C’È UNA POSSIBILE SVOLTA NEL GIALLO DI PIETRACATELLA – GLI INQUIRENTI CHE INDAGANO SULLE MORTI DI ANTONELLA DI IELSI E SARA DI VITA HANNO SCOPERTO IL POSSIBILE MOVENTE DELL’OMICIDIO DI MADRE E FIGLIA, MORTE IN PROVINCIA DI CAMPOBASSO DOPO ESSERE STATE AVVELENATE CON LA RICINA: SAREBBE NELL’AMBITO FAMILIARE E GIREREBBE INTORNO A CINQUE SOSPETTI – IL KILLER SI SAREBBE PROCURATO IL VELENO RICAVANDOLO IN MANIERA ARTIGIANALE DAI SEMI DELLA PIANTA DEL RICINO, AUTOCTONA ANCHE NEL BASSO MOLISE – LAURA DI VITA, CUGINA DI GIANNI (MARITO E PADRE DELLE VITTIME), VERRÀ NUOVAMENTE CONVOCATA IN PROCURA…
Estratto dell’articolo di Alessandra Ziniti per "la Repubblica"
Trentacinque giorni e cento testimoni dopo la scoperta della ricina nel sangue di Antonella e Sara, gli inquirenti che lavorano al giallo di Pietracatella sono convinti di avere finalmente in mano il possibile movente. Che gira attorno a cinque sospetti e restringe ancor di più l'indagine all'ambito familiare.
Gli investigatori della squadra mobile di Campobasso diretta da Marco Graziano lavorano nel più stretto riserbo ma l'individuazione di un possibile movente che spieghi l'avvelenamento di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara viene confermata a Repubblica da fonti qualificate. Così come la pista secondo la quale chi ha deciso di utilizzare la ricina per distruggere la famiglia Di Vita si è procurato il micidiale veleno ricavandolo in maniera artigianale dai semi della pianta del ricino, autoctona anche nel basso Molise.
Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne morte tra il 27 e il 28 dicembre, nuovamente interrogato a lungo giovedì, secondo quanto riferito dal suo legale, ha ribadito di non avere nemici, di non avere idea di chi potrebbe voler così male a lui o a sua moglie, e ha escluso qualsiasi dissidio all'interno della famiglia stretta o allargata. «Tra mia moglie e mia cugina Laura non esisteva alcun attrito», ha confermato l'uomo rispondendo ad una precisa domanda degli investigatori che su questa cugina, che dal giorno della tragedia ospita a casa sua padre e figlia sopravvissuti, continuano a concentrare la loro attenzione.
Non a caso proprio Laura Di Vita, già sentita per tre volte a lungo dagli investigatori, verrà nuovamente convocata in questura a Campobasso tra oggi e domani e ascoltata questa volta alla presenza della procuratrice di Larino Elvira Antonelli. Tra le dichiarazioni di Laura Di Vita e quelle di altri testimoni sono state riscontrate diverse incongruenze sulla ricostruzione dei giorni di Natale in cui è avvenuto l'avvelenamento e omissioni su episodi ritenuti significativi per ricostrure le relazioni all'interno della famiglia Di Vita.
E infatti gli investigatori hanno convocato a Campobasso anche il fratello di Gianni Di Vita, Antonio, e sua moglie, che vivono in nord Italia e che sabato sono stati sentiti per diverse ore. E ieri è toccato ad altri cugini.
Audizioni che hanno un comun denominatore che desta più di una perplessità negli inquirenti. Gli appartenenti al ramo dei Di Vita, nonostante le evidenze arrivate dal centro antiveleni di Pavia e il conseguente cambio di passo dell'inchiesta, continuano a invocare la morte accidentale, escludendo che Antonella e Sara siano state uccise e che dunque non ci sia un assassino da cercare a Pietracatella o chissà dove.
Più cauti i parenti di Antonella Di Ielsi che, pur non puntando l'indice contro nessuno, aspettano con ansia l'annunciata svolta nelle indagini. […]
antonella di ielsi con il marito gianni di vita e le figlie
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