CAFONALINO “ER CACCOLA” - STEFANO DELLE CHIAIE, LEADER DEL MOVIMENTO DI ESTREMA DESTRA AVANGUARDIA NAZIONALE, ACCUSATO DEI PEGGIORI CRIMINI DEL DOPOGUERRA ITALIANO (POI RIABILITATO), RADUNA GLI ULTIMI FASCISTONI DE ROMA PER PRESENTARE LE SUE MEMORIE, PER LA COLLANA CURATA DA LUCA TELESE - LE SUE VERITÀ SULL’OMICIDIO MORO, IL PIANO SOLO, IL SUO AMICO JUNIO VALERIO BORGHESE, PIAZZA FONTANA, I SERVIZI SEGRETI - INCENSATO DAL “SECOLO D’ITALIA”, SMONTATO DAL “MANIFESTO”: “OMISSIONI E INVENZIONI”…

Foto di Mario Pizzi da Zagarolo

1 - PRESENTATO A ROMA IL LIBRO DI STEFANO DELLE CHIAIE
(Meridiananotizie) "L'aquila e il condor" questo il titolo del libro di Stefano Delle Chiaie, una delle figure più carismatiche e influenti del Neofascimo italiano, leader storico di Avanguardia Nazionale e presentato al Teatro Anfitrione di Roma. Accusato dei peggiori crimini, piazza Fontana compresa, e ricercato dalle polizie di mezzo mondo, il suo nome è stato associato ad alcuni dei fatti cruenti e misteriosi del passato recente. Un racconto che getta nuova luce su alcuni degli episodi più discussi degli Anni di piombo.


2 - DELLE CHIAIE: CI PROPOSERO DI RAPIRE MORO NEL 1964
Silvana Mazzocchi per "la Repubblica"

Una sera di luglio del 1964 Stefano Delle Chiaie, esponente di punta dell' estremismo neofascista, incontra Peppe Coltellacci nel suo appartamento all' Eur. L' ex repubblichino lo aspetta in compagnia di uno sconosciuto. «Bisogna sequestrare Aldo Moro per impedirgli di andare in Parlamento a presentare il nuovo governo», propone Coltellacci al capo indiscusso di Avanguardia nazionale. Il rifiuto fu il silenzio. «Io e i miei accompagnatori ci alzammo all' istante, salutammo freddamente e ce ne andammo», così almeno sostiene Stefano Delle Chiaie.

Pochi giorni dopo, Aldo Moro insediò il suo secondo governo e colpisce la coincidenza con quanto, a seguito dello scandalo Sifar del ' 67, emerse sul Piano Solo e sul golpe progettato tre anni prima dal generale Giovanni De Lorenzo. Non andò in porto soltanto per un soffio, invece, un altro colpo di Stato, quello ordito dal principe Valerio Borghese nel dicembre 1970, fallito in extremis per l' atteggiamento ambiguo delle alte cariche militari coinvolte, che si tirarono indietro all' ultimo momento, stando al racconto di Delle Chiaie, amico e sostenitore di Borghese.

Anni dopo "il Caccola" (così veniva chiamato Delle Chiaie, n.d.r. ), lanciato a livello internazionale, collaborò con Augusto Pinochet e per lui elaborò una "dottrina" della dittatura militare, per trasformare il colpo di Stato cileno in una tappa del processo politico "rivoluzionario" globale. Tutto questo Delle Chiaie lo racconta nella sua autobiografia pubblicata da Sperling & Kupfer, L' Aquila e il condor. Memorie di un militante politico, libro dalla faticosa gestazione, ottimamente curato da Massimiliano Griner e Umberto Berlenghini, ma che, mentre si dilunga su una versione dei fatti e misfatti dell' epoca, ben poco aggiunge alla verità storica su mezzo secolo di misteri d' Italia, su un rocambolesco curriculum di ricercato speciale e sul coinvolgimento dei "cuori neri" chiamati in causa dalle vicende giudiziarie per stragi e complotti.

Un compendio di memorie, in gran parte già esternate nelle sedi processuali e dinanzi alle Commissioni parlamentari, che resta comunque un documento assai intenso per quanti siano interessati a conoscere quel magma da guerra fredda che nel nostro paese rese tutto possibile pur di fermare il fantasma dell' avanzata comunista, nonché gli ambienti e le convinzioni in cui si dipanò quel tempo esplosivo, popolato da servizi segreti deviati, infiltrati, provocatori e intrecci mai chiariti.

Delle Chiaie, decenni trascorsi da latitante nella Spagna franchista, in Portogallo, in America latina o chissà dove, non ha più pendenze giudiziarie, essendo stato assolto o prosciolto da tempo da tutte le imputazioni, ricorda il suo avvocato Giuseppe Pisauro, comprese quelle relative all' omicidio del giudice Vittorio Occorsio, alla strage di Piazza Fontana e all' eccidio di Bologna. Nello scrivere la sua autobiografia, da uomo libero avrebbe dunque potuto fare almeno un po' di chiarezza sulla madre di tutte le accuse a lui rivolte e poi dissolte, la bomba del 12 dicembre ' 69.

E invece niente. Riferisce nella postfazione Luca Telese che, durante il primo incontro con Delle Chiaie, "il Caccola" gli confidò «che i tempi gli sembravano maturi per ammettere che nella strage del' 69, aveva visto la mano degli ordinovisti veneti» (ormai assolti). Affermazione che, pur senza chiamate di correo, avrebbe fatto sperare in una verità sostanziale che nel libro risulta invece «diluita, annegata e scomparsa in un diluvio di documenti , citazioni, fatti». Mancata l' opportunità, Delle Chiaie ripiega sui dettagli e soddisfa qualche curiosità.

Racconta perché venne chiamato "Caccola", un soprannome guadagnato senza dispiacersi nel 1950, quando iniziò, mingherlino e appena quattordicenne, la militanza nella sezione del Msi del suo quartiere. E ancora, il via vai dentro e fuori dal carcere (la prima volta venne arrestato nel ' 55 per aver sottratto una bandiera a un corteo di partigiani), il tentativo, fallito, di alleanza con frange dell' estremismo rosso nel ' 68, i dissensi con il Msi, la nascita e le opere di Avanguardia nazionale e degli altri gruppi del neofascismo estremista dell' epoca.

Infine lui, sempre in odore di rapporti con i servizi segreti, fornisce la sua ricostruzione degli incontri con molti dei protagonisti di quella stagione: Guido Giannettini, (l' agente G), Yves Guérin Sérac direttore della misteriosa agenzia portoghese Aginter Press, il capitano del Sid Antonio Labruna. Ma poco o nulla risulta utile per svelare quel filo oscuro che lega i tanti misteri italiani le cui vittime, nella maggior parte dei casi, sono rimaste senza giustizia.

3 - VE LI RACCONTO IO I MISTERI D'ITALIA...
Antonio Pannullo per "il Secolo d'Italia"

Il libro di Stefano Delle Chiaie L'aquila e il condor ha colmato un grosso vuoto nella storia politica italiana. E in particolare in quella dei movimenti alla destra del Msi (diremo "destra" per convenzione, perché sarebbe troppo complicato in questa sede avventurarci nello stabilire se il fascismo sia di sinistra o di destra). Avanguardia Nazionale è stato un gruppo politico che ha agito negli anni Sessanta e Settanta in Italia, e Stefano Delle Chiaie ne fu fondatore, insieme ad altri, e il leader.

Il volume è uscito per una casa editrice importante, Sperling & Kupfer, nella collana "Le radici del presente" diretta da Luca Telese, che della storia politica recente italiana è un esperto e che ha voluto con forza questa opera. L'autore di "Cuori neri" nella sua postfazione si lamenta un po' perché avrebbe voluto trovare di più nel racconto di Delle Chiaie. In certi anni Delle Chiaie era dipinto dai media come "la Primula nera", l'uomo che sapeva tutto, che era a conoscenza di tutti i misteri - e le stragi d'Italia - Ma forse così non era, come del resto provano le sentenze e gli atti processuali. Non c'era chissà che da trovare.

Avanguardia Nazionale, dice l'autore, era un gruppo extraparlamentare che faceva un certo tipo di attività politica. Almeno fino al momento in cui non si fece chiara quella che Delle Chiaie chiama una persistente campagna di "intossicazione" contro la runa di Odal, simbolo del movimento, tesa a far credere all'opinione pubblica che il gruppo e lo stesso Delle Chiaie avessero rapporti stretti e pericolosi con ambienti dei nostri servizi segreti. E fu questo che in realtà rovinò Avanguardia, screditata sulla base di costruzioni complesse e, secondo Delle Chiaie, non veritiere da parte del "sistema", come lo chiamavano gli attivisti dell'epoca, che fecero rapidamente scendere Avanguardia nella considerazione che c'era stata sino allora.

L'operazione del sistema riuscì, pur tra tanti drammatici errori: come dice il grande comunicatore canadese Marshall McLuhan, una menzogna per diventare realtà ha solo bisogno che sia propalata da un certo numero di media per un periodo di tempo sufficientemente lungo. E qualcosa del genere sosteneva anche Karl Marx, a proposito dell'infangare e diffamare l'avversario politico fino a che la bugia non diventi verità.

E se ne sono visti tanti di questi esempi, e ancora in alcune circostanze si possono osservare, sia in ambito nazionale sia in ambito internazionale, nella distinzione manichea, ormai sistematica, tra "buoni" e "cattivi". Ecco: Avanguardia Nazionale era cattiva, e Delle Chiaie era il capo dei cattivi.

I meno giovani ricorderanno certamente che in un certo momento storico Delle Chiaie diventò il parafulmine e il capro espiatorio di ogni nefandezza che avveniva in Italia: dietro ogni strage, ogni attentato, ogni bomba, c'erano lui e la sua organizzazione; accusato di tutto e di più, le calunnie erano tanto più credibili in quanto lui era all'estero latitante. Il tempo ha fatto giustizia di tutto, ma sono dovuti passare i decenni: Avanguardia e Delle Chiaie non si macchiarono mai dei delitti atroci a loro ascritti, ma ancora oggi la percezione della gente è diversa.

L'aquila e il condor ha numerosi meriti. Dà il suo contributo per far luce su episodi oscuri della storia della Repubblica: Piazza Fontana, Bologna, Ustica, piazza della Loggia e altri fatti. Delitti per i quali si è sempre seguita la pista nera e i colpevoli si cercavano in base a teoremi e pentiti, sistema che Delle Chiaie nel libro attacca duramente spiegando perché questi metodi non hanno mai condotto alla conquista della verità. Interessanti per gli addetti ai lavori la storia e la struttura di Avanguardia nazionale, galassia sconosciuta per i più: ma su questo Delle Chiaie non scende in profondità, non fa numeri, non fa cifre, non racconta episodi o strategie, limitandosi a far capire tra le righe che si trattava di un'organizzazione molto efficace, con una gerarchia precisa e con un servizio di autocontrollo interno. Che però non l'ha salvata dall'accusa di contiguità con gli onnipresenti servizi.

E forse è proprio per questo che Delle Chiaie dopo tanti anni ha rotto il silenzio, consegnando alla storia un libro nel quale si difende da tutte le accuse respingendole al mittente e spiegando che i rapporti con i servizi, sì, ci furono, ma solo nella misura in cui i servizi stessi tentarono a più riprese di infiltrarsi, comprare, depistare, delegittimare il movimento perché considerato troppo eversivo.

Dalla lettura dell'opera si esce con la convinzione che Delle Chiaie abbia fatto un onesto lavoro di controinformazione, resa molto più credibile dagli altri fatti oscuri avvenuti negli ultimi anni, sempre a spese della destra italiana. Se in quegli anni abbiamo bevuto come acqua la propaganda antifascista ossessivamente messa in onda per decenni dai media, perché oggi non dovremmo leggere la difesa di chi di quegli anni fu protagonista e testimone?

Nel libro c'è anche un interesse umano sfuggito a molti critici: lo strettissimo rapporto dell'autore con il comandante Junio Valerio Borghese, davanti al quale Augusto Pinochet si mise sull'attenti in colloqui cui partecipò lo stesso Delle Chiaie; il ruolo fondamentale di Avanguardia nella rivolta di Reggio del 1970; la storia terribile, dimenticata in Italia anche perché all'epoca passata in sordina, dell'omicidio, nell'ottobre 1982, di Pierluigi Pagliai, di Avanguardia (colpevole in tutto di renitenza alla leva), al quale in Bolivia i servizi tesero un agguato per poi riportarlo morente in Italia a bordo dell'aereo Alitalia "Giotto".

In precedenza un piano di eliminazione chiamato "Pall Mall" nei confronti di Delle Chiaie era fallito, ma a Roma vi erano stati alcuni omicidi dalla dinamica mai chiarita, come quello della giovane Laura Rendina, uccisa nel gennaio del 1981 «per errore». I servizi erano in fibrillazione per la strage di Bologna, non ne riuscivano a venire a capo, anche perché la pista degli inquirenti fu subito orientata in una sola parte, mentre numerose altre piste, elencate e spiegate da Delle Chiaie, apparivano - e appaiono ancora - molto più consistenti. Ma tant'è.

In pieno giorno, nella capitale boliviana, Pagliai venne attirato in una trappola e ferito a morte mentre stava parcheggiando. L'intera operazione è ben descritta da Delle Chiaie e non vogliamo anticipare nulla: vale la pena di leggerla. In seguito, per queste e altre vicende furono condannati uomini dei servizi per depistaggio ma, sottolinea ancora l'autore, non si indagò sul perché e per chi depistarono.

Dal periodo sudamericano Delle Chiaie trae una riflessione importante soprattutto per i giovani: «...Mi sentii boliviano e capii cosa significasse in concreto che la mia Patria è là dove si combatte per la mia Idea». Il libro si conclude con il ritorno del leader di Avanguardia in Italia, i processi, il carcere, la libertà, il reinserimento. Il 20 febbraio del 1989. Bello anche l'episodio, pochi giorni dopo, dell'incontro con i "vecchi" camerati al "loro" bar, quello storico di piazza Tuscolo, zona dove tanti anni prima un adolescente aveva iniziato la sua avventura politica nella sezione del Msi di via Solunto (sezione? Era praticamente una grotta, racconta l'autore).

Alla fine del libro Delle Chiaie rende un commosso omaggio a chi con lui condivise il sogno, ambizioso, di «cambiare il mondo». E conclude: «Molti, anche sul fronte opposto, sognarono. Quando siamo stati costretti al risveglio, ci siamo trovati in un deserto di idee e di emozioni. Ma allora non fu più nobile il nostro sogno della realtà che ci sconfisse?». Certo, ma il sogno ha avuto costi esistenziali altissimi per tutta una comunità umana. Solo la storia dirà se veramente ne sia valsa la pena. Era ben prevedibile che il sistema (oggi si direbbe «i poteri forti») si sarebbe difeso.


4 - LA MALDESTRA INVENZIONE DI UNA TRADIZIONE RIBELLE - IL TENTATIVO DI LEGITTIMARE AVANGUARDIA NAZIONALE COME FORZA ANTISISTEMA IN UNA RISCRITTURA COSTELLATA DI OMISSIONI E INVENZIONI
Saverio Ferrari per "Il Manifesto"

Ai più l'autobiografia di Stefano Delle Chiaie L'aquila e il condor. Memorie di un militante politico, Sperling&Kupfer, pp. 341, euro 18,50), ex capo di Avanguardia nazionale, potrebbe interessare davvero poco. Ma la sua uscita è stata accompagnata da un piccolo giallo. Nella recensione pubblicata da «La Repubblica», a cura di Silvana Mazzocchi, si riportava che nella postfazione Delle Chiaie avesse confidato a Luca Telese «che i tempi gli sembravano maturi per ammettere che nella strage del '69 aveva visto la mano degli ordinovisti veneti».

La smentita dello stesso Delle Chiaie è giunta immediata. In effetti, la frase riportata non risultava nel testo. Alla fine, è stato reso pubblico un comunicato dove è sostenuto che si era solo trattato di «un disguido della casa editrice». Difficile non credere che quell'affermazione, per altro virgolettata, fosse, invece, stata registrata in uno dei colloqui preparatori del libro.

TRA MASSONI E SERVIZI SEGRETI
Nell'autobiografia in questione, comunque, delle Chiaie non esita a puntare il dito contro «Ordine nuovo», per i rapporti con i servizi segreti, e apertamente contro Guido Giannettini (l'agente Zeta del Sid) per aver partecipato il 18 aprile 1969 alla famosa riunione di Padova promossa da Franco Freda e Giovanni Ventura, in preparazione della successiva escalation di attentati (certamente quelli sui treni di agosto, come confessato da alcuni degli stessi autori). Giannettini, sostiene Delle Chiaie, fu per questa stessa ragione successivamente protetto dai vertici del Sid.

In realtà l'ex capo di Avanguardia nazionale, già in una precedente intervista rilasciata (e mai smentita) all'ex missino e giornalista parlamentare Nicola Rao, comparsa nel 2008 tra le pagine de Il sangue e la celtica, aveva dichiarato che fu un errore «non essere intervenuti fisicamente su certe persone coinvolte in quei fatti». Persone che evidentemente conosceva. Colse anche l'occasione di precisare che disistimava «il Signor Facchini», uno dei massimi dirigenti di «Ordine nuovo». Guarda caso.

Per il resto l'autobiografia è una sequela di omissioni e fatti ricostruiti al limite della pura invenzione, per accreditare l'insostenibile, cioè la coerenza «rivoluzionaria» di Stefano Delle Chiaie. Impossibile, infatti, non vedere come la sua storia e quella di Avanguardia nazionale si siano intrecciate con tutte le possibili strutture di potere, in particolare quelle militari, non solo in questo Paese.

Dai suoi stessi racconti emergono i tratti di una ben strana organizzazione, in cui il primo presidente, Sergio Pace, se la faceva con una loggia massonica, mentre un altro dirigente, Peppe Coltellacci, legatosi ai servizi segreti, pensava di proporre nell'estate del 1964, all'ombra del golpe del generale De Lorenzo, il sequestro di Aldo Moro. Il tutto consolidando rapporti strettissimi all'interno delle forze armate e con il principe golpista Junio Valerio Borghese, uomo di fiducia degli Stati Uniti (come ampiamente comprovato dalle carte del Dipartimento di stato americano), qui presentato alla stregua di un «rivoluzionario» teso nientemeno che al «ribaltamento dello Stato borghese» (con il contributo della P2).

Decisamente surreale. Senza parlare dell'amicizia con Guérin Sérac, capo dell'Aginter Presse, una sorta di agenzia per i «lavori sporchi» collegata alla Cia, che peraltro finanziò lo stesso Delle Chiaie con un assegno di mille dollari, come accertato dalla magistratura. Anche la provocazione, compiuta nel 1965, con l'affissione da parte di Avanguardia nazionale di manifesti filocinesi inneggianti a Stalin, stampati a cura dell'Ufficio affari riservati (un episodio poco conosciuto preparatorio della strategia della tensione), nelle pagine del libro viene ridotta a una mossa per «ampliare le fasce extraparlamentari contro la partitocrazia».

Così dicasi delle operazioni di infiltrazione a sinistra, come quelle di Piero Loredan in Veneto o Mario Merlino a Roma, assunte alla stregua di genuine conversioni (strano che Merlino militi ancora nell'area neofascista). Idem per i diversi incontri, a fini sempre «rivoluzionari», con agenti dei servizi segreti italiani. Alla faccia di Ordine nuovo.

CON I GORILLA SUDAMERICANI
Stefano Delle Chiaie e i suoi uomini operarono anche all'estero, prima in Spagna protetti dal regime franchista, poi in Sudamerica, al servizio di Pinochet, la cui sollevazione militare nel 1973 secondo il capo di Avanguardia nazionale fu addirittura «osteggiata dagli Stati Uniti» (povero Kissinger), poi in Costa Rica, in Argentina e in Bolivia.

In Cile, quelli di Avanguardia nazionale furono reclutati dalla Dina, il servizio segreto, nella sezione incaricata di eliminare gli oppositori rifugiatisi all'estero, come Bernardo Leighton (l'ex-vice presidente del Cile) e sua moglie, a Roma il 6 ottobre 1975 (rimasero entrambi gravemente feriti) di cui delle Chiaie non dice nulla, dimenticando quanto confessato da Michael Townley, un cileno-americano agente della Dina, che ammise il suo ruolo di intermediario proprio con i neofascisti di Avanguardia nazionale, spostandosi a Roma nel luglio del 1975 per preparare l'attentato a Bernardo Leighton. Dichiarazioni giunte anni dopo, purtroppo, il processo, tenutosi a Roma nel 1987, in cui Delle Chiaie e Pierluigi Concutelli furono assolti per insufficienza di prove.

In Bolivia delle Chiaie partecipò, invece, nel luglio 1980 al cosiddetto «golpe della cocaina», portando al potere Luis Garcia Meza Tejada, con l'aiuto di neonazisti di vari paesi (tra loro anche il criminale di guerra Klaus Barbie) e dei gruppi paramilitari conosciuti come Los novios de la muerte (I fidanzati della morte), che si occuparono di eliminare i piccoli narcotrafficanti per poter giungere al controllo totale del mercato. Curiosa anche qui la lettura che ne viene data: «una rivoluzione contro la finanza internazionale».

Innumerevoli, infine, in tutto il libro le manipolazioni della verità. Solo per citarne alcune: lo studente socialista Paolo Rossi non morì affatto all'Università di Roma nel 1966, come scritto, «spintonato dalla calca di studenti, tutti di sinistra» ma perché aggredito da numerosi fascisti che lo fecero precipitare giù da un muretto, come immortalato da diverse fotografie; il viaggio in Grecia di una cinquantina di dirigenti delle principali organizzazioni neofasciste italiane, nell'aprile del 1968, nel primo anniversario del golpe, non fu «una scampagnata», dato che alloggiarono per una settimana in una caserma dal colonnello Stylianos Pattakos;

Claudia Ajello non era iscritta al Pci, ma infiltrata dal Sid (fatto emerso nel 1985 nell'istruttoria bis riguardo la strage dell'Italicus), non per carpire nei circoli greci «notizie sui latitanti neri», ma per l'esatto contrario, dato che al potere c'erano ancora i colonnelli e che la colonia degli studenti greci era composta di dissidenti del regime; in Spagna a Montejurra, il 9 maggio 1976, non «esplose» all'improvviso «uno scontro fisico e militare» con i carlisti di Carlos Hugo, ma si trattò di un agguato premeditato a colpi di pistola nei loro confronti. Anche qui numerose fotografie a ritrarre la scena, con in primo piano proprio Stefano Delle Chiae insieme ad Augusto Cauchi, Piero Carmassi, Mario Ricci, Giuseppe Calzona e Carlo Cicuttini.

UN PICCOLO GRUPPO DI SQUADRISTI
Delle Chiaie, con i suoi 76 anni, insieme a Pino Rauti, ormai uno dei grandi «vecchi» del neofascismo italiano, cerca, infine, di farci credere che in Italia, nel contesto del «regime consociativo Dc-Pci», che secondo lui controllava tutti gli apparati statali e di polizia, la strategia della tensione non sia stata altro che una perfida macchinazione dei comunisti e che l'unica alternativa al sistema fosse stata in quegli anni rappresentata solo da Avanguardia nazionale. Una contro-storia, forse da tramandare alle nuove leve. Ma i fatti hanno solo detto di un piccolissimo gruppo di squadristi fascisti, buoni per tutte le stagioni, con la fissa del colpo di Stato, al servizio, nel nostro Paese e all'estero, di tutti i peggiori progetti reazionari.

 

VECCHI CAMERATI CON CANE UGO MARIA TASSINARI CRINNER SANDRO PROVVISIONATO E STEFANO DELLE CHIAIE STEFANO DELLE CHIAIE FIRMA IL LIBRO STEFANO DELLE CHIAIE SANDRO PROVVISIONATO STEFANO DELLE CHIAIE MARIO MERLINO INTERVISTATO MARIO MERLINO DIEGO VERDEGLIO STEFANO DELLE CHIAIE MARIO MERLINO CON UN CAMERATA LA PLATEA LA PLATEA SANDRO PROVVISIONATO IN ATTESA PER STEFANO DELLE CHIAIE IN ATTESA PER STEFANO DELLE CHIAIE INGRESSO TEATRO IN ATTESA PER STEFANO DELLE CHIAIE IN ATTESA PER STEFANO DELLE CHIAIE IN ATTESA PER STEFANO DELLE CHIAIE IN ATTESA PER STEFANO DELLE CHIAIE IN ATTESA PER STEFANO DELLE CHIAIE IN ATTESA PER STEFANO DELLE CHIAIE IN ATTESA PER STEFANO DELLE CHIAIE IN ATTESA PER STEFANO DELLE CHIAIE STEFANO DELLE CHIAIE CON LEDITORE IN ATTESA DELLO SCRITTORE ENZO CIPRIANO DSC IL LIBRO DSC DI LUIA DELLE CHIANE DI LUIA DELLE CHIANE

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