TRUMP VA GIÙ E I MERCATI VANNO SU – I RENDIMENTI DEL DEBITO PUBBLICO DI ITALIA E FRANCIA SONO COLLASSATI DOPO LA VITTORIA DEI DEM ALLE MIDTERM: UNA DISTENSIONE DATA DAL CALO DEI RENDIMENTI DELLO STESSO DEBITO AMERICANO, PERCHÉ GLI INVESTITORI PENSANO CHE UNO STALLO TRA CASA BIANCA E CONGRESSO BLOCCHI LE SPESE E IMPEDISCA DI FARE NUOVO DEBITO – IL PREZZO DEL GAS E DEL PETROLIO CROLLANO: GLI INVESTITORI PUNTANO A UN COMPROMESSO CON TEHERAN CHE RIAPRA GLI STRETTI E NORMALIZZI I MERCATI DELL’ENERGIA, E ANCHE I LISTINI FESTEGGIANO (TRANNE BIG OIL E LE AZIENDE DI MUSK)
Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”
[…] Ieri sono collassati i rendimenti del debito pubblico di Italia e Francia, dunque il prezzo dei titoli è esploso verso l’alto e il costo del debito stesso dei due Paesi è sceso vertiginosamente: le contrazioni di 18 punti-base (meno 0,18%, al 4,77%) dei rendimenti del decennale di Parigi e di 15 punti per quello di Roma equivarrebbero a rialzi a doppia cifra, se si trattasse di titoli azionari.
Ciò rivela quale macigno sia sulla tenuta dell’Europa l’erraticità di Donald Trump. Non appena il presidente si indebolisce, senza uscire di scena, l’intero quadro appare più sostenibile anche per i Paesi più indebitati e a più bassa crescita.
elon musk premiato con la medaglia nazionale della scienza
In parte la distensione è data dal calo dei rendimenti dello stesso debito americano (meno sette punti, al 4,89%), perché gli investitori pensano che un governo diviso fra Casa Bianca repubblicana e Congresso democratico non riuscirà ad accordarsi a Washington per fare più debito.
Ma il recupero di Francia e Italia sui bond sovrani è molto più intenso e anticipa — chissà se a ragione — il sollevarsi della cappa di Trump sull’Europa.
Il motore immediato dietro questa dinamica è il crollo del prezzo del gas in Europa (meno 7,9%) e del petrolio nel mondo (meno 8,7% sul Brent), a sua volta determinato soprattutto dalle critiche del vicepresidente americano JD Vance alla guerra all’Iran.
Gli investitori sperano ora in una luce in fondo al tunnel — meno inflazione all’orizzonte — grazie a un compromesso con Teheran che riapra gli stretti e normalizzi i mercati dell’energia. Non è strano, su questo sfondo, che anche i principali listini azionari festeggino.
La speranza […] è che le banche centrali debbano alzare meno i tassi d’interesse. Così l’Ftse-Mib ieri ha guadagnato il 2,69%, l’Eurostoxx50 il 2,79%, l’S&P500 di Wall Street l’1,83% a mezz’ora dalla chiusura grazie all’esplodere dei titoli Big Tech legati non solo all’AI: Microsoft (più 7%), Amazon (più 6,9%), Apple e Meta.
Non a tutti però è andata così bene. Normale che siano crollate le major del petrolio (Exxon Mobil, meno 4,7%). [...]
Scivola Nvidia (meno 2,3% per il titolo a più vasto valore di mercato del mondo, produttore di chip per l’intelligenza artificiale); cedono di schianto le quotazioni delle società che costruiscono data center per intero: meno 9,6% CoreWeave, il cui debito tratta a prezzi bassi come se l’azienda fosse a un passo dal default.
Malissimo poi anche la galassia nel mega-donatore alle campagne trumpiane e uomo più ricco del mondo Elon Musk. Le sue aziende, Tesla e SpaceX, hanno bruciato 134 miliardi di dollari in Borsa in poche ore. La ragione, anche qui, è legata al voto e soprattutto alla vittoria dei democratici in Texas per un seggio al Senato e i posti di governatore e procuratore generale dello Stato. [...]



