MALAGO' E LA MOSSA DEL CAVILLO - GRAMELLINI: "I NEMICI DELL'EX CAPO DEL CONI HANNO AGITATO UN VIZIETTO DI FORMA PER INVALIDARNE LA NOMINA A PRESIDENTE FIGC. POI SI SONO INVENTATI UNA CONTROMOSSA AFFINCHE' TUTTO RIMANESSE COM’ERA. D’ALTRONDE, SIAMO LA PATRIA DI MACHIAVELLI E DI GIUSEPPE CONTE. AVEVA RAGIONE FLAIANO: IN QUESTO PAESE LA LINEA PIU' BREVE TRA DUE PUNTI RIMANE L’ARABESCO" - ZAZZARONI: “SONO CONVINTO CHE IL NUMERO 1 DEL CONI BUONFIGLIO SIA STATO SPINTO A IMMOLARSI TANTO DALL’ESTERNO QUANTO DALL’INTERNO DEL PALAZZO. GLI È MANCATO IL CORAGGIO DI OPPORSI: 'CHE CAZZO MI FATE FARE?'. SAREBBE PASSATO ALLA STORIA, MA SE UNO IL CORAGGIO NON CE L’HA...” – VIDEO
Massimo Gramellini per corriere.it
È impossibile tradurre in qualunque lingua diversa dall’italiano quel che è appena successo ai vertici del nostro calcio, dove il presidente Giovanni Malagò è stato sostituito dal commissario Giovanni Malagò, il quale avrà il gravoso compito di indire al più presto l’elezione del nuovo presidente Giovanni Malagò.
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GIOVANNI MALAGO' LUCIANO BUONFIGLIO
In estrema sintesi: i nemici di Malagò, alcuni dei quali erano suoi amici, hanno agitato un vizietto di forma per invalidarne la nomina a presidente. Poi, preoccupati per le conseguenze e le possibili ritorsioni, si sono inventati una contromossa affinché tutto rimanesse com’era. D’altronde siamo la patria di Machiavelli e di Conte, che è riuscito a fare il premier con la Lega e subito dopo con il Pd senza toccare terra tra un’acrobazia e l’altra. Il Malagò uno e trino risponde persino a una logica di buon senso. All’italiana, s’intende. Aveva ragione Flaiano: in questo Paese la linea più breve tra due punti rimane l’arabesco.
Ivan Zazzaroni per il Corriere dello Sport - Estratti
Avrei preferito che Giovanni Malagò avesse affrontato il giudizio della Giunta Coni. Anche perché sarebbe stato interessante capire una volta per tutte la misura, il livello di chi la rappresenta. Mi sarebbe piaciuto vedere arrivare fino in fondo il presidente della Federcalcio, ottenere da lui una reazione più umana che politica a quello che è stato (e resta) un attacco politico e ad personam, checché ne dica il Ministro per lo sport.
Sarebbe stato bello verificare anche il senso di responsabilità dei membri del Consiglio, molti dei quali avrebbero incontrato non poche difficoltà nell’affrontare il voto palese. Allora, sì, che ci saremmo divertiti.
Niente di tutto questo è avvenuto. Ha infatti prevalso un compromesso tutt’altro che storico (by Gianni The Old Fox Petrucci?) e la figura rimediata dai protagonisti di questa farsa consegna alla gente l’immagine di un Paese allo sbando anche dal punto di vista delle istituzioni sportive.
Ci siamo fatti ridere dietro: s’è perso altro tempo, si sono bruciate energie, sono saltati rapporti e insomma lo sport italiano è uscito con le ossa sgretolate. In altre parole, è mancata la rottura definitiva con un passato di tecniche e strategie non più tollerabili.
Da questa vicenda Malagò esce comunque rafforzato anche se, per salvare capre (tante) e cavoli (suoi), ha preferito accontentarsi della vittoria ai punti.
andrea abodi luciano buonfiglio e giovanni malago foto mezzelani gmt 109
(…) Quanto al numero 1 del Coni, Luciano Buonfiglio, sono convinto che sia stato spinto a immolarsi tanto dall’esterno quanto dall’interno del Palazzo. Gli è mancato il coraggio di opporsi: «Che cazzo mi fate fare?». Sarebbe passato alla storia, ma se uno il coraggio non ce l’ha...
LE PAROLE DI BUONFIGLIO E MALAGO’
Da gazzetta.it - Estratti
Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, in conferenza stampa: "Mi sono convinto a fare questo percorso arrivando a percepire il punto focale che era il rispetto delle regole, cosa che è stata sancita col tesseramento mancante. Raccontiamoci quello che volete ma le regole sono le regole, non potevo permettere di far passare il mancato tesseramento. Malagò è stato vittima di un mal funzionamento.
Mi sono chiesto allora: perché deve pagare lui? E allora ho deciso di far fare a lui il commissario… Giunta e Consiglio hanno votato all’unanimità. Meglio di così direi che non si poteva fare.
Malagò per me è stato vittima, ci voleva qualcuno che gli facesse notare la mancanza del tesseramento. Prima di una elezione, bisogna che ci sia una verifica dei requisiti, che è saltata. Non ci sono vincitori e vinti in questa storia, si è ribadito il rispetto delle regole. Le regole vanno rispettate, non si deve creare un precedente". E sul caso-Bianchedi, con la possibilità che torni nel ruolo di capo delegazione: "Mi auguro che vengano respinte le dimissioni. La fiducia significa altro, il parere contrario fa parte della dialettica".
andrea abodi luciano buonfiglio e giovanni malago foto mezzelani gmt 110
LE PAROLE DI MALAGÒ— Le prime parole di Giovanni Malagò dopo il voto di Giunta e Consiglio: "Io penso che chi ha seguito la vicenda sia in grado di valutare se io sia uno sconfitto o un vincitore. Magari non c'è uno sconfitto o un vincitore. Dire che ci sono state incomprensioni con Buonfiglio mi pare che sia affettuosamente eufemistico. Ho ricevuto una chiamata da Buonfiglio che mi ha chiesto di incontrarlo, c'è stata una proposta che mi sento di condividere in pieno, come confermato prima da tutti i colleghi di Giunta, nessun escluso, senza che nessuno sia stato condannato a non esprimersi, poi anche dal Consiglio nazionale".
andrea abodi luciano buonfiglio e giovanni malago foto mezzelani gmt 109
Poi il suo punto di vista sulla vicenda e sull'ok alla nomina a commissario: "L'ho fatto per amore dello sport, del Coni, dei miei colleghi di Giunta e Consiglio, per evitare imbarazzi perché per molti sarebbe stato complesso. L'ho ritenuto una cosa giusta. Lo sport autonomo dalla politica? Ora mi sento tranquillo, in questo senso ci sono stati dei ragionamenti di buon senso. Io penso sia una vittoria del buon senso, della logica delle cose. Mi sento più responsabilizzato, ritrovarsi commissario senza alcun tipo di vice, con un mandato molto chiaro...".
I prossimi passi sono evidentemente su un doppio binario: la prosecuzione della sua attività e il processo che porterà alle nuove elezioni. "Ci sono minimo 60 giorni per indire le elezioni, quindi fino al 7 dicembre - ha detto Malagò -. Mi sembra che la prima data fattibile sia il 14 dicembre. Si andrà a elezioni, non perdiamo del tempo". In chiusura, le sue considerazioni con la comprensibile punta di veleno post-braccio di ferro: "Il calcio sempre dalla mia part? Non so come si possa pensare che non lo sia.
È stata una vicenda difficile, imbatazzante ma così è la vita. È confermato che ho la schiena dritta. Se Diana Bianchedi tornerà capo delegazione? Il presidente Buonfiglio mi ha anticipato questa sua volontà e ha fatto richiesta espressa in Giunta, dice che mi manderà una lettera. Gli ho detto che è un tema che si potrà affrontare ma credo sia una cosa che dovrà affrontare il presidnete, non il commissario. Domani vado a Berlino e sto tre giorni in Uefa, vedrò Ceferin".
Il sorriso si allarga solo parlando del bel momento della Nazionale di Mancini, che Malagò ha voluto in panchina: "Sono molto felice del percorso della Nazionale, vedo anche gli italiani felici. Ci saranno momenti difficili ma mi darete atto che ho partecipato a molte conferenze stampa, praticamente non ho mai dormito. C'è un progressivo entusiasmo. Ieri la partita ha avuto il 40% di share, 8 milioni di persone, con quasi 4 milioni di italiani che hanno seguito i commenti dopo la partita. Penso che il merito sia di Mancini, dei ragazzi, di Claudio Ranieri".



