novak djokovic

“LA DISCIPLINA È ALLA BASE DI QUALSIASI SUCCESSO” - LEGGERE E CONSERVARE L’INTERVISTA A NOVAK DJOKOVIC - LEGGENDO LE SUE PAROLE SI CAPISCE COME SIA RIUSCITO A DIVENTARE IL PIU’ GRANDE TENNISTA DI SEMPRE: “SENZA EVOLUZIONE, NON C’È CRESCITA. SE NON PROGREDISCI, REGREDISCI.NON SI PUÒ MAI FARE CONTO SOLO SUI TALENTI CHE ABBIAMO COLTIVATO. NON BASTANO: VANNO AFFINATI. E NE VANNO TROVATI E FATTI FIORIRE ALTRI. IERI È PASSATO, NON CONTA PIÙ. CONTANO OGGI E QUELLO CHE PUOI COSTRUIRE DOMANI - SONO FERMAMENTE CONVINTO CHE OGNI COSA CHE FACCIO IMPATTI LA MIA PERFORMANCE: COME MANGIO, COME DORMO, COME RESPIRO, COME PENSO. IO OSSESSIONATO DAI RISULTATI? PARLEREI DI DEDIZIONE, COSTANTE E TOTALE, AL TENNIS. CON UNA VOGLIA DI MIGLIORARSI, CRESCERE, EVOLVERSI SOTTO OGNI PUNTO DI VISTA. È UNA FORZA DOMINANTE, CI SI SVEGLIA OGNI MATTINA CON IL DESIDERIO DI ESSERE MIGLIORE DEL GIORNO PRECEDENTE. E NON C’È VITTORIA CHE POSSA APPAGARE QUELLA FAME”

Estratto dell’articolo di Gaia Piccardi per il “Corriere della Sera”

 

NOVAK DJOKOVIC

I serbi la chiamano inat. Descrive un intraducibile misto di testardaggine e orgoglio. «È un concetto culturale profondamente radicato nell’anima balcanica» spiega al Corriere della Sera l’uomo dei 24 titoli Slam, più tutto il resto (incluso quell’oro olimpico in singolare che a Roger Federer, epitome della bellezza e della perfezione, manca), […]: «Da noi, vede, ribellarsi a un’ingiustizia o a un’imposizione scatena inevitabilmente l’inat ».

 

A Novak Djokovic scorre nelle vene insieme al sangue. Il lupo d’inverno, il docu-film che da giovedì sarà disponibile su Prime Video in esclusiva in 240 Paesi, […] ce li ricorda uno ad uno, quei motivi.

 

NOVAK DJOKOVIC

Il folle tasso d’interesse preteso dagli usurai da Srdjan Djokovic quando il capofamiglia decise di puntare tutto sul figlio maggiore, ex sciatore eccezionalmente portato per il tennis, proprio come Jannik Sinner. I bombardamenti della Nato su Belgrado, durati 78 giorni, durante la guerra del Kosovo. L’etichetta di cattivo affibbiatagli dall’ufficio stampa degli Dei del tennis, quando l’intruso cominciò ad intromettersi nel patto d’acciaio tra i duellanti con il pedigree, Roger Federer e Rafael Nadal, a quota 12 e 3 Major quando lui, il brutto anatroccolo, si affacciava per la prima volta sui possedimenti altrui.

 

novak djokovic

E infine le personalissime posizioni su spiritualità, vita immateriale e vaccini, culminate con la clamorosa sconfitta del libero arbitrio — il kappaò più severo mai incassato dal Djoker —, con il fermo a Melbourne nel gennaio 2022 e l’espulsione dall’Australia.

 

C’è tutto, nel film. Ogni topos della narrazione djokoviciana è esplorato con la sentita partecipazione della moglie Jelena, degli amici, dei parenti e degli storici avversari. Si completa, così, il rebranding del fuoriclasse capace di forzare il binomio più saldo dello sport fino a trasformarlo in un marchio di nuovo conio, i Big Three, 66 Slam in tre nell’arco di quattro lustri: il forziere d’oro che Sinner sta provando ad espugnare.

NOVAK DJOKOVIC

 

Novak, quale momento della sua incredibile esistenza ha forgiato maggiormente la sua inat?

«È impossibile distinguere le fasi della mia crescita e della mia formazione di uomo […] mi sono sempre sentito un guerriero, uno che non è mai stato autorizzato ad arrendersi. Perseveranza e resilienza sono un regalo del passato e della storia che ho attraversato. […]».

 

Si sforzi, però. Ne scelga uno.

«Se proprio devo, allora dico l’infanzia. […] Nei primi 15 anni […] avevo già sperimentato la guerra, l’orrore delle bombe che cadono dal cielo, le notti nei rifugi con la mia famiglia e la mia gente, l’ansia che quegli aerei potessero tornare a volare sopra Belgrado e a portare la morte nel mio popolo».

 

L’ingiustizia della guerra, inflitta a un bambino di 12 anni, le ha dato anche un bagaglio di rabbia da gestire? In fondo, se incanalata in modo costruttivo e non distruttivo, la rabbia è forza.

novak djokovic vomita a shanghai

«Forse, ma oggi non guardo più al mio passato con alcun tipo di risentimento o di emozione negativa. Al contrario, vedo quel periodo come essenziale elemento di chi sono diventato […] Tornando indietro, non cambierei nulla: la guerra era l’ingrediente che ci voleva perché io potessi arrivare ad avere la vita bellissima che conduco. Sarò eternamente grato all’esistenza per come mi ha forgiato […]».

 

[…] Uno dei passaggi più teneri del film è il momento in cui porta la coppa del primo Wimbledon a Jelena Gencic, la maestra di tennis che per prima credette nel suo talento. Era il 2011.

NOVAK DJOKOVIC E CARLOS ALCARAZ

«Ecco, adesso mi commuovo come ogni volta che parlo di lei…». […] «Jelena se n’è andata nel 2013: era una persona incredibile, siamo stati vicinissimi. I miei genitori mi hanno messo nelle sue mani quando ero un bambino […] si sono fidati che Jelena mi formasse come essere umano, prima che come tennista.

 

Ho speso ore incalcolabili con lei in campo e a casa sua, a guardare videocassette in bianco e nero di vecchi match. L’influenza di Jelena su di me è stata enorme: mi ha insegnato ad apprezzare la musica classica, a fare visualizzazioni, a respirare in modo che non sia solo un atto meccanico. Tutto ciò a un’età, 9-10 anni, in cui tutto quello che ti insegnano ti rimane appicciato addosso. È da quei valori, insieme a quelli che mi hanno trasmesso mia madre e mio padre, che è partito tutto. Jelena è stata più di un’allenatrice: è stata la mia guida spirituale a un approccio multidisciplinare e multi-olistico alla vita, che non avrei più dimenticato».

novak djokovic

 

Multi-olistico?

«Sì. Sono fermamente convinto che ogni cosa che faccio impatti la mia performance: come mangio, come dormo, come respiro, come penso. Come mi porto in giro per il mondo, insomma. Senza Jelena Gencic non sarei Novak Djokovic. Ecco perché andarla a trovare a casa sua, a Belgrado, con la prima coppa di Wimbledon è stato uno dei momenti più belli e preziosi di tutta la mia carriera. La ringrazio di averla nominata».

 

novak djokovic

Se potesse tornare indietro e incontrare il giovane e impaurito Novak con la sapienza di oggi, che consiglio gli darebbe che gli sarebbe stato utile all’epoca?

«Gli direi di non rinunciare mai ai sogni, anche quando gli ostacoli sembrano enormi e le circostanze sono avverse. C’è sempre un modo, una via. E c’è sempre una persona, al mondo, disposta ad aiutarti a nutrire quei sogni: va solo trovata. Gli spiegherei che la disciplina è alla base di qualsiasi successo. Che costruire una routine di abitudini sane lo porterà a qualsiasi […] E gli imporrei di avere pazienza: quando si è giovani si vuole tutto, e subito; invece è vivere nel presente, qui e ora, la chiave per un’esistenza consapevole».

novak djokovic

 

Forse il piccolo Novak, sia pure inconsciamente, sapeva già tutto.

«Quel che non sapevo è che senza evoluzione, non c’è crescita. […] se non progredisci, regredisci. Non c’è alternativa. Quindi non si può mai fare conto solo sui talenti che abbiamo coltivato fino a quel momento. Quei talenti non bastano: vanno affinati. E ne vanno trovati e fatti fiorire altri. Ieri è passato, non conta più. Contano oggi e quello che puoi costruire domani».

 

«Il lupo d’inverno» finisce con la vittoria in cinque set a Melbourne su Sinner, lo scorso gennaio. Noi giornalisti scriviamo che Jannik è cresciuto a sua immagine e somiglianza ma lei, Novak, si rivede in Jannik?

novak djokovic

«I punti di contatto non mancano […] Entrambi veniamo dalle montagne, lui dell’Alto Adige e io della Serbia. Avevamo scelto lo sci come sport, abbiamo lasciato casa a 13 anni, siamo stati costretti a diventare uomini in fretta, lontano dalla famiglia e dagli affetti.

Non c’è alcun dubbio che lo sci ci abbia dato l’elasticità, i movimenti, la capacità di scivolare su ogni superficie: la flessibilità delle caviglie origina dalla neve tanto quanto l’equilibrio e la coordinazione tra arti superiori e inferiori. […] le similitudini abbondano anche lì. Quindi, per risponderle in breve: sì, mi rivedo in Sinner».

 

Jannik è ossessionato dal risultato quanto lei.

novak djokovic

«Non parlerei di ossessione ma di dedizione, costante e totale, al tennis. Osservo la sua e mi ci ritrovo completamente: la voglia di migliorarsi, crescere, evolversi sotto ogni punto di vista. Jannik, come me, non si accontenta mai. Ha la mentalità del campione […] È una forza dominante, […] si sveglia ogni mattina con il desiderio di essere migliore del giorno precedente.

 

E, mi creda, non c’è vittoria che possa appagare quella fame, nemmeno 24 titoli Slam. Al di là del tennis, è l’aspetto del carattere che più mi avvicina a Sinner. Il tennis è uno sport individuale: non esistono sostituzioni, non puoi fermarti cinque minuti a bordo campo mentre il gioco procede, non ci sono compagni che possono aiutarti. Sei solo con te stesso. Se hai un giorno no, sei fuori. Il tennis è spietato, brutale. Ogni tanto mi dicono: Nole, sei come Leo Messi… Magari! A 39 anni mi piacerebbe giocare soltanto 90 minuti». […]

novak djokovic con i guanti

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