LA CRISI ENERGETICA DI OGGI CI LASCIA PIU’ - NELL’INVERNO DEL 1973 I PREZZI DEL PETROLIO SALIRONO A CAUSA DELLA LA GUERRA DELLO YOM KIPPUR TRA I PAESI ARABI (GUIDATI DA EGITTO E SIRIA) E ISRAELE. NEL 2026 PER VIA DELLA FOLLIE DI TRUMP IN MEDIO ORIENTE CI SEMBRA DI RIVIVERE LO STESSO FILM MA LA SITUAZIONE E’ PIU’ DRAMMATICA - LA CRISI DI OGGI E’ A BASSA INTENSITÀ. “LA NUOVA AUSTERITY” LASCIA I CITTADINI SEMPRE PIU' SOLI (E POVERI) - I CARBURANTI SONO STABILMENTE SOPRA I 2 EURO, LE BOLLETTE DELLA LUCE SONO TRIPLICATE E L’INFLAZIONE NON CONOSCE TREGUA…
Estratto dall’articolo di Alessandro Barbera per “la Stampa”
Nell'inverno del 1973 il mondo andava a petrolio. Nei mesi della crisi causata dalla guerra dello Yom Kippur non c'erano i pannelli solari, le pale eoliche, e le caldaie a pompa di calore un'invenzione di là da venire.
Le finestre erano sottili, gli impianti di riscaldamento rigorosamente centralizzati, chi viveva la campagna come un mestiere poteva al massimo scaldarsi con la legna. Il 22 novembre di quell'anno il governo Rumor vara un decreto che impone rincari per carburanti e gasolio da riscaldamento.
Un litro di benzina super costa 200 lire il litro, la normale 190, il gasolio 113. L'illuminazione pubblica viene tagliata del 40 per cento, i negozi devono chiudere entro le 19, i cinema alle 22, bar e ristoranti alle 24. I programmi televisivi devono finire alle 23, e nelle case di tutti c'erano solo due canali.
Dal 2 dicembre la domenica è vietata la circolazione delle auto, fatte salve quelle autorizzate e i mezzi pubblici, pena una sanzione fino a un milione di lire. Queste poche righe sono già la prova che le probabilità di vivere un nuovo 1973 sono basse. Ma possiamo esserne rassicurati? La risposta è senza dubbio no. [...]
La differenza più evidente rispetto ad allora è tutta qui: la potremmo definire una crisi a bassa intensità. Un'analisi di Confcommercio e Cer calcola che il prezzo unico nazionale dell'elettricità a settembre è aumentato del 73 per cento rispetto a un anno fa. Ma se si risale nel confronto a prima dell'inizio della pandemia, la differenza è del 271 per cento.
In mezzo – correva il febbraio del 2022 – è iniziato il primo tempo della crisi. Dello stop al gas russo a basso costo ce ne siamo accorti ma non troppo, perché il mondo è ancora ricco di risorse e la nostra fame di consumi è stata soddisfatta diversamente.
La dipendenza italiana dal gas altrui – è necessaria anche a generare molta parte dell'energia elettrica – è sostanzialmente la stessa di allora. In compenso abbiamo aumentato l'import dai tubi algerini, da quello che dall'Azerbaigian porta metano nelle coste pugliesi, abbiamo iniziato a importare materia prima in forma liquida e lo Stato si è fatto carico – c'era Mario Draghi a Palazzo Chigi – di finanziare l'acquisto di due nuove navi rigassificatrici che la gran parte di noi ha visto solo da lontano o in qualche servizio televisivo.
Quando quest'estate i bombardamenti del terminale di Ras Laffan hanno fatto venire meno le forniture qatarine, le società energetiche sono andate a comprare il gas mancante dall'altra parte dell'Atlantico, negli Stati Uniti. Questo weekend sui mercati internazionali un barile di petrolio costa circa cento dollari, poco importa se di qualità Brent o Wti. [...]
La crisi a bassa intensità ci sta abituando a pensare che le cose potrebbero andare peggio di così. E però l'esempio citato sul prezzo dell'elettricità ci dice che siamo dentro un'illusione. Il prezzo della benzina e del diesel è ormai stabilmente sopra i due euro. Dove i carburanti costano molto di più – sulle autostrade – sono stati visti cartelli con il gasolio a 3,1 euro.
L'aumento del costo dei trasporti sulla catena dei prezzi sta alimentando una spirale inflazionistica che nessuno credeva possibile fino a qualche mese fa. Secondo le rilevazioni di Ismea, nella prima settimana di questo mese la lattuga aveva un prezzo medio all'origine di 1,73 euro il chilo, l'undici per cento in più rispetto alla settimana precedente, il 106 di un anno prima.
Ciò che non fa l'aumento del costo dei trasporti lo si deve ai cambiamenti climatici: prima il caldo e poi le piogge torrenziali, quelle che sempre più spesso accompagnano la fine dell'estate.
Per chi vive di reddito fisso, fare la spesa, muoversi in auto, pagare la bolletta di luce e gas diventa sempre più difficile senza fare rinunce. Ma nel 1973 i negozi erano più o meno gli stessi per tutti, non esistevano gli hard discount e la televisione – l'unica della famiglia – non permetteva di scegliere fra un ricco carnet di piattaforme.
Nel 1973 esistevano solo i voli high-cost, e la gran parte di noi nemmeno si accorgeva di quanto sarebbero aumentati i prezzi per colpa del kerosene, un combustibile che una volta l'Italia produceva in Italia e oggi invece deve importare perché abbiamo smesso di produrlo. I giovani senza auto e bus andavano a piedi, oggi quelli che vivono in città hanno a disposizione i monopattini costruiti da multinazionali cinesi, quelle che stanno lentamente costruendo il monopolio della cosiddetta mobilità sostenibile. [...]
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PREZZO DEI CARBURANTI IN ITALIA - 23 AGOSTO 2026





