IL GIORNO NERO DI GIULI! DOPO IL 22ENNE MORTO SUL LAVORO AL COLOSSEO, IL MINISTRO DELLA CULTURA PRENDE TEMPO, PROVA A SCONGIURARE LA CHIUSURA DELL’ANFITEATRO FLAVIO POI L’IRA DEI LAVORATORI LO COSTRINGE ALLO STOP DI DUE GIORNI – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CGIL ROMA E LAZIO, NATALE DI COLA, LO INCALZA: “GIULI NON HA NEPPURE AVVERTITO LA CITTADINANZA” – LE GUIDE: “NESSUNO CI HA DETTO NULLA. I TURISTI SONO RIMASTI CON IL BIGLIETTO IN MANO” - E SALTA PURE LO SHOW DI ALBERTO ANGELA...
Corrado Zunino per “la Repubblica” - Estratti
Il ministro della Cultura non voleva chiudere l'Anfiteatro Flavio. A tarda ora, ieri, ha deciso l'indisponibilità del monumento per tutti i viaggiatori del mondo, due giorni consecutivi.
Nell'età contemporanea non c'era mai stato un morto sul lavoro al Colosseo.
La memoria storica dell'architetto Piero Meogrossi, direttore della soprintendenza archeologica di Roma per 28 anni, dal 1983 al 2011, certifica: «Cantieri ne sono stati avviati tanti: il piano dell'arena, i restauri delle facciate nord e sud, gli ascensori». Ieri, nella notte, a fine turno, la sistemazione dell'impianto di illuminazione — ultimo lavoro in subappalto — ha provocato la morte di un operaio edile di 22 anni, chiamato a lavorare in quota.
Era la mezzanotte e mezza di un mercoledì appena arrivato quando Andrea Moretti è caduto nel vuoto, si è spento mentre provavano a rianimarlo. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, avvertito del lutto, si è fatto portare all'Anfiteatro. Ha visto il corpo del ragazzo esanime al secondo anello, ha chiesto una corona di fiori. Ha atteso quindi la famiglia, dall'entroterra di Teramo, ed è rimasto fino alle sette di mattina all'interno, incrociando gli inquirenti.
Alle 8.30 vicino al Tempio di Venere, e anche al Foro romano, le biglietterie per il più conosciuto monumento al mondo aprono. La vendita diretta al pubblico, 18 euro. All'interno, il corpo di Andrea non c'è più, come aveva chiesto il procuratore aggiunto Antonio Di Maio. Il pubblico, molti gli stranieri, entra, accede al primo anello. Un quarto d'ora dopo il ministro Giuli, ormai lontano, detta il comunicato di cordoglio in cui si dice «sgomento e stordito».
I visitatori occupano gli spalti, sono già 3.500 ingressi, diventeranno 6.500 a metà mattina. Gli stessi numeri dei giorni normali, senza lutti.
Non sono neppure le nove quando il segretario generale della Cgil Roma e Lazio, Natale Di Cola, scrive su Facebook: «Il Colosseo non si ferma neanche davanti la morte. Una vergogna. Dal ministro Giuli ci aspettiamo che disponga la chiusura totale. L'umanità viene prima dei turisti».
Serve un'altra ora e mezza affinché Giuli la disponga. In verità, fa sapere, aveva già pensato lo stop nella notte. «L'abbiamo attuato dopo aver gestito il primo turno di visita, migliaia di persone ignare dell'accaduto. Una chiusura immediata avrebbe determinato una forte concentrazione di visitatori all'esterno, con possibili ripercussioni sull'ordine pubblico». Come negli stadi, ecco.
Un addetto all'ingresso che si affaccia sull'Arco di Tito spiega al turista di Trieste che non ha completato il tour: «Guardi, stamattina il ministero ci aveva comunicato che restavamo aperti, verso le undici la retromarcia». In tre lingue diverse accompagna i visitatori — ancora ignari — verso l'uscita: «A worker is dead».
Insiste il segretario Cgil: «Giuli non ha neppure avvertito la cittadinanza». Solo a mezzogiorno si riesce a svuotare i gradoni, su due ingressi compaiono gli avvisi e al1'una, finalmente, una voce annuncia ai microfoni: «Siamo chiusi per lutto». Si sbracciano i custodi: «Domani potete venire», Per il rimborso, «andate sui canali ufficiali».
Sono scomparsi i finti gladiatori.
La Cgil diffonde su Instagram il video "Abbiamo fatto chiudere il Colosseo". E pensa a un'assemblea dei lavoratori del settore il giorno dopo.
La Cisl annuncia una fiaccolata subito, alle sei di sera, e Usb uno sciopero dalle 19 alle 19. Giuli anticipa ogni intenzione e mantiene la struttura chiusa anche per oggi.
È sospeso anche il cantiere. Carlo Pinto, guida ufficiale: «Nessuno ci ha detto nulla, i clienti sono rimasti con il biglietto in mano».








