DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - TORNANO I NERBORUTI FANTA-SOLDATI DELLA CELEBRE SERIE DI MICROSOFT IN “GEARS OF WAR E-DAY”, SESTO EPISODIO CHE FUNGE DA PROLOGO, RACCONTANDO DEL GIORNO PRIMO IN CUI I MOSTRI SORGONO DALL’ABISSO - UNO SPETTACOLARE MA DISCONTINUO “SPARATUTTO” IN TERZA PERSONA CHE TALVOLTA RAGGIUNGE QUASI I FASTI DEGLI INARRIVABILI SECONDO E TERZO EPISODIO. TANTE SPARATORIE, QUALCHE RARO BRIVIDO, VIOLENZA E MELODRAMMA PER UNA SCIENCE-FICTION SOLO TRITA IN APPARENZA… - VIDEO

Federico Ercole per Dagospia

 

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E venne il giorno, dei mostri. Mentre a Kalona, sul pianeta colonizzato Sera, si celebra la fine di una guerra con una cerimonia più luttuosa che festosa, ecco che dal profondo emergono quelle che saranno nominate Locuste, esercito di creature distruttive nate da orrendi esperimenti che nel corso degli anni sono cresciute e mutate, muovendosi infine unite in un micidiale esercito per annientare l’umanità.

 

Nella loro bestiale violenza qualche ragione d’odio ce l’hanno pure, d’altronde, lo sanno ormai tutti, “se guardi nell’ abisso, l’abisso guarda in te”. È la natura dei mostri infatti la cosa più interessante di Gears of War, che lo emancipa da ciò che è trito.

 

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Torna dunque Gears of War, sparatutto in terza persona il cui primo episodio uscì durante quegli indimenticabili primi anni di XBox 360,  seguito poi da quei due capolavori dell’azione con proiettili e di una narrazione retorica, esagerata ma suggestiva ed epica anche quando più lacrimosa, che sono il secondo e il terzo episodio.

 

Poi, nel corso del tempo la serie si è annacquata nel pedissequo, perdendo i suoi inventori di Epic Games e passando a The Coalition, trascorrendo da episodi insignificanti e noiosi come il quarto ad altri più interessanti, perché il quinto merita davvero di essere giocato.

 

 Ecco quindi per XBox e PC il sesto episodio canonico di questa serie di punta e così rappresentativa della console di Microsoft, disponibile anche con l’abbonamento Game Pass: Gears of War E-Day, che funge da preludio di tutta la saga, svolgendosi anni prima degli eventi del primo e raccontando proprio il giorno maledetto dell’arrivo delle Locuste.

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 Gli appassionati di questa fantascienza alla Starship Troopers di Verhoeven (più che il romanzo di Heinlein dal quale è tratto il film) ma senza la grandezza e l’ironia della sua regia, lo gradiranno senza dubbio; perché che lo si giochi da soli o in cooperativa o nelle sue varie modalità online, E-Day è un gioco per lo più riuscito e talvolta nel corso dei cinque atti della sua “campagna” principale addirittura quasi bello come i migliori Gears of War, che non è poco.

 

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SUPER SOLDATI, MA UMANI

Questi “ingranaggi della guerra” non sono bestie da combattimento senza anima,  lo hanno già dimostrato durante tante melodrammatiche loro storie di lutto e tragedie personali; sono persino inclini a una loro ribellione contro ordini scellerati e al servizio dell’umanità più che del sistema. E per questo non possono che essere in una certa misura amabili. Soprattutto i “leggendari” Marcus e Dom, qui protagonisti insieme ad altri membri anch’essi problematici e quindi interessanti della squadra Bravo dei Gears.

Marcus e Dom non fanno in tempo a scolarsi una birra in memoria dei loro morti che terremoti sparsi annunciano la prossima tragedia. Le mostruose Locuste emergono con una rabbia omicida sconvolgente, uccidendo chiunque gli si pari davanti in un odio che è organizzato, gestito con una geniale strategia, ma che viene all’inizio considerato bestiale.

 

Così i “nostri” devono sopravvivere, organizzare l’evacuazione dei superstiti e comprendere la natura del nuovo nemico.

 

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Ci sono momenti in cui la sceneggiatura è insopportabile e si preferirebbero solo grugniti, dialoghi dallo spessore di: “ma che cazzo sono?, dice uno, “che cazzo ne so”, dice l’altro. Ma non importa perché ciò che conta in effetti è l’azione, qui per lo più organizzata con una ritmica spesso degna di nota. Oltretutto non tutta la narrativa è di basso livello, qualche buon momento nello stile dei vecchi tempi della serie c’è, quel melodramma iperbolico. 

 

Anche la musica non risulta affascinante, insopportabile quando vuole essere epica, ma di nuovo: l’importante qui sono gli spari nei timbri diversi delle tante armi, i suoni gutturali e spaventosi delle Locuste, il suono della catastrofe.

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Durante il suo svolgimento può sorgere un vago tedio da ripetizione durante il secondo atto, dal terzo in poi la frenesia del combattimento urbano perpetuo si stempera in momenti di esplorazione di ambienti non solo metropolitani che servono ad alimentare con efficacia la suspense per la nuova sparatoria. Ma la lunga “campagna” (quasi venti ore, tanto per la serie) infine si lascia più che gradire nel suo complesso, risultando coinvolgente e oltremodo spettacolare nella sua pirotecnica perpetua.

 

COPRIRSI, CORRERE E SPARARE

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Si gioca come al solito nella serie, ma ovviamente meglio e con più possibilità e mobilità, quindi in più o meno vaste aree ci si muove da una copertura all’altra per poi sparare ai vari tipi di mostri. Ce ne sono tante di tipologie di Locuste, disegnate con perizia mostruosa, uno dei pregi maggiori del gioco, e si muovono con una notevole “intelligenza”, senza essere solo meri bersagli.

 

Ribadisco che alla lunga l’ennesima sparatoria, soprattutto quelle in Città, possa risultare ripetitiva ma solo se si usano sempre le stesse armi tipo il mitra-motosega Lancer o l’utilissimo fucile da cecchino. Conviene sperimentare.

 

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Nella sovrabbondanza di giochi straordinari usciti da settembre, Gears of War E-Day può risultare superfluo, forse lo è davvero ma è un peccato perché è tutto fuorché trascurabile se inteso come videogioco puro, nell’insieme del suo genere, uno scacciapensieri per giorni felici (quali, oggi?). Può essere che sia uscito fuori tempo, nel momento sbagliato, anche quello storico, perché non credo ci sia tutta questa voglia, ora, di vivere guerre virtuali.

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Produzione milionaria che non sta vendendo come previsto, quest’ultimo Gears come d’altronde Wolverine di Sony, dimostrano come il modello dei super colossal occidentali sia oggi in decadenza, qualcosa di fallimentare in tempo di crisi. L’imminente GTAVI potrebbe mutare la tendenza, mentre indie, quasi indie e tanti giochi giapponesi continuano ad avere successo. Ma le nubi nere sono sempre più fitte e fatali sulle grandi produzioni, soprattutto americane.

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