DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"
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Il clamoroso scazzo diplomatico tra Italia ed Etiopia è il punto più basso delle relazioni diplomatiche tra il nostro Paese e l’Africa, almeno negli ultimi decenni.
L’italia ha richiamato l’ambasciatore Sem Fabrizi, su pressione del governo etiope, che stava per dichiararlo “persona non grata”, e quindi presto sarebbe stato espulso da Addis Abeba.
Sul come si è arrivati a questo, è una storia complessa, che riguarda il Piano Mattei.
L’Etiopia, ex colonia italiana, è uno dei principali beneficiari dei progetti di cooperazione promossi dal governo Meloni.
Giorgia Meloni e primo ministro etiope Abiy Ahmed
Era stato lo stesso premier Abiy Ahmed ad aiutare la premier italiana a portare al tavolo altri leader del continente, inizialmente scettici di fronte alle mire della Sora Giorgia in modalità “La mia Africa”.
Abiy Ahmed, per esempio, come ricostruisce sul “Post” Valerio Valentini, a inizio anno “aveva convinto i leader [...], arrivati ad Addis Abeba per una riunione dell’Unione Africana l’11 febbraio, a trattenersi un paio di giorni in più, così da consentire lo svolgimento dell’incontro con Meloni. Fu la celebrazione del momento più alto di sintonia tra il governo italiano e quello etiope.”
Giorgia Meloni e primo ministro etiope Abiy Ahmed
Due anni fa, fu proprio Ahmed a giocare un ruolo di primissimo piano per la firma del Piano.
All'inizio del 2024, infatti, l'Unione Africana espresse un forte malumore nei confronti dell'Italia per il metodo unilaterale con cui il piano era stato preparato.
Si arrivò così a coinvolgere l’intera Unione europea per renderelo più efficace. La rottura si consumò a gennaio 2024, al vertice Italia-Africa, con una critica pubblica dell'allora Presidente della Commissione dell'Unione Africana, Moussa Faki.
URSULA VON DER LEYEN E GIORGIA MELONI - VERTICE SUL PIANO MATTEI PER L AFRICA - FOTO LAPRESSE
In quel caso, a mediare tra l’intransigenza degli altri Paesi e l’Italia fu proprio il leader etiope, che evidentemente ritenne di aver firmato una cambiale con il governo di Roma.
Si sa, in politica, tantomeno in quella internazionale, niente è gratis: Addis Abeba si aspettava di ottenere qualche “vantaggio” su altri livelli, e su altri “piani”. Vantaggi che non sono arrivati, e che hanno portato alla ritorsione contro Fabrizi.
Giorgia Meloni e primo ministro etiope Abiy Ahmed
Secondo Valentini, “proprio il vertice Italia-Africa di febbraio, paradossalmente, sarebbe stato un passaggio decisivo per la compromissione dei rapporti.
Abiy avrebbe espresso in un colloquio ristretto di fronte a Meloni giudizi poco gradevoli nei confronti di Fabrizi, che era all’incontro insieme alla presidente del Consiglio. [...].
Le versioni raccolte parlano di incomprensioni sulle concessioni dei visti diplomatici e di alcune rimostranze da parte di Fabrizi riguardo al rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale da parte del governo etiope, che dal 2020 è impegnato in una guerra civile nella regione del Tigrè, contro gruppi armati separatisti che controllano alcune aree del nord del paese”.
La notizia in sé, gestita malissimo dalla Farnesina (che prima ha fatto finta di niente, sperando nel silenzio della stampa, poi ha provato a sostenere che il rientro di Fabrizi fosse dovuto a “ragioni personali”, e infine ha parlato di scarsa “chimica” tra il diplomatico e il governo africano), ha causato grossi imbarazzi al Governo italiano.
Ancor più perché del piano Mattei, strombazzato da Giorgia Meloni come una specie di piano Marshall africano che avrebbe risolto tutti i problemi, a partire dall’immigrazione “nera”, ormai è rimasto carta straccia. Qualche progettino qua e là, finanziamenti, appalti per l’Eni: tanto fumo, poca ciccia...
Giorgia Meloni e primo ministro etiope Abiy Ahmed
CHE FIGURA DI PALTA PER GIORGIA L’AFRICANA! – L’ITALIA HA RICHIAMATO L’AMBASCIATORE IN ETIOPIA, SEM FABRIZI, DOPO APPENA DIECI MESI DALL’INIZIO DEL SUO MANDATO – UNA DECISIONE ARRIVATA SU PRESSIONE DEL PRIMO MINISTRO ETIOPE, ABIY AHMED – LA FARNESINA PARLA DI UN “RIENTRO CONCORDATO”, MA PER LA DIPLOMAZIA ITALIANA SI TRATTA DI UN EPISODIO DI UNA GRAVITÀ INAUDITA, COME SOTTOLIENA ANCHE GIUSEPPE MISTRETTA, AMBASCIATORE AD ADDIS ABEBA DAL 2014 AL 2017 – SUL TAVOLO DEL MINISTRO TAJANI POTREBBE FINIRE UNA REVISIONE DEI DOSSIER DEL PIANO MATTEI, VISTO CHE L’ETIOPIA È UNA PRINCIPALI BENEFICIARI DEL FUMOSO PIANO DI COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO CON L’AFRICA PROMOSSO DALLA DUCETTA…
Che figura di merda per giorgia l’africana – l’italia ha richiamato l’ambasciatore in etiopia...
giorgia meloni moussa faki 4
MOUSSA FAKI
antonio tajani e giorgia meloni alla camera foto lapresse
CHI COMANDA DAVVERO IN AFRICA - LA MAPPA
il primo ministro dell etiopia abiy ahmed ali con giorgia meloni
Giorgia Meloni Antonio Tajani
URSULA VON DER LEYEN E GIORGIA MELONI - VERTICE SUL PIANO MATTEI PER L AFRICA - FOTO LAPRESSE



