banda della uno bianca

“HANNO INTERROGATO PURE LE DONNE DELLE PULIZIE, MA IO NON ERO IMPORTANTE” - FERMI TUTTI, PARLA LASZLO POSZTOBANYI, UNGHERESE CHE SOSTIENE DI SAPERE LA VERITÀ SULLA BANDA DELLA UNO BIANCA: “EVA MIKULA SI RIVOLSE A ME QUANDO FU INTERROGATA PER LA PRIMA VOLTA. IO DIEDI IL SUO RECAPITO AI DUE CAPI DEI SERVIZI UNGHERESI, SPIEGANDO CHE STAVANO TRATTENENDO UNA RAGAZZA CONTRO LA SUA VOLONTÀ. LA NOTIZIA ARRIVÒ ALL’INTERPOL CHE LA GIRÒ AI COLLEGHI ITALIANI. SOLTANTO CHE I POLIZIOTTO PENSAVANO DI…”

 

Marco Gregoretti per www.ilgiornale.it

 

uno bianca

Oggi, a quasi settant’anni, fa il poeta e il musicista. Ma è stato a lungo un cronista d’assalto che si guadagnava da vivere a suon di scoop. Nelle migliaia e migliaia di pagine di atti sulla banda della Uno bianca, (I fratelli Savi: Fabio, camionista, Alberto e Roberto, poliziotti come Pietro Gugliotta, Marino Occhipinti e Luca Vallicelli), decine di rapine, 24 morti e un centinaio di feriti tra il 1987 e il 1994, c’è anche il suo nome.

eva mikula

 

E figura fin dal primo interrogatorio di Eva Mikula, all’epoca giovanissima fidanzata di Fabio Savi. Si chiama László Posztobányi, è nato, vive e lavora in Ungheria, a Budapest e conobbe Mikula nel gennaio 1992, quando era una ragazzina appena scappata dalla Romania, che lavorava in un bar ristorante di Budapest.

 

Il suo ruolo per capire gli ultimi passaggi, sarebbe stato determinante se gli inquirenti avessero preso in considerazione quel che avevano a verbale. Così, nel giorno dell’anniversario della strage del Pilastro (4 gennaio 1991) che costò la vita ai tre Carabinieri Mauro Militini, Andrea Moneta e Otella Stefanini, mentre da più parti si chiede la riapertura delle indagini, ed è in arrivo Vuoto a perdere, il libro verità di Eva Mikula, Posztobányi ha deciso di sfatare alcuni miti e di raccontare per la prima volta, a Il Giornale.it, un pezzo di verità tenuta nascosta per 25 anni.

laszlo posztobany i eva mikula

 

Posztobányi è sicuro di quanto sostiene? Che Eva Mikula parlò di lei subito dopo la cattura di Fabio Savi, quando stava per diventare testimone sotto protezione?

"Certo. Lo fece quando fu interrogata per la prima volta. È agli atti. Spiegò che io ero a conoscenza della sua situazione. Quindi, collega giornalista, non pensi che gli investigatori avrebbero dovuto cercarmi subito? Hanno interrogato pure le donne delle pulizie che sistemavano i bagni utilizzati dai Savi. Ma io non ero importante. E non lo sono neanche oggi. Se vogliono mi sottopongo alla macchina della verità, in qualsiasi momento. C’è un detto in Ungheria: l’uomo bugiardo viene raggiunto prima del cane zoppo. E il cane zoppo sono io, in questo caso."

banda uno bianca 2

 

Scusi, ma a quale situazione di Eva Mikula fa riferimento?

"A quando Eva si rese conto di che cosa facevano questi criminali e voleva scappare. I Savi volevano disfarsi di lei".

 

Rischiava di essere uccisa?

banda uno bianca 3

"Faccia lei. Mi diede il numero di telefono di casa, dove abitava con Fabio Savi. Lo informò che se io l’avessi cercata senza trovarla, avrei agito di conseguenza. Così feci. Per questo è viva…".

 

Quindi è vero che Eva Mikula le chiese aiuto e che lei si rivolse ai servizi segreti ungheresi per aiutarla?

"Proprio così. Esatto. E quella è stata la prima chiave per la scoperta della banda, dei componenti di quel gruppo. Diedi il recapito di Eva ai due capi del Servizio Centrale Operativo Contro la Criminalità Organizzata (SZBO ungherese) spiegando che stavano trattenendo una ragazza contro la sua volontà. La notizia arrivò all’Interpol che la girò ai colleghi italiani. Da lì in poi tutto accelerò. Soltanto che i poliziotti italiani pensavano di aver messo le mani su una organizzazione che faceva sparire ragazze dell’Est. Fu Eva a raccontare, invece, in che cosa si fossero imbattuti".

 

fabio savi 1

Che notizie arrivavano in Ungheria su questa vicenda?

"Potevo conoscere soltanto le corrispondenze che provenivano da Roma, diffuse dall’Ufficio telegrafico ungherese. Ne sentii e ne lessi di tutti i colori. Perfino che Eva fosse una spia e che era stata sottoposta a un esame genetico delle ossa perché non credevano all’età che dichiarava. Pensavo che nei vostri Tribunali avessero qualche problema con la testa. Lo dico seriamente…".

 

banda uno bianca 5

Ci racconti, allora, che cosa sa lei di Eva Mikula. Quando e come l’ha conosciuta?

"Eva era una ragazza sfortunata. Quando la conobbi, a Budapest nel 1992, mi raccontò di lei e delle sue ferite. Io stavo lavorando a un’investigazione giornalistica. C’erano tante ragazze sparite da salvare. Eva non era l’unica finita tra le grinfie di bande straniere. Ma i dettagli li troverete nel libro che sta scrivendo".

 

Lo so bene. È un libro verità.

eva mikula

"Sì, un libro verità. Si intitola Vuoto a perdere"

 

fratelli savi

C’è ancora un dettaglio investigativo importante che la riguarda. Durante uno dei processi per i fatti della banda della Uno Bianca, Tamas Somogy, dall’Ungheria, chiese spontaneamente di essere sentito su un presunto traffico di armi. Il giudice acconsentì. Lei avrebbe dovuto accompagnarlo in Italia. Ma, poche ore prima di partire la informarono che la trasferta era stata annullata. Somogy fu così condannato in contumacia nel 1996, anche se, poi, il 18 maggio 2004 la Corte europea dei diritti umani si è pronunciata a suo favore. Come mai saltò quel viaggio, secondo lei? Chi lo fece annullare?

UNO BIANCA

"Ritengo improbabile che sia stato un giudice a prendere quella decisione. Penso piuttosto che ci sia lo zampino di pubblici ministeri che non volevano saltasse fuori, con la mia presenza, la verità sulla cattura. E cioè che era stata Eva a metterli sulla pista giusta. Se avessi potuto accompagnare Somogy e avere l’opportunità di incontrare i giornalisti italiani…".

 

Come ha ricordato lei, però, le bugie hanno le gambe corte. E prima o poi la verità viene a galla. Anche lei quest’estate ha scritto una lettera alle autorità italiane su quanto successe 25 anni fa. Ha ricevuto risposta?

"Negli ultimi quattro mesi ho inviato messaggi a diverse autorità competenti italiane. Si sono ben guardate dal rispondermi. Ho scritto anche a vostri organi di stampa. Silenzio. Inaccettabile per me, come giornalista e come cittadino ungherese".

laszlo posztobanyi

 

Che idea si è fatto di questo mutismo mediatico e istituzionale?

"Sono sicuro che la gestione sia ancora nelle mani di chi decide quali notizie possono essere date e pubblicate. Ma sono altresì certo che un giorno arriveranno le scuse da parte di costoro".

 

È vero che anche lei ha scritto un libro su questa brutta storia criminale italiana?

"Si intitola Hungaritalia ed è praticamente finito. È un viaggio lungo alcuni aspetti giudiziari legati ai crimini della banda della Una bianca. Il punto di vista che uso è quello dei diritti umani violati e di leggi non applicate in maniera giusta ed equa. Tornerò in Ungheria lasciando qui la mia verità. Dobbiamo rendere eroi quelli che davvero lo meritano e non coloro che raccontano al pubblico favolette per la propria busta paga".

fabio savi

 

E allora, chi sono i veri eroi della cattura dei fratelli Savi e degli altri componenti della banda?

"In primis Eva. La incoraggio ad andare avanti. Ha diritto alla verità. E poi io. Non ho paura dei Savi. Sono loro, forse, che hanno qualche cosa da temere"

eva mikula 4roberto savi uno bianca bandauno biancaeva mikula 5banda uno biancaeva mikula 2

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