DIETROFRONT: IL DIGIUNO INTERMITTENTE NON FA DIMAGRIRE – SECONDO UNA REVISIONE DI 22 STUDI SCIENTIFICI, SALTARE I PASTI È MENO EFFICACE DI UNA RIDUZIONE PIÙ MODERATA DELLE CALORIE – IL MOTIVO È LEGATO A CIÒ CHE SUCCEDE QUANDO SI RICOMINCIA A MANGIARE: È FACILE CADERE IN TENTAZIONE E ABBUFFARSI NEI MOMENTI LIBERI - IL DIGIUNO METTE IN MOTO LA PARTE PIÙ ANTICA DEL CERVELLO, QUELLA CHE CI SPINGE ALLA SOPRAVVIVENZA. SE SI RESTA ENTRO UNA FINESTRA DI DIGIUNO LIEVE, LE CELLULE PERCEPISCONO LA CARENZA DI ENERGIA E PER TROVARLA UTILIZZANO CIÒ CHE NON SERVE PIÙ, PORTANDO AL DETOX. MA SE CI SI SPINGE OLTRE E SI ARRIVA A UNO STATO DI CARENZA NUTRIZIONALE CRONICA IL PERICOLO È…
Estratto dell’articolo di Elena Meli per il “Corriere della Sera – Salute”
Digiunare non fa dimagrire: tutte le versioni di digiuno intermittente, da quelle in cui non si mangia a giorni alterni alla formula in cui si digiuna due giorni a settimana, fino alle «finestre» quotidiane per mangiare limitate a otto ore, non servono a perdere chili di troppo se si è in sovrappeso od obesi.
Il verdetto senza appello arriva da una revisione degli studi sul tema condotta da ricercatori Cochrane, ente di ricerca indipendente che analizza con rigore scientifico il valore e l’efficacia delle terapie: che ci si imbarchi in un digiuno in qualsiasi forma o non si faccia nulla, la probabilità di veder scendere l’ago della bilancia è identica. Gli autori hanno analizzato 22 studi per un totale di circa 2mila partecipanti […].
«Sono stati paragonati regimi di digiuno molto diversi, ma il messaggio è chiaro: se si vuole dimagrire, quel che conta più di tutto è ridurre le calorie», commenta lo psichiatra e nutrizionista Stefano Erzegovesi.
«Senza contare che spesso si pensa di usare il digiuno intermittente per poi mangiare quel che pare e piace nei momenti di alimentazione libera: molti credono che anche così la dieta funzioni lo stesso, invece è un grosso errore».
Non solo si annulla l’effetto della riduzione calorica, c’è pure il rischio non troppo remoto di cedere più facilmente a cibi poco sani. Per di più il digiuno lancia segnali molto potenti all’organismo e al cervello, è perciò un metodo da utilizzare con estrema cautela perché, come specifica Erzegovesi, «mette in moto la parte più antica del cervello, quella che ci spinge alla sopravvivenza.
Se si resta entro una finestra di digiuno lieve, le cellule percepiscono la carenza di energia e per trovarla utilizzano ciò che non serve più, portando a un detox più economico di beveroni o altri metodi commerciali.
Se però ci si spinge oltre e si arriva a uno stato di carenza nutrizionale cronica, il pericolo di scivolare in un disturbo del comportamento alimentare è concreto: il pensiero gira sempre attorno al cibo, l’umore peggiora, aumenta il rischio di abbuffarsi appena finisce il periodo di digiuno, andando incontro ad alterazioni nell’assetto metabolico».
Il punto, insomma, è anche quel che si fa quando si ricomincia a mangiare, che sia nei 5 giorni di dieta libera dei regimi 5/2 o nelle ore in cui si concentra il cibo se si è scelta un’alimentazione «a tempo limitato»: «Se si mangia come al solito l’effetto finale sul peso è analogo a quello di una restrizione calorica, altrimenti è nullo», dice l’esperto.
«Il digiuno intermittente può essere allora un modo per venire incontro a ciò che ognuno tollera più o meno bene: per alcuni può essere più semplice imporsi un giorno senza cibo che mangiare di meno tutti i giorni, ma se si vuole dimagrire l’obiettivo è la riduzione delle calorie complessive».
Sul peso il verdetto negativo è arrivato ora, già da tempo è invece noto che sulla fisiologia e su altri parametri di salute il digiuno intermittente, quando non viene gestito con estrema attenzione, è negativo: come specifica Erzegovesi, «se si digiuna e poi si mangia “per recuperare” abbuffandosi, per la salute è peggio. […]







