CAVALCARE LE ONDE È SEMPRE PIÙ DIFFICILE - IL SURF, UNO DEGLI SPORT ACQUATICI PIU' APPREZZATI IN TUTTO IL MONDO , RISCHIA DI FARE UNA BRUTTA FINE PERCHÉ SONO SEMPRE MENO LE ONDE MARINE DI UNA CERTA RILEVANZA, LO SOSTIENE UNO STUDIO PUBBLICATO SULLA RIVISTA INGLESE “CLIMATIC CHANGE” - IL RISCALDAMENTO GLOBALE E LA GESTIONE AGGRESSIVA DELLE COSTE STANNO METTONO A RISCHIO I LUOGHI CARATTERIZZATI DALLE ONDE - IL SURF È UN PASSATEMPO ESTIVO MA GENERA AFFARI PER MILIARDI DI EURO…
Estratto da www.adnkronos.com
La tavola da surf potrebbe smettere presto di essere usata sulle onde del mare. A lanciare l’allarme è uno studio scientifico condotto dal ricercatore Dan R. Reineman della California State University Channel Islands insieme agli esperti della Save the Waves Coalition e pubblicato sulla rivista Climatic Change, secondo il quale la stragrande maggioranza delle onde da surf di rilevanza globale rischia di subire alterazioni irreversibili o di scomparire del tutto nei prossimi decenni.
Il surf, noto al mondo come disciplina olimpica e passatempo estivo, è una vera e propria industria globale da miliardi di dollari che sostiene l’economia, il turismo e l’identità culturale di centinaia di comunità costiere in tutto il mondo. Oggi, però, è a rischio: la complessa combinazione tra il riscaldamento globale e la gestione aggressiva del territorio sta mettendo a serio rischio i cosiddetti “surf break”, ovvero quei luoghi unici in cui le mareggiate oceaniche si trasformano nelle onde ideali da cavalcare.
I ricercatori hanno analizzato la vulnerabilità climatica di 57 spot da surf di fama internazionale situati all’interno di 11 Riserve Mondiali del Surf (World Surfing Reserves), distribuite in 8 Paesi. Per valutare lo stato di salute di queste “cattedrali” liquide, il team di ricerca non si è limitato ai modelli teorici, ma ha coinvolto 197 esperti locali divisi in gruppi di lavoro sul territorio.
Questo gruppo di custodi dell’oceano, formato da surfer veterani, attivisti ambientali e gestori delle riserve, ha messo a disposizione un patrimonio di conoscenza straordinario, con una media di oltre 105 anni di esperienza collettiva cumulata sul campo per ciascuno spot analizzato.
Questa profonda memoria storica si è rivelata fondamentale per interpretare i complessi mutamenti costieri e oceanografici che avvengono gradualmente nel corso del tempo.
Per comprendere la fragilità di un’onda, lo studio ha impiegato il protocollo analitico “SurfCat”, che sta a significare “Surf Break Vulnerability to Climate Change Assessment Tool”, sviluppato appositamente per tradurre l’oceanografia costiera in indici di rischio chiari e misurabili. [...]
L’analisi integrata dei dati mostra che l’89% degli spot esaminati presenta un rischio medio o elevato legato alla scarsa resilienza della linea di costa. Questo fenomeno si verifica quando il mare sale ma trova alle sue spalle scogliere artificiali, moli o strade cementificate che impediscono alla spiaggia di arretrare naturalmente, una morsa nota in gergo tecnico come “coastal squeeze” cioè “compressione costiera“.
Altrettanto grave è l’impatto dell’innalzamento dei mari, che rappresenta una minaccia media o alta per il 79% delle onde studiate: l’aumento della profondità dell’acqua sopra i fondali rischia letteralmente di “annegare” gli spot, impedendo alle onde di infrangersi con la pendenza ideale per la spinta della tavola.
Inoltre, il 75% degli spot soffre per l’alterazione dei flussi naturali di sedimenti causata da dighe o opere portuali che bloccano l’arrivo della sabbia, mentre il 65% risente delle variazioni nei venti e nelle tempeste oceaniche che possono deviare i corridoi di mareggiata storici. [...]





