gran turismo world series

DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA, ARRIVANO A MILANO PRESSO IL TEATRO GIORGIO GABER TUTTO ESAURITO, LE PRESTIGIOSE GARE AUTOMOBILISTICHE DI "GRAN TURISMO WORLD SERIES", E-SPORT BASATO SULLA SETTIMA VERSIONE DEL CELEBERRIMO VIDEOGAME DI PLAYSTATION. COMPETIZIONI COINVOLGENTI ED EMOZIONANTI DURANTE LE QUALI LA SOTTILE LINEA TRA VIRTUALE E REALTÀ SI FA QUASI EFFIMERA... - VIDEO

Federico Ercole per Dagospia

 

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Si svolta al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano tutto esaurito per l’occasione la prima tappa -o meglio “round”, un po’ come nei fighting games- del Gran Turismo World Series, torneo e-sport gareggiato con il celeberrimo simulatore di gare automobilistiche di PlayStation.

 

Si tratta di un evento prestigioso di risonanza mondiale, la prossima tappa sarà ad esempio Tokyo, poi Singapore e poi in giro per il pianeta per tutto l’anno; gare durante le quali i campioni del gioco selezionati in base alle loro prestazioni di giocatori online si sfidano in circuiti simulati con un effetto di realismo sfrenato che risulta assai spettacolare e coinvolgente, persino per chi non se ne intende un granché di automobilismo, come chi qui scrive d’altronde, che preferisce camminare persino in Gran Theft Auto.

 

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C’è inoltre da aggiungere che a differenza delle gare “vere”, perché anche queste a modo loro lo sono, questo sport virtuale è più democratico perché non richiede patrimoni per essere esercitato e esclude inoltre il pericolo di incidenti gravi e mortali. Il virtuale ha i suoi indubbi pregi. C’è stato un tifo davvero sportivo, rispettoso dei concorrenti qualunque fosse la loro nazionalità, insomma una correttezza rara quando si tratta di pubblico, bandiere e agonismo.

 

Insomma, vedere questi corridori elettronici produrre “forme uniche nella continuità dello spazio” è stato più emozionante di quanto credessi, un’esperienza futurista persino fantascientifica ma al contempo davvero umana, grazie alla presenza dei giovani sul palco immersi in una concentrazione totale. Non ho citato a sproposito il titolo della scultura di Umberto Boccioni, perché una sua riproduzione rappresenta la coppa delle Gran Turismo World Series, una scelta quantomai ispirata.

 

DUE COPPE

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Il torneo, che si “gioca” sulla settima versione del videogame PlayStation inventato da Kazunori Yamauchi di Polyphony Digital,  presente alla competizione, è composto da due coppe diverse.

 

La prima è la Nations Cup per la quale competono piloti che gareggiano sotto la bandiera della propria nazione d’origine; la seconda è la Manufacturers Cup, per la quale si rappresentano i costruttori di automobili come Ferrari, Porsche, Nissan, Mercedes etc…

 

C’è prima un gara di classificazione per stabilire l’ordine di partenza e quella della Nations Cup è stata molto suggestiva, perché si è svolta per strade sarde con i piloti a bordo di macchine d’epoca. C’è stata qui la sorpresa del diciottenne spagnolo Moreno, esordiente, che è riuscito a fare il tempo migliore.

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Purtroppo poi nella gara definitiva, svoltasi nel circuito di Monza, l’emozione ha giocato a Moreno il cosiddetto “brutto tiro” condannandolo ad un errore fatale ma per fortuna solo virtuale. La Nations Cup, per la quale ha partecipato anche il campione italiano del 2021 Valerio Gallo, è stata vinta dallo spagnolo Urra, seguito dal bravissimo connazionale Serrano; al terzo posto il giapponese Miyazono diventato, dopo l’esperienza virtuale delle World Series, anche pilota di successo nella realtà.

 

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È stata una gara tesa, emozionante perché così sentita, e per un realismo atletico impressionante; non solo, ci si può perdere persino nella contemplazione dei panorami, delle nuvole, degli alberi, dei riflessi luminosi sulle auto. Quindi queste gare sono anche un’esperienza estetica.

 

La Manufacturers Cup è stata invece gareggiata sul micidiale, perché lunghissimo e cattivo, circuito Nurburgring di Norimberga, percorso addirittura in senso inverso per l’occasione. Qui ha vinto Serrano che pilotava una Porsche, seguito da Kroll su una Ferrari e da Balding su una Mercedes.

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LA SOTTILISSIMA LINEA TRA VIRTUALE E REALE

Così sottile che, appunto, quasi non esiste. Ci vuole un allenamento fisico e psicologico assai intenso per partecipare a queste gare, oltre che una conoscenza certosina dei bolidi numerici pilotati. Non si usano dei controller convenzionali, ma volanti e pedali. L’automobile è sempre un artificio, che sia di milioni di pixel o di metallo.

 

E vale la pena ripeterlo, sbagliare, per quanto doloroso emotivamente non lascia i piloti “straziati tra lamiere contorte”.

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