luca abbasciano valentina pambianco la piccola bianca - strage di famiglia a roma in zona pietralata

“DA SOLI NON CE LA FACCIAMO” – LE LETTERE DI LUCA ABBASCANO E VALENTINA PAMBIANCO PRIMA DELLA STRAGE IN FAMIGLIA A ROMA, IN ZONA PIETRALATA – I DUE HANNO LASCIATO UNA DOZZINA DI MESSAGGI A PARENTI E AMICI PRIMA DI UCCIDERE L'ADORATA FIGLIA DISABILE BIANCA, IL CANE THEO E LORO STESSI – LA SCOPERTA DELLA DISABILITÀ DELLA BAMBINA (NATA CON PARALISI CEREBRALE, RITARDO MOTORIO E COGNITIVO, EPILESSIA) E POI QUELLA DI NON POTER FARE ALTRI FIGLI, GLI ANNI DI INFERNO (LA DONNA LASCIA IL LAVORO PER OCCUPARSI DELLA FIGLIA. LUI COMINCIA A LAVORARE IN SMART WORKING), LE GIORNATE SCANDITE DALLE TERAPIE, DALLE VISITE E DAGLI SPOSTAMENTI NEI CENTRI CLINICI - I VIAGGI DELLA SPERANZA DAL GURU IN MESSICO: 300 MILA EURO E I RISPARMI IN FUMO PRIMA DEI COLPI DI PISTOLA…

Estratti da quotidiano.net

 

Le lettere di Luca Abbasciano, 42 anni, e Valentina Pambianco, 41, sono la fotografia di un Paese che lascia sole le famiglie e nasconde la propria assenza dietro l'etichetta di “genitori eroi”. “Da soli non ce la facciamo”.

 

LUCA ABBASCIANO VALENTINA PAMBIANCO LA PICCOLA BIANCA - STRAGE DI FAMIGLIA A ROMA IN ZONA PIETRALATA

Cinque parole scritte a mano, ritrovate in una dozzina di lettere che Luca e Valentina hanno lasciato a parenti e amici prima di uccidere l'adorata figlia Bianca, che tra pochi giorni avrebbe compiuto sei anni, il cane Theo, e se stessi. Non è un addio qualunque: è l’epilogo di anni vissuti in trincea, soli, accanto a una bambina nata prematura, non autosufficiente, con una malattia che peggiorava giorno dopo giorno senza che nessuno riuscisse davvero ad alleggerire quel peso

 

(...)

 

LA TRAGEDIA DI PIETRALATA

Marco Carta per repubblica - Estratti

 

“Signora, è sicura che la vuole tenere?”. Se c’è un inizio della fine in questa tragedia, quello è il 13 novembre 2020. Il mondo è alle prese con l’epidemia coronavirus. A Roma, intanto, Luca Abbasciano e Valentina Pambianco si apprestano a vivere quello che dovrebbe essere il giorno più bello della loro vita.

 

LUCA ABBASCIANO

La loro primogenita, però, nasce con due mesi di anticipo, al settimo di gravidanza. Decidono di chiamarla Bianca. Ma le sue condizioni sono critiche sin dal primo momento, tanto che dall’ospedale chiedono alla coppia se sia sicura di voler riconoscere e tenere con sé la bambina. «Lo so che sembra assurda, ma questa storia Valentina me l’ha raccontata più volte — ricorda Maria Cirulli, amica della famiglia — Lei aveva risposto di sì. Ma secondo me non si rendeva conto di quello che l’aspettava. Io l’ho vista a luglio. Sembrava stesse bene, invece chissà cosa c’era nella sua testa».

 

Per Valentina la maternità era stata il coronamento di un sogno: quello di costruire una famiglia felice. Dopo diversi anni di fidanzamento aveva sposato Luca Abbasciano, tecnico informatico. «Un genietto dei computer», come lo definiscono tutti i suoi vicini a Pietralata. Suo padre Sandro, ferroviere in pensione e con un passato da calciatore nell’Ascoli, aveva fatto quello che ogni padre avrebbe fatto per la sua unica figlia. Con i risparmi di una vita aveva comprato una casa vicino alla propria abitazione e l’aveva fatta ristrutturare fino a trasformarla in una villetta. (...)

 

Non c’è mai riuscito. Perché le condizioni di Bianca sono gravi. Gravissime. La diagnosi è terribile: paralisi cerebrale, ritardo motorio e cognitivo, epilessia. La bambina deve essere sottoposta a continue cure e ricoveri. «Non si poteva ammalare perché la sua forma epilettica era molto grave.

 

VALENTINA PAMBIANCO

Doveva subito essere ricoverata in terapia intensiva perché stava malissimo», racconta chi ha seguito da vicino quei primi mesi. Di quei problemi Valentina non riuscirà mai a farsi una ragione. «Ogni volta che ne parlava iniziava a piangere — racconta Feliciana Manna, l’ultima persona ad averla sentita in vita – Nessuno le aveva mai spiegato cosa fosse accaduto durante il parto e lei non si dava pace. Continuava a chiedersi perché, visto che durante la gravidanza non c’era stato nessun allarme».

 

(…) «Non la facevano mai uscire di casa — afferma Cristiana, una delle vicine – Quando andavano in giro con il passeggino, Bianca era sempre coperta. Io la ricordo sul seggiolone, davanti casa, mentre guardava il cane Teo che le scodinzolava intorno. Dopo la nascita di Bianca Valentina ha iniziato a perdere il sorriso».

 

La donna, che lavorava per una compagnia elettrica, lascia il lavoro per occuparsi della figlia. Luca comincia a lavorare in smart working. Le giornate vengono scandite dalle terapie, dalle visite e dagli spostamenti nei centri clinici. Ma “Carciofina”, così la chiama Luca, non migliora mai significativamente.

 

Il guru in Messico

È nella solitudine di quella vita che Luca e Valentina iniziano a entrare in contatto su internet con altri genitori da tutta Italia. Famiglie con figli affetti da malattie gravi, spesso considerate incurabili. Si scambiano informazioni, contatti, speranze. È così che conoscono il neuroscienziato messicano José Roberto Trujillo, fondatore di NeuroCytonix Inc., azienda biomedicale che promuove il “Neurocytotron”, un dispositivo basato su campi elettromagnetici a bassa frequenza e presentato come trattamento per alcune patologie neurologiche ritenute incurabili.

STRAGE DI FAMIGLIA A ROMA IN ZONA PIETRALATA

 

L’azienda sostiene di avere ottenuto un riconoscimento da parte di Cofepris, l’autorità regolatoria messicana, per lo studio sulla paralisi cerebrale, ma non un’approvazione della Food and Drug Administration americana. La comunità scientifica ha sempre sollevato dubbi sul trattamento.

 

Ma per Luca e Valentina quella possibilità diventa una speranza concreta. Cominciano così i viaggi della speranza verso Monterrey. Almeno tre trasferte, ciascuna dal costo vicino ai centomila euro. Di solito, in questi casi, si lanciano raccolte fondi online per trovare i soldi necessari. «Ma a Valentina non piacevano i genitori che diventano influencer dietro le disgrazie dei figli», spiega un’altra mamma che si è affidata al dottor Trujillo. Per questo, insieme a Luca, decide di fare tutto con le proprie forze. La coppia investe i risparmi che ha. Poi arrivano gli aiuti di amici e conoscenti, le donazioni per permettere alla bambina di partire.

 

In Messico, raccontano, vedono dei risultati. Bianca sembra stare meglio. Per i genitori è la conferma che quella strada possa funzionare. Ma ogni volta che tornano a Roma, la realtà sembra ripresentarsi con tutta la sua durezza. Le condizioni della bambina peggiorano. Le cure garantite dal sistema sanitario non portano benefici. E la famiglia torna a cercare una soluzione, un’altra possibilità, un’altra cura. Un altro viaggio della speranza; ma i soldi non ci sono più.

 

LUCA ABBASCIANO VALENTINA PAMBIANCO LA PICCOLA BIANCA - STRAGE DI FAMIGLIA A ROMA IN ZONA PIETRALATA

La coppia si ritrova così nell’estate più calda di sempre, completamente sola, chiusa in casa, senza nessuno a cui chiedere aiuto. Nonno Sandro è in montagna con la moglie. Il padre di Luca, invece, da quando è morta la moglie non sta più bene. «Valentina aveva anche scoperto che non avrebbe potuto avere altri figli e questa cosa la faceva stare male», prosegue ancora Feliciana. Dieci giorni fa Luca e Vale si concedono un fine settimana in Molise. Sembrano contenti, ma al ritorno le speranze si trasformano in un incubo. La villa in una prigione. In casa c’è anche una pistola: l’ha comprata Luca. E si arriva alla tragedia.

 

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