daniele franco mps monte dei paschi di siena

SENZA UNICREDIT, ADDIO MONTE – DANIELE FRANCO IN COMMISSIONE FINANZE FA CAPIRE CHE NON C’È ALTERNATIVA AL MATRIMONIO TRA LA BANCA DI ORCEL E MPS: PROSEGUIRE STAND-ALONE COMPORTEREBBE “RISCHI CONSIDEREVOLI” E PROBLEMI DI COMPETITIVITÀ, E COMUNQUE L’UE NON APPROVEREBBE – “MPS È LA BANCA PIÙ ANTICA DEL MONDO. LA SALVAGUARDIA DELL’OCCUPAZIONE E DEL MARCHIO SONO LE PRIORITÀ DEL GOVERNO”. IL MINISTERO DIVENTERÀ SOCIO DI UNICREDIT? “È POSSIBILE, MA SENZA ALTERARE GLI EQUILIBRI DI GOVERNANCE” – IL SINDACO DI SIENA NON È SODDISFATTO: “NON MI SENTO RASSICURATO”

1 - MPS: DE MOSSI, FRANCO MI HA RASSICURATO? NO, NON MOLTO

LUIGI DE MOSSI SINDACO SIENA

(ANSA) - FIRENZE, 05 AGO - "No, non molto, devo essere sincero". Così il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, intervenendo a 'Radio anch'io' su Radio1, ha risposto alla domanda del conduttore Giorgio Zanchini che gli chiedeva se le parole del ministro dell'Economia Daniele Franco su Banca Mps, lo avessero rassicurato.

 

andrea orcel

Franco, davanti alle Commissioni Finanze di Camera e Senato, ha ribadito la necessità da parte dello Stato di cedere la banca senese, aprendo all'operazione UniCredit. "La banca deve stare in piedi", ha affermato De Mossi, ammettendo che "da sola non sta in piedi: ma resta il fatto che nel momento in cui si fa un piano industriale per venderla, o per creare una banca regionale insieme ad altre banche, bisogna tenere conto delle componenti sociali fondamentali, delle componenti economiche, delle componenti occupazionali, dell'indotto.

 

monte dei paschi di siena

Gli esuberi sono intollerabili, come è intollerabile mettere un punto fermo soltanto agli ultimi anni che sono stati sciagurati: il Monte dei Paschi ha dato tanto all'Italia e alla nostra economia".

 

2 - FRANCO: "RISCHI GRAVI PER MONTEPASCHI LO STATO NON VUOLE SVENDERE LA BANCA"

Paolo Baroni per "la Stampa"

 

LUCIANO D'ALFONSO DANIELE FRANCO LUIGI MARATTIN - AUDIZIONE SU MPS

Unicredit-Mps? Secondo il ministro dell'Economia le nozze tra il gruppo milanese e la banca senese controllata dal Tesoro costituiscono «la soluzione strategicamente superiore dal punto di vista dell'interesse generale del Paese».

 

Il dialogo con Unicredit, «l'unica banca che ha manifestato interesse», è «un'iniziativa doverosa». Ma parlando davanti alle commissioni Finanze di Camera e Senato, Daniele Franco ieri sera ha assicurato che «non si tratterà di una svendita di una proprietà statale».

MONTE DEI PASCHI

 

Proseguire stand alone e sviluppare il piano industriale 2021-25? Sbagliato. Ci sarebbero, infatti, «rischi considerevoli e seri problemi di competitività» ha segnalato il titolare del Mef e, soprattutto, «non c'è spazio per aprire su questo una interlocuzione con la Commissione europea» e «non vi sono le condizioni per mettere in discussione la cessione» dell'Mps.

daniele franco

 

Dunque, nessuna richiesta di slittamento dei termini per l'uscita dal capitale della banca. L'occupazione e il marchio Franco, dopo aver ricostruito all'inizio del suo intervento il percorso fatto ed i vari tentativi di rianimazione del Monte degli ultimi 5 anni, ha risposto alle tante preoccupazioni che l'avvio della trattativa con Unicredit ha sollevato in tutte le forze politiche e nei sindacati.

 

monte-dei-paschi-di-siena-sede

«Mps è la banca più antica del mondo. La salvaguardia dell'occupazione e del marchio, oltre che del risparmio, sono le priorità del governo», «il marchio ha un valore non solo storico ma commerciale», ha spiegato il ministro. Che ha assicurato «massima attenzione» ai 21mila dipendenti ed al presidio del territorio «con una pluralità strumenti e sostegni». Più in generale, per il governo, «il rilancio di Siena e della Toscana è una priorità indiscussa e incomprimibile».

 

GUIDO BASTIANINI

Quindi Franco ha aggiunto che «non vi sono al momento indicazioni che facciano intravedere rischi di smembramento» di Montepaschi in seguito all'aggregazione con Unicredit. «Le attività escluse, ad ora, sono individuate nei crediti deteriorati per circa 4 miliardi al lordo delle rettifiche», oltre al contenzioso giudiziale, nei contenziosi e rischi legati alle cessioni dei crediti deteriorati.

 

Franco ha anche spiegato che, qualora l'operazione andasse in porto, «é possibile che il ministero dell'Economia riceva azioni Unicredit, ma tale eventuale partecipazione non dovrebbe alterare gli equilibri di governance. Il ministero e il Governo parteciperà comunque a tutti i benefici economici di creazione di valore derivanti dall'operazione che deve, necessariamente, avvenire a condizioni di mercato».

LA CORSA DISPERATA DI ENRICO LETTA A SIENA

 

Piano 2025 insufficiente

È vero che la banca ha elaborato una propria strategia di sviluppo, ma «il nuovo piano predisposto tenendo conto degli impegni con la commissione Ue ha obiettivi non conformi a tali impegni». Quanto al rischio tagli, ha aggiunto il titolare del Mef, «nel caso probabile in cui la Commissione Ue ponesse un obiettivo più ambizioso di riduzione dei costi per Mps rispetto a quelli definiti nel nuovo piano industriale, gli esuberi potrebbero essere considerevolmente più elevati» rispetto ai 2.500 esodi volontari stimati al 2025.

 

MONTE DEI PASCHI

Gli oneri a carico dello Stato, anche per effetto delle condizione che pone Unicredit (sulle sofferenze, sul contenzioso legale e sul personale) «al momento non sono stimabili». Di certo invece si può già dire che l'esito dello stress test da poco reso noto dalla Bce «ha confermato l'esigenza di un rafforzamento strutturale di grande portata» per Mps e per «portarla su valori medi delle banche europee servirebbe un aumento ben superiore ai 2,5 miliardi previsti dal nuovo piano».

 

PIER CARLO PADOAN CON ELKETTE

I «conflitti» del Pd

Chi si aspettava scintille durante il dibattito è rimasto deluso. Forza Italia, Lega, Fdi e 5 Stelle hanno segnalato, con toni diversi, il conflitto di interesse del Pd rispetto ai destini della banca senese, per il passaggio dell'ex ministro Padoan alla guida di Unicredit, per la candidatura di Enrico Letta alle suplettive della Camera per il seggio di Siena, ma non c'è stata polemica. Piuttosto in molti hanno chiesto di prendere tempo e rinviare la scadenza del 31 dicembre per creare condizioni migliori per trattare. Tutte richieste che Franco nella sua replica ha respinto.

MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO

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