DOVE METTERE I SOLDI? QUESTO E' IL DILEMMA DI BERLUSCONI SGANCIATO DA PALAZZO CHIGI - MEDIASET GUARDA A ENDEMOL, LA MONDADORI PUNTA SU E.MAP - L'EX PREMIER DIVISO TRA LA FINANZA E L'INDUSTRIA, TRA LA PRIMA E LA SECONDA FAMIGLIA.

Daniele Manca per CorrierEconomia


Due segnali. Il primo: il ritorno di interesse mai negato per quanto mai concretizzato di Mediaset per Endemol. Il secondo: la corsa di Mondadori per e.Map, o meglio la divisione periodici francese del gruppo inglese. Due segnali che testimoniano che il mondo Fininvest è tornato in movimento. In una direzione precisa: crescita e sviluppo delle società operative. Ma questo che cosa potrà significare per i movimenti al piano superiore? Sono indizi di un possibile riassetto in Fininvest?

Si potrà sciogliere uno dei tanti enigmi legati al post elezioni, alla formazione del nuovo governo e via dicendo, vale a dire: il Cavaliere sganciato da Palazzo Chigi procederà a un riassetto dei suoi possedimenti e come terrà conto dei due tronconi in cui è divisa la sua famiglia? Si andrà o no verso una divisione tra Marina e Piersilvio, figli di primo letto e Barbara, Eleonora e Luigi, avuti con Veronica Lario?

In fondo quest'ultima strada potrebbe essere relativamente semplice, magari contando sul fatto che i primi due sono impegnati direttamente nelle aziende di famiglia (la primogenita è in Fininvest in qualità di presidente e analogo ruolo ricopre nella Mondadori, Piersilvio è vicepresidente operativo di Mediaset). Mentre, per quanto riguarda i tre figli minori, solo la prima Barbara (21 anni) è presente nel consiglio Fininvest, Eleonora al momento sta studiando negli Stati Uniti, Luigi infine non è ancora maggiorenne.

In verità il problema non è di così facile soluzione come appare. Si tratta di un argomento che vale parecchi miliardi di euro. E che riguarda società leader nei propri settori in Italia. Attualmente la Fininvest, la cassaforte della famiglia Berlusconi, controlla il 35,522 di Mediaset (il resto è sul mercato), il 50,148% di Mondadori (il rimanente è flottante), il 35,130 di Mediolanum (un altro 29,57 fa capo a Ennio Doris e il 3,45% a sua moglie Lina Tombolato).

Questo tradotto in valore delle quote (senza considerare eventuali premi di maggioranza), significa complessivamente circa 5 miliardi di euro (Mediaset, 2,9 miliardi, Mediolanum 1,11, Mondadori 0,9). Oltre a queste tre società, tutte quotate, nel portafoglio della finanziaria di via Paleocapa ci sono anche il Milan, la casa di distribuzione cinematografica Medusa e una partecipazione di minoranza in Pagine utili.



Le prime tre sono però quelle che producono abbondanti utili che si trasformano in dividendi per Fininvest e quindi in un bilancio per la cassaforte di Berlusconi che nel 2004 (ultimo bilancio disponibile, la semestrale 2005 non è confrontabile perché nei primi sei mesi dell'anno scorso è stato ceduto il 17% di Mediaset), è significato un risultato netto di 332,3 milioni, con un risultato operativo in percentuale sui ricavi del 20,7%.

Ma come si ripartiscono quegli utili? L'attuale assetto della Fininvest vede il controllo così ripartito: ai due figli maggiori fa capo un 7,65% ciascuno custodito nella Holding 4 e Holding 5. Ai tre figli di Veronica Lario fa capo invece la Holding 16 che controlla il 21,43% di Fininvest; la holding è controllata a sua volta pariteticamente da Eleonora, Barbara e Luigi con un terzo delle azioni ciascuno. E quindi in definitiva con una quota a testa paragonabile a quella dei fratelli Marina e Piersilvio.

Il restante capitale della Fininvest (il 63%), tramite quattro holding, fa capo al Cavaliere che dispone anche di un 2% posseduto come persona fisica. È evidente che l'assetto è abbastanza stabile. O meglio è il Cavaliere che può decidere se modificarlo o meno. Al momento segnali in questa direzione non ce ne sono. Certo può esserci una spinta proveniente da uno dei due, o da entrambi, i rami della famiglia. E quindi le ipotesi possono seguire diverse strade. Procedere a una separazione tra una Fininvest 1 e una Fininvest 2, ad esempio. Si tratterebbe cioè di mettere nella prima tutta la liquidità e nella seconda le aziende operative.

La linea di demarcazione sarebbe quindi da una parte la «nuova» famiglia dall'altra la «vecchia» più coinvolta nella gestione delle società operative. Potrebbe essere l'ipotesi forse più gradita a Marina e Piersilvio. Ma per gli altri tre figli si tratterebbe poi di investire la liquidità in attività in grado di fornire una redditività analoga. Cosa quest'ultima tutt'altro che semplice. In fondo oggi la Fininvest funziona come una sorta di «private equity» di famiglia. La differenza è abbastanza evidente rispetto a quelli normali. In questo caso gli investimenti sono consolidati e storici. Ma in grado di fornire una redditività superiore al 20% che è quella attesa appunto in un fondo di «private equity». E con in più il fatto di avere degli azionisti (in questo caso Marina e Piersilvio), direttamente impegnati sul business e quindi con il massimo interesse teorico a farli rendere.

Certo, altre ipotesi nel corso di questi anni sono state studiate e analizzate attentamente. La quotazione in Borsa di Fininvest, ad esempio, esclusa però già alla fine degli anni Novanta. O la cessione delle società operative, che si scontrerebbe nei fatti con l'impegno al loro interno dei figli maggiori del Cavaliere. E da una oggettiva difficoltà nella vendita di aziende del calibro di una Mediaset. Basti pensare al fatto che il settore, con la definizione del Sic e l'intenzione del nuovo governo di introdurre tetti antitrust, non ha un assetto definitivo.

Senza contare della necessità, ancora una volta, di impiegare poi la liquidità in investimenti altrettanto remunerativi. E che sia cosa difficile basti pensare al fatto che che la Fininvest già oggi possiede due miliardi di liquidità giunti dalla cessione del 17% di Mediaset. Ma ancora oggi si tratta di soldi investiti in Bot o poco più. A dimostrazione che forse (in attesa di soluzioni migliori allo studio nelle segrete stanze di alcune banche d'affari), per ancora qualche mese il «private equity» Fininvest resterà nella forma attuale.


Dagospia 12 Giugno 2006