elon musk - jensen huang - tim cook - larry fink - robert ortberg donald trump xi jinping

LA PACE SI FA CON IL BUSINESS – DONALD TRUMP, IN CINA, SI È PORTATO DIETRO 17 “PERSONE BRILLANTI”: ELON MUSK, JENSEN HUANG DI NVIDIA, TIM COOK DI APPLE E IL MEGLIO DELLE GRANDI CORPORATION A STELLE E STRISCE. L’OBIETTIVO È TROVARE UN MEGA ACCORDO COMMERCIALE CON PECHINO, CHE POSSA RIVENDERSI COME SUCCESSO. UN PARADOSSO, PER L’EX IDOLO DEI COLLETTI BLU, ELETTO GRAZIE AL RISENTIMENTO POPOLARE DELLA CLASSE MEDIA E LAVORATRICE DEVASTATA DALLA GLOBALIZZAZIONE E DALLA CONCORRENZA SLEALE CINESE… - VIDEO: LE FACCETTE DI ELON MUSK DURANTE LA FOTO CON TIM COOK

 

MUSK, COOK E MR NVIDIA BIG TECH SULL'AIR FORCE ONE E SCATTA LA CORSA AGLI AFFARI

Estratto dell’articolo di Paolo Mastrolilli per “la Repubblica”

 

donald trump xi jinping foto lapresse

Se non otterrà da Xi una svolta nelle relazioni con l'Iran, Trump conta almeno di tornare dalla visita in Cina con una manciata di risultati commerciali per poter rivendicare la vittoria economica.

 

Lo ha ammesso lui stesso, quando smentendo via social di essersi dimenticato a casa il ceo di Nvidia Huang, ha esaltato la delegazione di grandi imprenditori portata al suo seguito: «La prima cosa chi chiederò a Xi sarà aprire il suo Paese, affinché queste persone brillanti possano realizzare le loro magie, portando la Repubblica popolare ancora più in alto».

 

ELON MUSK E TIM COOK DURANTE LA CENA DI GALA IN CINA

È una storia lunga e fondamentale anche sul piano politico, perché Trump deve in buona parte la doppia elezione presidenziale proprio al risentimento provocato nella classe media e lavoratrice dalla globalizzazione, con la relativa ondata di trasferimenti all'estero dell'occupazione nel settore manifatturiero.

 

Senza l'enorme successo ottenuto dalla Cina, Donald probabilmente non sarebbe mai comparso nei radar degli americani.

 

Ora però deve mantenere la promessa di essere l'unico in grado di invertire questo fenomeno, cosa che non sta accadendo, perché almeno finora i posti di lavoro non sono tornati nelle fabbriche e il surplus commerciale cinese è aumentato, anche senza avere più l'accesso di un tempo al mercato americano.

 

JENSEN HUANG IN CINA

Nell'ottobre scorso lui e il rivale Xi avevano firmato una tregua a Busan, abbassando i nuovi dazi americani sotto la soglia superiore al 100% minacciata da Trump, in cambio della sospensione delle limitazioni imposte dai cinesi sulle forniture di terre rare, essenziali per il settore tecnologico, e perciò usate da Pechino come arma per costringere il capo della Casa Bianca a ripiegare verso ragionevolezza e praticità.

 

L'intesa scade in autunno e la visita sarà l'occasione per iniziare a discuterne il rinnovo. Il presidente americano però vuole di più, perciò si è portato dietro […] un gruppo selezionato dove c'è tutto, dalle banche ai fondi di investimento, passando per tecnologia digitale e spazio. Trump vorrebbe che la Cina si aprisse davvero a queste aziende, senza le pretese avanzate finora su partecipazioni societarie e condivisione delle tecnologie.

 

Il suo sogno poi sarebbe che la produzione tornasse negli Usa, ma tale sembra destinato a restare, perché i dazi non bastano a compensare i vantaggi generati dai costi bassi della manodopera, per non parlare del fatto che i giovani americani non muoiono dalla voglia di riandare in fabbrica.

LE FACCETTE DI ELON MUSK DURANTE LA CENA DI GALA IN CINA

Nel frattempo il presidente vorrebbe tornare negli Usa con l'impegno della Repubblica popolare a comprare beni americani per almeno 30 miliardi di dollari, dalla soia coltivata dagli agricoltori del Midwest agli aerei della Boeing.

 

[…] Washington punta a creare un Board of Trade e un Board of Investment, affinché i due governi abbiano gli strumenti per proseguire e intensificare gli scambi. Altre volte, però, Xi ha promesso acquisti mai fatti, e con il surplus commerciale salito sopra i 1.200 miliardi di dollari, ha dimostrato di poter rimpiazzare il mercato Usa con altri,[…]

 

17 COMPAGNI DI VIAGGIO

Estratto dell’articolo di Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”

 

Leader della tecnologia e della finanza americana, dal capo di Apple Tim Cook a quello di BlackRock, Larry Fink, arrivati a Pechino prima ancora del presidente. Elon Musk che ha viaggiato a bordo dell’Air Force One: dopo le liti e la fredda riappacificazione, segni di ritorno a un rapporto cordiale tra i due ex best buddy .

 

apple cina

E lo spettacolare «recupero» di Jensen Huang, il ceo di Nvidia: non faceva parte della missione presidenziale annunciata dalla Casa Bianca ma, grazie a una convocazione «last minute», ha raggiunto Trump durante lo scalo in Alaska per fare rifornimento. Così il presidente è arrivato a Pechino circondato, più che da diplomatici ed esperti di geopolitica, da imprenditori e negoziatori commerciali. «Gente geniale», li definisce.

 

DELEGAZIONE DI IMPRENDITORI E MANAGER AMERICANI IN CINA

Leader di molti dei più potenti gruppi del capitalismo tecnologico e finanziario americano che hanno indotto qualcuno a ironizzare: «I tycoon del capitalismo Usa arrivano in Cina accompagnati da Donald Trump».

 

Ironia, certo, anche perché non siamo a una prima assoluta: nove anni fa, nella visita fatta durante il suo primo mandato, Trump era accompagnato da una delegazione di businessmen doppia rispetto a quella attuale.

 

[….]  il presidente […] presenta un’agenda orientata al business: dice che la sua prima richiesta a Xi è aprire alle imprese americane. E promette effetti «magici» sull’economia cinese. Niente di nuovo: correva il 1998 quando Bill Clinton a Pechino spiegava ai leader del PCC che il liberalismo applicato al commercio fa miracoli.

 

ELON MUSK - JENSEN HUANG - TIM COOK - LARRY FINK - ROBERT ORTBERG

Ma oggi sul tavolo del vertice ci sono alcuni affari concreti che, se andranno a buon fine, possono rendere meno aspro il confronto tra le due superpotenze, consentendo a Trump di tornare a casa con contratti da presentare come fattori di rilancio dell’economia Usa, di riequilibrio dei suoi conti con l’estero e di sostegno a settori in difficoltà, come l’agricoltura.

Per riuscirci, però, dovrà fare concessioni, soprattutto sulle tecnologie americane di punta, oggi off limits per i cinesi.

 

[…]

 

Il nodo dei chip Un nodo centrale anche per le tecnologie informatiche. Le imprese americane che operano in Cina lamentano grandi limitazioni: soffre, ormai, anche Elon Musk, un tempo considerato, con le sue fabbriche cinesi (Tesla e pannelli solari), un ambasciatore ufficioso di Pechino alla Casa Bianca.

 

donald trump xi jinping tempio del cielo pechino foto lapresse

Ora si cerca di ripristinare fiducia reciproca attraverso gli affari come promette anche Tim Cook: la sua Apple produce ancora molto in Cina, ma ha spostato varie produzioni altrove in Asia su pressione di Washington. Ci sarà una correzione della rotta? È quello che ci si chiede soprattutto con riferimento al giallo di Huang, recuperato in extremis. Svista della Casa Bianca che lo aveva dimenticato o il segnale di un possibile sblocco del braccio di ferro Usa-Cina sui microprocessori?

 

Dopo molte remore, Trump aveva autorizzato Nvidia ad esportare gli H200: chip molto avanzati, ma non quanto i Blackwell di ultima generazione. Fin qui, però, le imprese cinesi non li hanno acquistati: da un lato Pechino preme per avere i modelli più avanzati, dall’altro teme di diventare dipendente dagli Stati Uniti per questa tecnologia, esponendosi al rischio di improvvise interruzioni delle forniture o di qualche trappola informatica.

 

apple storie in cina

Vedremo se la diplomazia sotterranea di Huang ha prodotto risultati. Infine molti investimenti nelle due direzioni orchestrati, oltre che da Fink, da Steven Schwarzman di Blackstone, David Salomon di Goldman Sachs e altri banchieri. Da gestire mediaticamente con cautela: c’è già chi parla di America colonizzata dagli investimenti cinesi mentre quelli americani in Cina rischiano di apparire in contrasto con la volontà di Trump di riportare in patria tutte le produzioni.

ELON MUSK E TIM COOK DURANTE LA CENA DI GALA IN CINA

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