antonio riello chiharu shiota yin xiuzhen

L’ARTE IMITA LA VITA – ANTONIO RIELLO: “SI SENTE DIRE SPESSO CHE NELL’ARTE CONTEMPORANEA DEL NUOVO MILLENNIO OGNI ARTISTA RAPPRESENTA L’IMMAGINARIO DI UNA COMUNITÀ. DUE MOSTRE ALLA HAYWARD GALLERY DI LONDRA, COMPROVANO QUESTA AFFERMAZIONE. LA PRIMA ARTISTA È CINESE, LA SECONDA GIAPPONESE, CAMPIONESSE DI DUE CIVILTÀ AFFINI, MA CHE SONO EVOLUTE IN MODO DIVERGENTE. YIN XIUZHEN È UNA GENIALE RICICLATRICE DI STOFFE E ABITI DISMESSI. LE SUE INSTALLAZIONI DANNO UN’IDEA DELLA GENTE COMUNE IN CINA: UN PO’ GLOBALIZZATA, MA FEDELE A UNO STILE DI VITA TRADIZIONALE. CHIHARU SHIOTA RICREA DEGLI AMPI AMBIENTI ONIRICI UTILIZZANDO NON STOFFE MA FILI DI LANA...”

Antonio Riello per Dagospia

 

riello

Si sente dire spesso che nell’Arte Contemporanea del nuovo millennio ogni artista rappresenta, in qualche forma, l’immaginario di una comunita’ di riferimento. E’ insomma lo specchio (magari curvato o frammentato) della mentalita’ e della cultura materiale di un determinato gruppo di persone.

 

Due mostre in corso alla Hayward Gallery di Londra, curate da Yung Ma, comprovano questa affermazione. Le artiste sono entrambe dell’Estremo Oriente. La prima e’ cinese, la seconda invece giapponese. Sono le campionesse di due civilta’ affini e geograficamente vicine ma che sono evolute culturalmente in modo divergente.

 

Yin Xiuzhen (1963, Beijing) e’, prima di tutto, una geniale riciclatrice seriale di stoffe e abiti dismessi. Tutto il suo vario universo creativo e’ in pratica plasmato con questi materiali di risulta: maglioni usati, abiti frusti, stracci e scampoli di tessuto. Ogni capo di abbigliamento sta per la persona che l’ha indossato.

 

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Le sue improbabili combinazioni di materiali creano comunque degli inaspettati spazi di meditazione ed interazione collettiva. Da’ vita ad un’estetica - di stampo sociologico - che richiama una sorta di caos polveroso ma organizzato e, a suo modo, efficiente. L’artista trasforma giocosamente la tradizionale frugalita’ del suo paese, ma in fondo la rispetta. Le sue installazioni danno un’idea della gente comune in Cina: inevitabilmente un po’ globalizzata, ma perlopiu’ autentica e fedele a uno stile di vita tradizionale. Siamo piuttosto lontani dal glamour internazionale delle ristrette elite cinesi che viaggiano abitualmente in Europa.

 

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La mostra alla Hayward raccoglie circa trent’anni della sua ricerca. Yin Xiuzhen e’ in generale nota per le sue biblioteche illeggibili (dove i suoi libri sono rivestiti di stracci) e soprattutto per la serie di lavori nota come “Portable Cities”: valigie aperte da cui fuoriescono dei panorami di citta’ in miniatura. L’essenza del luogo e’ distillata e materializzata in una serie di micro edifici ed oggetti. La memoria del viaggiatore difficilmente ha visto un omaggio artistico cosi’ appassionato e dettagliato.

 

All’ingresso della prima sala compare l’installazione “International Flight”: un finto nastro trasportatore - tipo aeroporto - con alcune “Portable Cities”. Sopra, sospeso, un enorme aeroplano di pezza: identita’ mobili in volo costante.

 

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“Ruined City” (1996) e’ una raccolta di oggetti impolverati e abbandonati. “My Clothes” (1995-2021) espone una serie di abiti indossati da lei stessa nel corso degli anni. “Portable Shopping Mall” (2002) ragiona sul commercio ambulante e sulla sua capacita’ di sfuggire al “caro affitti” (che anche in Cina sta diventando un bel problema). La grande costruzione fatta di stoffe rosse, “A Heart to Heart” (2025), consiste nel simulacro di un cuore dove si puo’ entrare ed incontrare altre persone (tributo all’empatia umana). “Beijing Opera” (2002) ricrea il sapore di un tipico bar popolare di Beijing.

 

La mia opera favorita comunque e’ “Collective Subconscious” (2007): la parte anteriore di un minibus e quella posteriore sono unite da una lunghissimo “corpo” (saranno almeno una cinquantina di metri) formato da migliaia di vecchi abiti. Appare per davvero come un gigantesco e impressionante bruco. Quale migliore metafora per definire una comunita’ che affronta un simbolico viaggio?

 

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Chiharu Shiota e’ nata a Osaka nel 1972 e lavora attualmente a Berlino (in queste settimane ha una mostra anche in Italia, al MAO di Torino). Ha sviluppato una sua tecnica molto precisa e riconoscibile. Ricrea degli ampi ambienti onirici utilizzando non stoffe ma fili di lana. Decine di migliaia di fili. Il risultato e’ una fitta foresta tessile nella quale si puo’ anche immaginare di smarrirsi. L’artista ricrea fisicamente dei propri spazi mentali - legati ai propri ricordi -  dove le atmosfere sono, di solito, piuttosto angoscianti. Piu’ che a dei sogni, puo’ venir da pensare a degli incubi. In qualche cosa forse ricorda le ossessioni tipiche del lavoro della (piu’ famosa) connazionale Yayoi Kusama.

 

Alla Hayward sono presenti quattro sue installazioni di grande impatto emotivo e sensoriale. “During Sleep” (2008) dove all’interno di una ragnantelona di fili neri ci sono alcuni letti (molto basici, sembrano i letti di un collegio o di un ospedale militare). In questo caso sono previste anche delle performance. “Threads of Life” (2026) e’ invece una immersiva giungla di fili rossi al centro della quale c’e’ una porta (aperta). I fili portano appesa una chiave (quindi migliaia di chiavi che suggeriscono connessioni tra altrettanti esseri umani).

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“Letters of Thanks” (2013-26) raccoglie - in una trama di filamenti rossi - centinaia di lettere di ringraziamento ai propri genitori scritte dai visitatori. Idea molto bella e commovente. Riesuma pero’ da vicino un’opera simile fatta in precedenza da Yoko Ono. Notevole anche “State of Being” (2025) - piu’ piccola delle precedenti - dove viene creato uno spazio tridimensionale che sostiene un abitino nero dell’artista. E’ come riuscire a percepire con gli occhi un potente campo elettromagnetico, decisamente affascinante.

 

Chihru Shiota ha in mostra anche una serie di piccoli disegni aggregati in grandi strutture e un video che documenta una sua performance (il suo corpo viene avvolto da centinaia di fili aggrovigliati, che sembrano dei cyborg-serpenti).

Le due artiste (bravissime) trovano ispirazione dal materiale tessile e dalla sua innata capacita’ di suscitare rimembranze di varia natura. Entrambe fanno emergere esperienze molto personali e profonde.

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XinZhen in sintesi ha una approccio piuttosto razionale, quasi storico-archeologico: fa pensare. La collega nipponica, da parte sua, si abbandona alle proprie (eleganti e un po’ gotiche) fantasie personali. Diventa spontaneo seguirla, ma in certi momenti sembra di entrare in un contorto e minaccioso videogame.

 

Hayward Gallery

Southbank Centre, Londra SE1 8XX

CHIHARU SHIOTA

YIN XIUZHEN

Fino al 3 Maggio 2026

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