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PONTI DI CARTA E FACCE DA CULO – DOMANI È ATTESA LA SENTENZA DEL PROCESSO SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA, CHE OTTO ANNI FA CAUSÒ LA MORTE DI 43 PERSONE, DOPO 284 UDIENZE, CON 57 IMPUTATI E 400 ANNI DI CARCERE RICHIESTI COMPLESSIVAMENTE DALLA PROCURA DI GENOVA. LA PENA PIÙ ALTA, 18 ANNI E 6 MESI, È STATA CHIESTA PER L’AD AD DI AUTOSTRADE, GIOVANNI CASTELLUCCI – PROPRIO ALLA VIGILIA DELLA DECISIONE DEI GIUDICI, L’ATTUALE NUMERO UNO DI ASPI, ARRIGO GIANA, PUBBLICA UNA LETTERA DI SCUSE, IN CUI PRENDE LE DISTANZE DALLA PRECEDENTE GESTIONE DELL’AZIENDA, OVVERO I BENETTON: “LE SCELTE DI ALCUNI HANNO LASCIATO FERITE INDELEBILI. ROMPIAMO DUNQUE IL SILENZIO” – L'IRA DEI FAMILIARI DELLE VITTIME: “LE SCUSE ANDAVANO FATTE A SUO TEMPO…”

1. PONTE MORANDI, IL PRIMO VERDETTO

Estratto dell’articolo di Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera”

 

CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA

«Nel tempo che seguì il crollo del ponte Morandi continuavo a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo... Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale... Rompiamo dunque il silenzio».

 

A otto anni dal disastro del ponte Morandi e alla vigilia dell’attesa sentenza al termine di un processo monstre, arriva la sorprendente lettera di scuse da parte di Autostrade per l’Italia (Aspi), il concessionario che gestiva la struttura.

 

Arrigo Giana

La firma è di Arrigo Giana, amministratore delegato della società dallo scorso anno, che ricorda come l’azienda sia profondamente cambiata. Ci sono nuovi azionisti, nuovi dirigenti e lo Stato si è messo al timone con un occhio attento alla sicurezza.

 

La lettera […] è anche una presa di distanza dalla vecchia proprietà, la famiglia Benetton, che a Genova non gode di molte simpatie e le mancate scuse dopo la tragedia non hanno aiutato. «Dalle nostre parti il silenzio è considerato un segno di rispetto», cercò di spiegare Gilberto Benetton, venuto a mancare pochi mesi dopo il crollo, in rappresentanza del gruppo trevigiano allora proprietario (era primo azionista di Atlantia che controllava Aspi).

 

GIOVANNI CASTELLUCCI

Un anno dopo fu suo fratello Luciano a far insorgere i parenti delle vittime: «Nessun componente della famiglia ha mai gestito Autostrade, siamo parte lesa», disse e si alzò un altro polverone. Solo nel 2022 Alessandro Benetton, figlio di Luciano, fresco di nomina a presidente della holding di famiglia Edizione, che aveva firmato l’accordo con Cassa depositi e prestiti per uscire dal capitale di Aspi, fece un mea culpa: «Avremmo dovuto subito chiedere scusa».

 

Non bastò e questa lettera di Giana ne è la conferma. «Mi sembra comunque un’uscita quantomeno singolare, le scuse andavano fatte a suo tempo — si stupisce Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, che fra le macerie del ponte ha perso la sorella Claudia, i suoi figli Manuele e Camilla di 16 e 12 anni e il marito Andrea —.

 

luciano benetton

La proprietà è cambiata da tempo: perché solo ora le scuse? Quanto ai Benetton per noi hanno comunque una responsabilità morale altissima anche se non sono imputati».

 

Domani, dunque, la sentenza sul disastro del 14 agosto 2018 che costò la vita a 43 persone. Arriva al termine di un processo dai grandi numeri: 57 imputati, 284 udienze distribuite in quattro anni, 200 parti civili (fra cui ministero delle Infrastrutture e presidenza del Consiglio), 400 anni di carcere chiesti complessivamente dalla Procura di Genova.

 

La pena più alta, 18 anni e 6 mesi, è stata chiesta per Giovanni Castellucci, l’ex ad di Aspi, accusato di aver risparmiato sulle manutenzioni per massimizzare i profitti di Aspi accettando così il rischio che la struttura potesse cadere (la causa del crollo è stata individuata nel cedimento di uno strallo).

 

CROLLO PONTE MORANDI GENOVA

«Sono responsabile ma non colpevole», ha replicato lui sostenendo che in una struttura complessa come Aspi non poteva occuparsi personalmente delle singole ispezioni. Castellucci è in carcere dall’aprile dell’anno scorso quando è diventata definitiva la condanna a quattro anni per la strage di Avellino, dove un autobus volò giù da un viadotto autostradale causando 40 morti.

 

Fra gli uomini di vertice Michele Donferri Mitelli, ex responsabile manutenzioni, che rischia 15 anni e 6 mesi per aver garantito sulla sicurezza della pila poi crollata; Maurizio Ceneri (13 anni), ex dirigente di Spea, la società satellite di Aspi addetta al monitoraggio; e anche un dirigente del ministero delle Infrastrutture, Mauro Coletta, accusato di non aver eseguito controlli e ispezioni pubbliche. […]

 

«OGGI ROMPIAMO IL SILENZIO PER I GENOVESI E PER TUTTI GLI ITALIANI È UNA NOSTRA ESIGENZA MORALE»

Lettera di Arrigo Giana, Ad di Autostrade per l’Italia – pubblicata dal “Corriere della Sera”

 

Arrigo Giana

In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani.

 

Tutti noi ricordiamo, come fosse oggi, quella mattina del 14 agosto 2018. Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova.

 

In quegli istanti il pensiero di tutti correva alle vittime innocenti, alle loro famiglie irreparabilmente distrutte, ai feriti assistiti da eroici soccorritori.

 

CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA

Nel tempo che seguì il crollo del ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità.

 

Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità.

 

ruspe al lavoro per spezzare i blocchi del ponte morandi

Autostrade per l’Italia preserva la sua storia e il suo nome anche per custodire la memoria di quanto accaduto il 14 agosto 2018 come monito costante, anche se oggi questa azienda è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori.

 

Rompiamo il silenzio dunque.

 

GIOVANNI CASTELLUCCI IN TRIBUNALE

Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore.

 

le carcasse delle auto sotto il ponte morandi luciano giuliana gilberto benettonluciano benettonuna veduta del moncone del ponte morandi da una finestra di via fillak

 

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