“VOGLIO CHIEDERE AL MIO EX MARITO PERCHÉ MI HA LASCIATO STUPRARE DA ALTRI UOMINI PER UNDICI ANNI” – PARLA GISELE PELICOT, LA DONNA CHE HA SCOPERTO DI ESSERE STATA DROGATA E VIOLENTATA DA PERVERTITI INGAGGIATI ONLINE DAL PADRE DEI SUOI FIGLI: “MI SONO RASSEGNATA A PENSARE A LUI COME A UN DIPENDENTE DAL SESSO, MA NON MI TORNA IL GRADO DI PIANIFICAZIONE, LE REGOLE A CUI GLI UOMINI ERANO SOTTOPOSTI: NON FUMARE PERCHÉ MI SAREI ACCORTA DELL’ODORE, SCALDARSI LE MANI SUL CALORIFERO, FARE SILENZIO. DEVO PARLARCI PERCHÉ SE NO PENSEREI CHE QUALCOSA È RIMASTO INCOMPIUTO. ORA HO UN NUOVO AMORE E AL PRIMO RAPPORTO SESSUALE ERO...”
Estratto dell’articolo di Irene Soave per il “Corriere della Sera”
«Ho amici, ascolto musica, ho un fidanzato, Jean-Loup. Ho delle belle giornate. [...] I miei cari temevano che questa notorietà mi avrebbe cambiata, ma no. Sono sempre “Gigì”. [...] Ogni premio che ricevo lo dono all’associazione di mia figlia Caroline contro la sottomissione chimica.
Da Dominique Pelicot, in sede di divorzio, ho voluto un euro, per non averci più legami. Incontro persone per strada che mi ringraziano, che chiacchierano con me. Quando vado a letto la sera, penso: “Beh, oggi ho fatto qualcosa di buono per qualcuno”».
un inno alla vita gisele pelicot
Capelli imbionditi dal sole dell’Île de Re, nel golfo di Biscaglia, dove si è rifugiata, profumo muschiato: è difficile, nell’eloquio vivace di Gisèle Pelicot, trovare tracce di cupezza. È a Venezia con la figlia Caroline Darian: entrambe ricevono oggi al teatro Goldoni i DVF Awards, premi che ogni anno la stilista Diane von Furstenberg assegna a «donne straordinarie che hanno il coraggio di lottare».
Sono passati quasi sei anni da che Gisèle Pelicot ha scoperto, con la telefonata di un poliziotto, che per gli 11 anni precedenti il marito Dominique l’aveva regolarmente sedata e violentata o fatta abusare da sconosciuti reclutati online, filmando tutto. La sua decisione di non celebrare il processo a porte chiuse l’ha resa per milioni di donne né più né meno che un’icona.
Ha detto spesso di voler visitare suo marito in carcere. È poi andata?
«No. La magistrata del carcere accampa problemi di sicurezza, tutela del detenuto. Bah. penso che sia un po’ semplicistico perché, beh, dove si trova non c’è pericolo. Quindi il mio avvocato si sta occupando di organizzare l’incontro».
Ha immaginato cosa gli direbbe?
«Gli chiederei perché».
Lui saprebbe rispondere?
«Vedremo. Devo comunque parlargli, perché sentirei che altrimenti qualcosa resterebbe incompiuto».
Di tutta questa vicenda, cosa pensa di non aver ancora capito?
«Appunto: perché. Aveva tutti i motivi di essere felice, certo avevamo problemi come tutte le coppie, alti e bassi, preoccupazioni di soldi, ma mai insormontabili. Mi sono rassegnata a pensare a Dominique Pelicot come a un dipendente dal sesso, come gli alcolisti non riescono a stare lontani dalla bottiglia… ma non mi torna il grado di dettaglio con cui tutto era pianificato, il disciplinare a cui gli uomini che visitavano casa nostra erano sottoposti, non fumare perché mi sarei accorta dell’odore, scaldarsi le mani sul calorifero, fare silenzio.
Lo ha fatto per 11 anni, senza mai volersi curare. Ha visto che avevo amnesie, che chiedevo consulti medici, che temevo di avere il cancro che ha ucciso mia madre, o l’Alzheimer… e ha continuato».
Dei medici che non si sono accorti mai di nulla che cosa ha pensato?
«Che non c’erano forse gli strumenti per pensare che fossi vittima di un caso di sottomissione chimica. Tre neurologi mi hanno vista e hanno trovato tutto normale, uno mi ha dato la melatonina, uno ha detto ai miei figli che mi avviavo all’Alzheimer; i ginecologi ascrivevano tutto all’età, mi hanno trovato il papillomavirus, alcune infezioni, ma tutti trovavano tutto normale.
Credo che oggi, dopo la mia storia, sarebbe diverso. Mia figlia Caroline ha creato apposta un’associazione, M’endors pas, non addormentarmi, dove chi sospetti di avere subito una cosa simile può fare gratuitamente gli esami».
Oggi dorme bene?
«Dormo poco. Quattro, massimo sei ore a notte».
[...]
Dopo aver visto molte volte i video degli stupri che ha subito, non ricorda nulla?
«Nulla, e per me è un bene [...] quando tre anni fa ho avuto la fortuna di incontrare il mio nuovo amore, perché non avrei mai immaginato di poter incontrare qualcun altro, mi sono chiesta cosa sarebbe successo se avessimo mai avuto un rapporto sessuale. E in realtà non c’è stato nessun flashback, niente, come se non fosse successo nulla. Quindi penso che il mio corpo abbia memorizzato le cose, ma non c’è stata alcuna reazione”.
Nemmeno dopo avere visto i video degli stupri?
«[...] Pensavo che il cuore mi sarebbe scoppiato nel petto. Le risparmierò i dettagli, perché erano tutti più disgustosi del precedente, ci sono scene davvero barbariche. E continuavo a pensare: come ha fatto il mio corpo a sopportare tutto questo?»
Dopo il suo caso c’è chi teorizza che proprio gli uomini siano un pericolo in sé. A lei è dedicato un manifesto della filosofa Manon Garcia, “Vivere con gli uomini” (Einaudi). Che ne pensa?
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«Non dovremmo condannare tutti gli uomini. Ci saranno sempre perversi, manipolatori, stupratori, abusatori, ma è una minoranza. E io ho figli e nipoti maschi. Certo penso ci sia un problema di educazione. E trovo spaventosa la pornografia, che educa i giovani maschi a pensare che l’amore sia così».
[...]
È a Venezia con la figlia Caroline. Tra voi i rapporti sono stati tesi: anche lei ha trovato sue foto nell’hard disk del padre. Oggi come va?
«Tra noi va molto meglio, perché anche lei sta percorrendo il suo cammino. Ci vuole tempo; non sapremo mai con certezza quello che le è successo. Ma so che non c’entra con quello che è accaduto a me».
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È stato escluso che Dominique Pelicot abbia abusato anche di lei?
«Lei lo sospetta, e per lei è molto complicato. Spero che un giorno troverà delle risposte, che purtroppo io non ho. Ma ci rispettiamo».






