massimo dalema emanuele caruso

SERVIZI & SERVIZIETTI - EMANUELE CARUSO, UNO DEI DUE BROKER A CUI SI ERA AFFIDATO MASSIMO D’ALEMA PER LA VENDITA DI ARMI ALLA COLOMBIA, SOSTIENE DI LAVORARE CON I SERVIZI SEGRETI (MA CI SONO POCHI RISCONTRI) - ALTRA SPY STORY SU UN FAMILIARE DI UNO DEI MEDIATORI, L'AVVOCATO DI MIAMI UMBERTO BONAVITA, DELLO STUDIO ROBERT ALLEN LAW: IL SUOCERTO, JOHN COSTANZO, E’ AGENTE DELLA DEA, L'ANTIDROGA STATUNITENSE. MA SECONDO ALCUNE INFORMATIVE DEL ROS, DEPOSITATE NELL'INCHIESTA SULLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA, SAREBBE UN “FUNZIONARIO DELLA CIA IN ITALIA”

Giacomo Amadori e François De Tonquédec per “La Verità”

 

EMANUELE CARUSO

Massimo D'Alema in queste ore sta cercando di convincere i media che la vicenda della trattativa per la vendita di armamenti in Colombia sia il dito, mentre la Luna sarebbe il complotto ordito da chissà quali forze oscure ai suoi danni. In effetti in questa storia qualche passaggio poco chiaro c'è, che però più che da una spy story sembra uscito da un B-movie.

 

Per capirlo basta rileggere le dichiarazioni che uno dei due broker, a cui lo stesso ex premier si era affidato per l'affare da 4 miliardi, ci ha rilasciato.

 

Stiamo parlando del quarantaduenne salentino Emanuele Caruso, il quale, a suo dire, avrebbe fatto parte di una fantomatica «Difesa avanzata», una sorta di braccio operativo dei nostri 007. Ci aveva detto: «Io provengo dall'ambiente dell'area riservata italiana».

 

MASSIMO DALEMA

Bum! A quel punto avevamo domandato se fosse alle dipendenze dei nostri servizi e lui ci aveva spiegato: «Non lo sono più perché io per varie vicissitudini, quando Costantino viene posto a riposo, io passo come esterno alla difesa avanzata interna». Quasi uno scioglilingua. Quindi domandiamo: Costantino chi? «L'ex comandante della Brigata Folgore che poi fu vice direttore Aise».

 

In realtà Pietro Costantino non è mai stato vicedirettore dell'Aise, il nostro controspionaggio, ma capo reparto per circa 2 anni. Il racconto era proseguito: «Io a un certo punto vengo messo a fare le analisi alla Difesa avanzata questa sorta di lista italiana all'interno, all'Aisi». Altra informazione a cui non abbiamo trovato riscontro.

il servizio de le iene su massimo dalema e la compravendita di armi con la colombia 4

 

A questo punto il discorso di Caruso si è fatto un po' più circostanziato: «Io facevo praticamente il collaboratore Aise mediante la struttura Stam (società che si occupa di sicurezza, ndr), con il diploma al Criss (Consortium for research on intelligence and security services) con Elisabetta Trenta (ex ministro della Difesa, ndr), perché Enzo Scotti faceva il sottosegretario agli Interni (in realtà agli Esteri, ndr) e aveva lanciato questo progetto era un progetto pubblico-privato. Vado in Marocco inviato da loro».

GIANPIERO SPINELLI

 

Le smentite Ieri Scotti non ci ha risposto, mentre la Trenta è stata netta nell'escludere di aver mai conosciuto Caruso, di cui ha prima visionato un video in Rete. Il broker ha anche affermato di aver avuto problemi a causa della «faccenda con la Sudgestaid, la questione libica, che seguivo personalmente».

 

Qui la vicenda si fa ancora più interessante. Sudgestaid è una società consortile italiana, senza scopo di lucro, a controllo pubblico, che si occupa di progetti di sviluppo in Italia e nel mondo. Nel 2012 la Sudgestaid, di cui la Trenta era presidente, ingaggiò per una pericolosa missione in Libia (recupero di missili terra-aria e addestramento di ex miliziani) la Stam di Gianpiero Spinelli, il contractor noto alle cronache per aver arruolato, «legalmente» come ha stabilito una sentenza, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana, rapiti in Iraq nel 2004 insieme con Fabrizio Quattrocchi.

GIANPIERO SPINELLI

 

Con noi l'ex paracadutista non si nasconde e ammette di aver conosciuto Caruso. Ma dà alla storia tutt' altro taglio.

 

La versione di Spinelli «L'ho conosciuto tanti anni fa, saranno più di 10. Se ha collaborato con me? È una parola grossa l'ho conosciuto perché facevo delle consulenze per un'azienda e mi pare che anche lui facesse la stessa cosa, ma è stata una conoscenza, come dire (ride, ndr) anche perché io non faccio il broker, faccio altro nella vita [] mi occupo di sicurezza a un certo livello».

 

E come si chiamava questa azienda? «Sma Spa (Spinelli ce la descrive come un general contractor, ndr), una società pugliese molto grande. Caruso l'ho conosciuto lì, ci saremo visti due o tre volte, come capita all'interno di una grande azienda. Io avevo un'attività di partnership con Sma, non con lui, non so neanche di cosa si occupasse, forse di sinergie».

 

umberto bonavita robert allen

Non è venuto in Libia con lei? «Sono andato in Libia con un contratto che il ministero degli Affari esteri italiano aveva affidato a un'altra azienda italiana in cui all'epoca c'era anche l'ex ministra Trenta. Le persone che sono venute con me sono la stessa Trenta, un suo collaboratore e due della sicurezza. I nostri sono registrati all'ambasciata di Tripoli. È facile verificare chi ci fosse e lui non c'era. Anche perché in Libia si muore. Lì porto chi deve garantirmi di poter tornare a casa. Noi siamo ex paracadutisti, io ho fatto 5 anni di America Latina, la Libia, sono stato in Israele.

 

Figuriamoci se mi porto dietro un broker per fare sicurezza, al massimo posso scortarlo. Di che stiamo parlando?». Caruso ha conosciuto il generale Costantino? «Forse si sono visti in questa azienda, ma escludo che Pietro abbia avuto a che fare con lui. Il generale alla Sma sarà venuto una o due volte, ma non ha mai avuto un contratto». Per Spinelli le dichiarazioni di Caruso sono delle «cazzate»: «Lui non è mai stato un nostro collaboratore in Stam (la società inglese di Spinelli, ndr), non è mai stato in Aise. Mai.

 

elisabetta trenta 3

Anche se noi non siamo dell'Aise, per il lavoro che facciamo, di battitori liberi, in quel mondo conosciamo tutti. Non ha mai fatto parte del consorzio Criss, non ha mai fatto parte di Sudgestaid, non è mai stato con noi in nessuna missione, la nostra conoscenza è legata solo a quell'azienda».

 

Giochi di spie Ma a margine del Colombia-gate, emerge un'altra piccola piccola spy story che vede coinvolto un familiare di uno dei mediatori, l'avvocato di Miami Umberto Bonavita, dello studio Robert Allen Law, segnalato da D'Alema per la gestione ufficiale dell'affare. La moglie di Bonavita, Danielle, è infatti la figlia di John Costanzo, formalmente agente della Dea, l'antidroga statunitense.

 

UMBERTO BONAVITA

Una carriera lunga a livello internazionale, macchiata due anni fa da un contrattempo giudiziario, mentre era già fuori servizio. Secondo notizie riportate a inizio 2020 dai media statunitensi Costanzo risulterebbe coinvolto in un'inchiesta sulla presunta divulgazione di informazioni sensibili ad alcuni avvocati di sospetti narcos in affari con la Colombia. A mettere nei guai l'italo americano sarebbe stato un suo ex collega anche lui in pensione dal 2018, di cui su Internet viene citato solo il cognome, Recio. A Costanzo sarebbe stato controllato il contenuto del cellulare.

 

il curriculum Il suocero di Bonavita risulta aver prestato servizio nel nostro paese per anni, dove ha evidentemente messo radici. Costanzo infatti è socio, attraverso la Ebco di Miami (di cui Bonavita risulta «agent») della Austech Srl, attiva nel settore dei sistemi di sicurezza, con sede a Roma a pochi passi da viale Trastevere. Costanzo non ricopre più cariche societarie da circa un decennio, ma sul sito aziendale nella pagina del «management team» si descrive come un ex «agente speciale» dell'antidroga americana.

SERVIZI SEGRETI A ROMA

 

Un ruolo che, però, secondo alcune informative del Ros depositate nell'inchiesta sulla strage di piazza Fontana sarebbe stato una mezza copertura. Nella sentenza/ordinanza del giudice istruttore Guido Salvini, una delle figure coinvolte nell'indagine «risultava in contatto, in Italia, con John Costanzo» definito «agente speciale della Dea americana», ma anche, grazie «a tale copertura», «funzionario della Cia in Italia».

 

Secondo un'annotazione del Reparto eversione Ros «le attività investigative avevano effettivamente fatto notare alcune anomalie comportamentali del Costanzo suscettibili di essere sfruttate come copertura per attività di intelligence». I presunti contatti di Bonavita in Colombia sono riconducibili ai contatti del suocero con istituzioni o ex fonti del suocero? Il collega di Caruso, Francesco Amato, lo esclude totalmente: «Bonavita a Bogotá non conosceva nessuno».

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