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CON TRUMP, GLI STATI UNITI SEMBRANO LA RUSSIA – COME A MOSCA PUTIN FAVORISCE E ARRICCHISCE IL SUO “CLAN”, A WASHINGTON PROSPERA LA NUOVA OLIGARCHIA DEI MUSK, ALTMAN, BEZOS, ZUCKERBERG – GLI ULTRA-RICCHI NON SOLO FINANZIANO LA POLITICA, MA ASSUMONO RUOLI CONSULTIVI NEL GOVERNO E INTERVENGONO NELLE SCELTE POLITICHE, CON UN CONFLITTO DI INTERESSI MAI VISTO PRIMA. ALIMENTATO DAL “DERAGLIATO MENTALE DI MAR-A-LAGO”, CHE USA SPUDORATAMENTE IL SUO RUOLO PER ARRICCHIRE SE STESSO E LA PROPRIA FAMIGLIA...

TRUMP E I NUOVI OLIGARCHI D’AMERICA: IL GOVERNO DEI MILIARDARI CHE HA CONQUISTATO LA CASA BIANCA

Estratto dell'articolo di Anna Lombardi per www.repubblica.it

 

elon musk donald trump

Il presidente immobiliarista, si sa, ha messo insieme il governo più facoltoso della storia degli Stati Uniti: la rivista economica Forbes stimava che la somma delle fortune dei suoi principali consiglieri si aggira sui 7,5 miliardi di dollari. Più del doppio dei 3,2 miliardi combinati del primo gabinetto Trump, e ben lontani da quei “poveracci” dell’amministrazione Biden, che possedevano "appena” 110 milioni di dollari complessivi.

 

Se poi a quella dei suoi ministri si aggiunge anche la fortuna di Trump, la cifra tocca la bellezza di 14 miliardi di dollari. Insomma, un'élite economica ha saputo trasformare le sue immense ricchezze in un'influenza politica tangibile: un po’ com'è avvenuto in Russia con gli oligarchi.

 

Donald Trump e Larry Ellison

La ristretta cerchia di ultraricchi che gravitano intorno a Trump non solo gode di un accesso privilegiato al presidente degli Stati Uniti: ma domina anche il panorama mediatico e l'economia tecnologica. Hanno, insomma, piena influenza sulle leve del potere.

 

I sostenitori dell'amministrazione parlano di “esagerazioni”: Trump, dicono, è solo un presidente che sostiene le imprese e collabora con la finanza e l'industria per raggiungere i suoi obiettivi. Ma le cose, nota il Financial Times che ai nuovi oligarchi americani dedica un paginone, sono più complesse.

 

sam altman a cena alla casa bianca

I magnati ultra-ricchi, soprattutto di Silicon Valley, sono ormai penetrati nell'ecosistema politico di Washington: assumendo ruoli consultivi nel governo, coltivando legami a Capitol Hill e intervenendo sulle questioni del momento, dall'intelligenza artificiale alla politica industriale.

 

Partecipano a cene sfarzose, donano milioni di dollari a progetti di raccolta fondi della Casa Bianca e vengono fotografati con Trump mentre promettono investimenti strabilianti su territorio americano. Molti hanno beneficiato di agevolazioni e politiche a vantaggio delle loro aziende e, in alcuni casi, di lucrosi contratti governativi del valore di miliardi di dollari.

mark zuckerberg lauren sanchez jeff bezos sundar pichai elon musk foto lapresse

 

E se i magnati del passato, i vari Rockefeller, Astor, Morgan, Carnegie, Vanderbilt e via dicendo, “espiavano” il benessere facendo filantropia, finanziando ampiamente le istituzioni pubbliche, i neo-miliardari del settore tecnologico mostrano completa indifferenza ai loro doveri verso la società. [...]

 

Tutta colpa di una sentenza del 2010 che ha spalancato le porte al denaro nella politica. Secondo l'organizzazione progressista Americans for Tax Fairness, i ricchi americani fino ad allora investivano in politica mediamente 30 milioni di dollari a testa. Ebbene: nel ciclo elettorale del 2024, sono stati staccati assegni per ben 2,6 miliardi di dollari, la metà dei quali provenienti da tre soli Paperoni: Elon Musk, Miriam Adelson e Timothy Mellon che hanno versato oltre un terzo dei circa 1,5 miliardi di dollari spesi per far vincere Trump.

[...]

 

donald trump e elon musk

Non è certo un caso che i leader del settore tecnologico abbiano elogiato l'approccio non interventista dell'amministrazione Trump nei confronti dell'Intelligenza artificiale. E infatti durante un incontro alla Casa Bianca lo scorso settembre, Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha affermato che avere «un presidente così favorevole alle imprese e all'innovazione rappresentava un cambiamento molto positivo».

 

A presagire quel che stava succedendo, ci aveva provato l’ex presidente Joe Biden che nel suo discorso di commiato dello scorso anno, aveva dato l’allarme: «sta emergendo una nuova oligarchia americana, pericolosa concentrazione di potere nelle mani di pochi ultraricchi».

 

miriam adelson 2

Peccato che avesse omesso un dettaglio importante: i grandi donatori esercitano lo stesso tipo d’influenza anche sul suo partito. Numerosi miliardari hanno donato decine di milioni (anziché centinaia) alla campagna di Kamala Harris.

 

Tra i suoi donatori ci sono infatti il cofondatore di LinkedIn Reid Hoffman, voce influente nei dibattiti democratici sulla regolamentazione dell'intelligenza artificiale, il finanziere George Soros, l'ex sindaco di New York Michael Bloomberg, il cofondatore di Facebook Dustin Moskovitz e la filantropa Laurene Powell, vedova del defunto CEO di Apple, Steve Jobs.

 

D’altronde, anche fra i democratici ci sono Paperoni che fanno politica attiva: il governatore dell’Illinois JB Pritzker, erede della fortuna degli hotel Hyatt e uno degli uomini più ricchi d'America, è anche lui un papabile per la corsa alla Casa Bianca 2028.

 

JOE BIDEN E KAMALA HARRIS

E pensare che Donald Trump ha vinto due volte le elezioni presentandosi come il paladino della gente comune, l’antiestablishment per eccellenza, il nemico delle élite consolidate. E invece, la sua presidenza le ha semplicemente consolidate.

donald trump sam altman

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