“CHI TENTA DI SABOTARE LA FORMAZIONE DEL GOVERNO PER MOTIVI PERSONALI SARÀ RICORDATO COME QUALCUNO CHE NON HA AGITO PER SALVARE ISRAELE” – IL FRONTE ANTI-NETANYAHU RISCHIA DI SPACCARSI ANCORA PRIMA DI FORMARE IL GOVERNO: IL LEADER DELL’OPPOSIZIONE GADI EISENKOT ATTACCA IL SUO ALLEATO AVIGDOR LIEBERMAN, CHE PUR DI EVITARE UN GOVERNO SOSTENUTO ALLE LISTE ARABE SI È DETTO DISPOSTO A TROVARE UN COMPROMESSO CON GLI ULTRAORTODOSSI SULL'OBBLIGO DEL SERVIZIO MILITARE – UN PASSO INDIETRO CHE HA FATTO INCAZZARE IL CAPO DEL PARTITO “YASHAR”, CHE HA RIBADITO CHE TRA I PRINCIPI PER PARTECIPARE ALLA COALIZIONE, C'E' IL “SERVIZIO OBBLIGATORIO PER TUTTI, CHE SIA MILITARE, NAZIONALE O CIVILE” - LIEBERMAN PUNTA A COINVOLGERE I PARTITI RELIGIOSI PER RAGGIUNGERE I 61 SEGGI NECESSARI ALLA MAGGIORANZA, MENTRE EISENKOT PROPONE…
Estratto dell’articolo di Fabio Tonacci per “la Repubblica”
gadi eisenkot dopo le elezioni in israele foto lapresse 2
Non per caso il presidente Herzog ha preso tempo. I «veti incrociati tra i blocchi e nei blocchi», che lo hanno indotto a rimandare a domani il conferimento dell'incarico di formare il governo, si sono materializzati ieri mattina, quando Avigdor Lieberman, a sorpresa, si è detto disposto al compromesso con gli ultraortodossi sull'annosa questione del reclutamento, pur di evitare un esecutivo di minoranza che si regga sul sostegno esterno delle liste arabe.
Una mossa che, però, va oltre le intenzioni del capofila dello schieramento anti-Netanyahu, l'ex generale Gadi Eisenkot, che, dopo poco, ha postato sui social un messaggio in cui ha ribadito i quattro principi per partecipare alla coalizione. Il terzo recita: «Servizio obbligatorio per tutti, che sia militare, nazionale o civile».
La critica di Eisenkot a Lieberman, […] «Chiunque tenti di sabotare la formazione del governo per motivi personali e non pertinenti sarà ricordato nella storia come qualcuno che non si è dimostrato all'altezza della situazione e non ha agito per salvare Israele».
Negli anni scorsi Lieberman, leader di Yisrael Beytenu, aveva giurato che non si sarebbe mai alleato con gli haredi, «neppure se arriva il Messia». Ha cambiato idea. «Dobbiamo porre fine all'era Netanyahu senza passare per un governo che si basi sull'astensione della Lista Comune o di Ra'am. Su ogni altra questione è auspicabile flessibilità, inclusa la legge per l'arruolamento».
Il suo piano è un accordo politico con Ebraismo della Torah Unito: il Blocco salirebbe a 55 seggi, mentre il cartello che fa capo a Netanyahu scenderebbe a 46. Se poi si aggiungessero anche i 6 di Shas, l'altro partito degli ultraortodossi, arriverebbe ai 61 seggi che rappresentano la maggioranza. È un piano puramente teorico (Shas ha raccomandato Netanyahu a Herzog). […]
Eisenkot invece propone ora il governo di minoranza, definito «di emergenza», coi quattro partiti del Blocco. «Poi ottenere l'adesione, immediata o graduale, di altre formazioni o membri della Knesset che condividano i miei quattro principi», che sono leva obbligatoria, riconoscimento di Hamas come gruppo terroristico, accettazione della Dichiarazione di indipendenza e riconoscimento di Israele come Stato ebraico e democratico. Un approccio che lascia lo spazio per negoziare il sostegno esterno con le liste arabe (19 seggi) e con gli haredi. […]
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YAIR LAPID - GADI EISENKOT - YAIR GOLAN - NAFTALI BENNETT - AVIGDOR LIEBERMANN
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NETANYAHU CONTRO EISENKOT - ELEZIONI IN ISRAELE - FOTO LAPRESSE
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gadi eisenkot dopo le elezioni in israele foto lapresse

