Su Enrico Michetti, il semisconosciuto candidato della destra per la scalata a Palazzo Marino, ci sono ad oggi tre certezze. La prima, figlia di gaffe e surreali digressioni sulla Roma dei Cesari, è che il tribuno lanciato dalle trasmissioni su Radio Radio sembra del tutto inadeguato al ruolo di sindaco della capitale.

 

GIORGIA MELONI ENRICO MICHETTI

La seconda è che Michetti, sondaggi alla mano, è avanti rispetto ai rivali, e salvo sorprese arriverà al ballottaggio. La terza evidenza è che, dovesse vincere il duello finale contro Virginia Raggi, Carlo Calenda o Roberto Gualtieri, il docente a contratto dell’Università di Cassino, conterà poco o nulla.

 

Non solo perché privo di qualsiasi esperienza politica, ma perché scevro di consenso personale (che appare inferiore a quello delle liste che lo appoggiano) e forza politica reale. La macchina elettorale che sostiene lui e la sua vice Simonetta Matone, al contrario, è ben oliata.

 

ENRICO MICHETTI MATTEO SALVINI

Ed è guidata da uomini di Fratelli d’Italia e della Lega: in caso di successo della coppia saranno i loro dante causa, dunque, ad appaltare e smistare le poltrone di assessorati e partecipate. Con il rischio (altissimo) di rivedere Roma in mano a ex fascisti, vecchi militanti missini, raccomandati assortiti e volti della destra sociale già protagonisti dei fallimenti delle giunte di Gianni Alemanno e Renata Polverini.

 

GIANNI ALEMANNO RENATA POLVERINI

Un universo nero che dopo i disastri dei primi anni dieci si è inabissato dividendosi in fazioni diverse e litigiose, e che oggi è tornato a rioccupare posizione di vertice non solo del partito lepenista della Meloni, ma anche della Lega di Matteo Salvini, guidata a Roma dal nostalgico Claudio Durigon.

 

giorgia meloni francesco lollobrigida

Andiamo con ordine. Se ad ottobre il Cavalier Michetti (uno che paragona i vaccini anti Covid al doping della Germania dell’Est) riuscirà nell’ardua impresa, in tanti scommettono che il Campidoglio sarà militarizzato, in primis, dai colonnelli della Meloni.

 

giorgia e arianna meloni

Il più influente, ad oggi, è Francesco Lollobrigida. Cognato della “capa” (ha sposato la di lei sorella Arianna, la prima ad aver segnalato a Giorgia il tribuno radiofonico come possibile candidato civico) oggi è capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.

 

Già assessore ai Trasporti con la Polverini, “Lollo”, come lo chiamano gli amici, è diventato il suggeritore più ascoltato dalla Meloni. Non solo per via della parentela stretta, ma anche per la decisione di rivoluzionare insieme la strategia politica del partito.

 

fabio rampelli

I due, di fatto, hanno ucciso freudianamente il “padre” e mentore Fabio Rampelli, rinnegando la visione settaria dell’ex capo della sezione di Colle Oppio e della corrente dei “gabbiani” e aprendo il partito ad alleanze e pezzi della società civile dentro e fuori di Grande raccordo anulare.

fabio rampelli giorgia meloni ignazio la russa

 

Chi scambia Lollobrigida per un moderato, però, si sbaglia di grosso: post fascista con spiccate influente rautiane (nel senso di Pino, fondatore di Ordine Nuovo), da assessore regionale della Polverini inaugurò ad Affile, insieme al collega Teodoro “Er pecora” Buontempo, un sacrario dedicato al gerarca fascista Rodolfo Graziani, mausoleo che costò allora circa 127mila euro e che fu finanziato con fondi della regione. «Soldi spesi bene», spiegò Lollobrigida, nonostante le vibranti proteste dell’Anpi, l’associazione dei partigiani.

teodoro buontempo presente foto mezzelani gmt

 

Per la cronaca Graziani fu ministro della Guerra della Repubblica di Salò, e durante la guerra in Libia e in Etiopia sterminò i nemici con l’uso massiccio di gas: condannato nel 1950 a 19 anni di carcere per aver collaborato con i nazisti, morì nel 1955 ed è ancora oggi considerato, dalla destra estrema, «un patriota e vero militare».

 

RODOLFO GRAZIANI

“Lollo”, che Meloni sogna di vedere al posto di Nicola Zingaretti nel 2023, è anche l’ideatore della campagna di Fratelli d’Italia per sostituire la festa della Liberazione del 25 aprile, considerata troppo «divisiva», con il 4 novembre, anniversario della vittoria dell’Italia nella prima guerra mondiale.

 

Michetti sa che dovrà ascoltare – direttamente o indirettamente - i consigli non solo del cognato, ma anche la sorella della Meloni. La moglie di Lollobrigida, Arianna, formalmente è una dipendente precaria della Regione Lazio, assunta e riassunta da lustri dai vari gruppi consiliari della destra: l’attuale incarico è quello di responsabile della segreteria della presidente della commissione Trasparenza, la meloniana Chiara Colosimo.

giorgia meloni con la sorella arianna

 

Tutti sanno, però, che la sorella minore del leader è una dei consiglieri esterni più ascoltati nel partito. «Faccio politica del 1993 a prescindere dalle parentele, non ho mai avuto bisogno di essere raccomandata da alcuno», ha detto lo scorso settembre a chi la accusa di nepotismo.

 

Lei, in effetti, sembra preferisca raccomandare: nel 2007, quando a Viterbo fu arrestato l’assessore di An Mauro Rotelli perché accusato di aver assegnato la gestione delle mense scolastiche a una società (la Euroservice catering) in cambio dell’assunzione di alcune persone, i magistrati esibirono documenti e fax inviati da Arianna in persona alla stessa società in cui si segnalavano nomi di persone da assumere nei servizi di fornitura pasti di alcune carceri.

 

giorgia meloni francesco lollobrigidda

Al tempo dei fatti la Meloni senior era impiegata del gruppo An alla Regione Lazio, per poi approdare alla segreteria di Rampelli «Ritengo che tutti coloro che fanno politica segnalino tramite i partiti persone che hanno bisogno di lavoro. Non credo che possa essere considerato un crimine», disse candidamente, aggiungendo che l’amico Rotelli «uscirà alla grande dalla vicenda in cui si trova coinvolto».

 

MAURO ROTELLI

In effetti Rotelli, ex consigliere giuridico della meloni quando era ministro della Gioventù e oggi fedelissimo deputato di Fratelli d’Italia, fu scarcerato dopo due mesi, mentre le accuse di abuso d’ufficio e turbativa d’asta finirono in prescrizione nel 2014. La Corte dei Conti nel 2018 lo ha però condannato a pagare 70 mila euro di risarcimento d’anni al Comune di Viterbo, che un anno fa ha notificato all’onorevole l’ingiunzione a pagare.

GIORGIA MELONI CHIARA COLOSIMO

 

Al netto degli imbarazzi sui fax, un’altra vicenda giudiziaria ha creato ad Arianna qualche grattacapo: lei e il marito Lollobrigida furono infatti accusati dai magistrati di Piazzale Clodio di corruzione, nientemeno per aver favorito il costruttore Paolo Marziali nel 2009 in cambio di utilità. Per fortuna della coppia in ascesa nel 2016 la stessa accusa chiese l’archiviazione dell’inchiesta, perché gli episodi contestati ai due coniugi erano ormai troppo distanti nel tempo per l’esercizio dell’azione penale.

CHIARA COLOSIMO RENATA POLVERINI

 

Assai voce in capitolo, vincesse Michetti la corsa al Campidoglio, l’avrà anche la Colosimo, la donna forte di Fratelli d’Italia nella Capitale.

 

Per anni organizzatrice della kermesse politico-tolkeniana di Atreju, originaria della Garbatella come l’amica Giorgia, qualche incontro di pugilato alle spalle e una breve carriera da “fascio-cubista” alla discoteca Gilda, è oggi potente consigliere alla Pisana, e punto di riferimento della giovane classe dirigente ex missina a Roma.

chiara colosimo

 

Intelligente e scaltra, collanina con la croce celtica portata per anni accanto al crocifisso, qualche polemica per una vecchia intervista fatta davanti all’effige di romeno Corneliu Codrenau (negli anni ’30 fondatore della Guarda di Ferro, antisemita e vicino ai nazisti), qualche giornale a maggio aveva addirittura ipotizzato una sua candidatura a sindaca.

 

GUIDO CROSETTO E GIORGIA MELONI

Congettura accantonata subito dalla Meloni. Così come quella di incoronare candidato il mentore di tutti i “gabbiani” (Colosimo compresa), cioè Rampelli in persona. Fondatore di Fdi e principale fautore con Guido Crosetto dello strappo con il Pdl nel 2012, il maestro sa bene che i rapporti con l’apprendista si sono raffreddati da tempo, ma sperava che l’allieva gli concedesse almeno il classico promoveatur ut amoveatur, candidandolo al Campidoglio.

 

CHIARA COLOSIMO

La leader ha deciso altrimenti, non tanto perché considera Michetti più valido dell’ex precettore, ma soprattutto per evitare scontri di potere interni al partito e consentire a Lollobrigida di giocarsi le sue carte per la sfida, tra due anni, per la presidenza della Regione Lazio.

 

Rampelli nega screzi e autocandidature, e per ora dissimula il malcontento. Sa bene, però, che il pacchetto di voti che controlla a Roma è ancora rilevante, e sa che in caso di una vittoria di Michetti potrà piazzare i suoi fedelissimi in qualche posto di peso.

 

enrico michetti 4

Come già accaduto nel 2019 con Marco Marsilio, gabbiano doc e suo braccio destro storico diventato governatore dell’Abruzzo, nonostante vecchie polemiche sulla moglie Stefania Fois, che fu lambita dagli scandali sulle parentopoli di Alemanno perché contrattualizzata in Atac.

 

Trionfasse Michetti, alla costituzione della sua squadra metteranno bocca certamente anche Andrea “Peo” De Priamo, ex rampelliano di ferro e oggi amico personale della Meloni, senza dimenticare l’ex assessore di Alemanno Fabrizio Ghera e Federico Mollicone, il deputato di Fdi che due settimane fa ha seminato il panico tra i commessi della Camera che tentavano invano di strappargli di mano i cartelli contro il Green pass. «Visto? Ho ancora i riflessi da cestista», ha detto. Ma anche Federico Rocca potrebbe dire la sua: candidato nelle liste meloniane insieme a Rachele Mussolini (nipote di, ovviamente), in molti credono possa fare un’exploit di preferenze e prendersi un assessorato di peso.

CHIARA COLOSIMO

 

LEGHISTI E MISSINI

Dietro il moderatismo sornione di Michetti e Matone, però, non c’è solo l’estremismo della destra sociale dei “gabbiani”, che hanno riaccolto tra le loro fila lo stesso ex nemico Alemanno, assolto di recente dalla Cassazione per le accuse di corruzione ma non per quelle di traffico di influenze e finanziamento illecito da parte di Salvatore Buzzi della sua fondazione Nuova Italia, condanna confermata dai giudici della corte suprema. Ma pure il blocco ex missino finito nelle file della Lega di Salvini.

 

Gran cerimoniere dei sovranisti laziali è, ca va san dire, Claudio Durigon. Quanto conterà il sottosegretario all’Economia finito nella bufera prima per i rapporti personali con personaggi legati alla criminalità organizzata dell’area pontina e poi per la proposta di intitolare il Parco “Falcone e Borsellino” ad Arnaldo Mussolini (fratello del Duce e principe del regime, di cui curò la propaganda fascista su giornali e radio) dipenderà anche chi, alle amministrative romane del 3 ottobre, vincerà il derby tra nostalgici e sovranisti.

FEDERICO MOLLICONE

 

La Lega alle ultime comunali del 2016 aveva raggiunto appena il 2 per cento dei voti, contro il 12 della meloni. Nelle ultime europee del 2019, però, a Roma Salvini è arrivato al 25 per cento delle preferenze, mentre Fratelli d’Italia è rimasta ferma all’8 per cento. Percentuali, dicono gli analisti, destinate tra due mesi ad invertirsi di nuovo.

giorgia meloni francesco lollobrigida

 

Si vedrà. Di sicuro Durigon – vincesse Michetti anche grazie a un’affermazione delle liste leghiste – chiederà per i suoi almeno due-tre assessorati di rilievo, senza parlare dell’assalto alle partecipate capitoline come Ama, Atac e Acea. Ex segretario dell’assessore della Polverini Mariella Zezza, il latinense è un ex camerata dell’Ugl, il sindacato di destra di cui divenne vicesegretario, e da commissario romano del Carroccio ha usato le relazioni con l’organizzazione dei lavoratori per creare una rete di potere di tutto rispetto.

l'inchiesta di fanpage su claudio durigon 8

 

Il sottosegretario in bilico non si candiderà direttamente al Campidoglio, ma la compilazione delle liste saranno cosa sua e dei suoi sodali nel partito di Via Bellerio. Tra questi ci sono Alfredo Maria Becchetti, un notaio e semisconosciuto giudice della Figc diventato a sorpresa nuovo responsabile della Lega a Roma dallo scorso fine dicembre, Fabrizio Iadicicco e l’altro ex meloniano Maurizio Politi, vicino ai movimenti di destra pro-life e al movimento “Generazione Popolare” guidato da Edoardo Arrigo, nipote di Alemanno.

 

arianna e giorgia meloni

Ma la Lega, a Roma, ha anche il viso più rassicurante di Barbara Saltamartini. La deputata leghista è a capo di una corrente diversa da quella di Durigon, e ha deciso di candidarsi al Campidoglio su richiesta di Salvini in persona. È l’emblema del vecchio (Msi) che avanza saltando di palo in frasca: in politica da 25 anni, ha cominciato con Azione giovani e nel 2008 è stata eletta alla Camera – anche grazie al rapporto strettissimo con Alemanno – nelle file del Pdl. Si distingue negli anni per le battaglie contro l’aborto, il divorzio breve, l’eutanasia.

marsilio

 

 E per il sodalizio familiare e politico con il marito Pietro Di Paolantonio (ex alemanniano di ferro e celebre come ideatore della manifestazione di musica celtica “Fairylands”), che nel 2013 fu promosso assessore regionale dalla Polverini. I due passano nel Nuovo centro destra di Angelino Alfano, ma la Saltamartini chiede asilo alla Lega quando il progetto salta.

 

Anche lei, in realtà, sognava una candidatura a sindaca di Roma. Ma ora deve sdebitarsi con Salvini che l’ha accolta a braccia aperte, e deve appoggiare il Cavalier Michetti senza se e senza ma. Sapendo che – vincesse davvero il tribuno delle gaffe – sarebbero lei e gli altri ex camerati sparpagliati tra i partiti di destra (non va dimenticata l’area forzista che fa capo a Maurizio Gasparri) a dare le carte e a gestire il potere.

alessia e claudio durigon foto di bacco (1)claudio durigonfrancesco lollobrigida

Ultimi Dagoreport

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO

messina milleri del vecchio lovaglio

DAGOREPORT - I GIOCHI SON (QUASI) FATTI. LA MAGGIORANZA DEGLI OTTO EREDI/AZIONISTI DI DELFIN, IN PRIMA FILA LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, AVREBBERO DECISO DI ADERIRE ALL'OPAS LANCIATA DA INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA – PUR ESSENDO LA CASSAFORTE DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO, CON IL SUO 17,5% DI MPS, L’AGO DELLA BILANCIA DELLA SFIDA TRA INTESA E SIENA, NON È ANCORA DETTO. SOLO VIVENDO SAPREMO SE IL PRESIDENTE DI DELFIN, FRANCESCO MILLERI, FAVOREVOLE AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, SI ALLINEERÀ ALLA VOLONTÀ DEGLI OTTO EREDI? - CHE DECISIONI PRENDERÀ L’ANTITRUST? INTESA È AL VERTICE DEL RICCO MERCATO DELLE POLIZZE VITA E GENERALI SI RITROVEREBBE COME PRIMO AZIONISTA UN COMPETITOR - LA RIVINCITA DI CALTAGIRONE: E' “AL FIANCO DI INTESA PERCHÉ SPERA DI INCASSARE UN DIVIDENDO IN TERMINI DI POTERE NELLE GENERALI” – E CHISSA' COME LA PRENDERÀ LA VITTORIA DI INTESA GIORGIA MELONI CONTRARIA, PER TIMORI ELETTORALI, ALLO ‘’SPEZZATINO SENESE”?

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…