“MI GIOCO LA CARRIERA” – DOPO UN ANNO DI JUVE, LUCIANO SPALLETTI E’ SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI. C'ERA ENTUSIASMO PER IL SUO ARRIVO. POI, PERÒ, SI È PERSO PER STRADA FINO AL CRASH DELLA MANCATA QUALIFICAZIONE CHAMPIONS. E DA LÌ NON SI È PIÙ RIPRESO. È DIFFIDENTE NEI CONFRONTI DI CARNEVALI E MASSARA, CHE CHIAMA "I DIRETTORI", SI RENDE PROTAGONISTA DI USCITE COMPOSTE, FRA CUI QUELLA SU KOLO MUANI E IERI CON L’ALLENATORE DEL CAGLIARI, PISACANE. UNA USCITA PIÙ CHE EVITABILE, NON DA JUVENTUS. O ALMENO DISTANTE ANNI LUCE DALLA POSTURA DELLA JUVENTUS VINCENTE… - VIDEO
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(…) Spalletti continua: "Da un punto di vista mio io non mi gioco il risultato della partita stasera, io mi gioco il finir bene una carriera. Ho quasi 70 anni e devo finir bene la carriera.
Siamo a quei livelli lì, voglio far bene: non penso al risultato della partita, che ti manca, ma è stata fatta una grande prestazione e questo va detto ai ragazzi. Se giocano sempre così se ne vincono tante, ma è vero che come finalizzazione…
Per esempio Kolo ha fatto gol nel traffico e nei momenti sono difficoltosi da portare a casa, è stato bravo ad anticipare l’avversario, si è fatto disturbare anche troppo per lo spazio che si era creato. C’è solo da aumentare quella cosa lì: bisogna che faccia i complimenti, oltre ad essere un po’ arrabbiato perché sono partite da vincere".
SPALLETTI
Giuseppe Alberto Falci per ilnapolista.it
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È trascorso quasi un anno da quando Luciano Spalletti ha varcato l’ingresso della Continassa (il 30 ottobre 2025). Un anno in cui di fatto non è successo nulla per i colori bianconeri. Per utilizzare un’espressione cara a José Mourinho la bacheca è rimasta immutata: zero tituli. Si dirà che la stessa storia si ripete ormai da un lustro.
L’ultimo ad alzare lo scudetto è stato Maurizio Sarri, il ritorno di Max Allegri non è stato dello stesso tenore del primo ciclo, seppur con una vittoria non banale della Coppa Italia contro l’Atalanta di padre Gasperini. Da queste parti si preferisce poi non ricordare Thiago Motta che è stato un grande abbaglio, come del resto lo è stato il governo di Igor Tudor. Dopo questa vacatio è stato il turno di Spalletti da Certaldo che è arrivato dal fallimento in nazionale ma portando in dote il successo del Napoli di Kvara e Osimhen.
Ecco Spalletti è parso all’inizio presentarsi in punta di piedi. Rispettoso della storia della Juventus, della lussuosità del centro sportivo e di una squadra che a suo avviso “è composta da giocatori di prima fascia”.
Nelle prime settimane scocca l’amore tra il tecnico e la tifoseria. Spalletti risale la china in campionato e in Champions League – la vittoria a Bodo è forse il punto più alto della storia recente – poi si ritorna in modalità decrescita felice visto che larga parte della tifoseria e della stampa sportiva sostiene Spalletti e chiede tempo per il tecnico bianconero. Il finale di stagione è drammatico: Juve fuori dalla Champions e zero tituli.
Da quel momento qualcosa si rompe. Spalletti entra in modalità, adesso vi spiego io come funziona – ha dalla sua l’alibi di aver richiesto a gennaio una punta e di aver incassato solo Boga. L’allenatore bianconero interviene, discute con Comolli, infine accoglie con freddezza il duo Massara-Carnevali.
La stima c’è ma la diffidenza è reciproca. Spalletti reclama un grande mercato, Carnevali e Massara fanno quello che possono in un contesto non facile, visto che Madama deve smaltire vecchi contratti e una serie di uscite. Ma è la comunicazione di Spalletti che appare inadeguata, irrispettosa nei confronti di due professionisti come Massara e Carnevali – che chiama “i direttori” – e poco da Juventus per alcune uscite composte, fra cui quella su Kolo Muani. Infine, l’episodio di ieri con l’allenatore del Cagliari, Pisacane. Più che evitabile, verrebbe da dire. Non da Juventus. O almeno distante anni luce dalla postura della Juventus vincente.



