"SE LO VEDI NON GLI DAI UNA LIRA, MA QUESTI HANNO IN MANO IL MONDO INTERO" - GIUSEPPE CAMINITI, UNO DEGLI ARRESTATI NELL'INCHIESTA SUGLI ULTRAS DI MILANO, DESCRIVE COSÌ GIUSEPPE CALABRO', 74ENNE DETTO "DUTTURICCHIU", FIGURA CHIAVE DELL’INDAGINE - ORIGINARIO DELL'ASPROMONTE, NON È MAI STATO CONDANNATO PER MAFIA MA MOLTI LO RITENGONO AMBASCIATORE DELLE COSCHE AL NORD, NONOSTANTE ABBIA L'ASPETTO DI UN PENSIONATO - CAMINITI: "È DELLA VECCHIA GUARDIA BRO’, UNO DEI VECCHI BOSS, NON VA A MANGIARE, NON VA NEI NIGHT, NON VA NEI LOCALI..."

Articoli correlati

IL CAPO DEL TIFO ROSSONERO LUCA LUCCI E ACCUSATO DI AVER COMMISSIONATO IL TENTATO OMICIDIO DI ENZO..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Estratto dell’articolo di Cesare Giuzzi per www.corriere.it

 

giuseppe calabro 1

Lo chiamano ‘u Dutturicchiu. E qualcuno penserà che sia per gli occhiali leggeri dalla montatura quasi invisibile. Per i vestiti da pensionato benestante. […] Dutturicchiu, in realtà, è l’uomo più enigmatico e forse potente delle cosche al Nord adesso in libertà.

 

Non solo quelle di San Luca, sulle pendici d’Aspromonte, dove e nato e dove c’è la «Mamma della ‘ndrangheta», come recitano i giuramenti di mafia. Ma soprattutto delle famiglie che in questi anni attraverso matrimoni, battesimi e cresime, si sono affidate a lui riconoscendogli probità e rettitudine.

 

Su Giuseppe Calabrò, 74 anni, girano così tante leggende da non sembrare vere. Per anni gli investigatori non sono riusciti a catturare la sua voce in alcuna intercettazione. Come se il Dutturicchiu mafioso fosse un fantasma, un mistero. E ci fosse invece soltanto questo vecchietto con le sue mattine al tavolino di un bar di viale Brianza trascorse giocando a carte davanti a un caffè.

 

Lo scrivono perfino gli investigatori dell’Antimafia che per due anni sono stati la sua ombra nell’indagine «Doppia curva», abituati a vedersela con «prede» di primo livello: «Calabrò era personaggio dall’eccezionale scaltrezza, estremamente accorto e misurato nell’uso dei telefoni cellulari che utilizzava di rado e in modo discontinuo: solitamente spegneva il cellulare nei momenti da lui ritenuti delicati e durante gli spostamenti.

giuseppe calabro 2

 

Maniacalmente guardingo e sospettoso, sempre vigile nell’osservare sia le persone che camminavano nelle sue vicinanze (sospendendo temporaneamente le conversazioni in cui era impegnato) sia le autovetture che transitavano, atteggiamento che ha reso estremamente difficoltoso il costante monitoraggio sul territorio». Ma Dutturicchiu non è un fantasma, tutt’altro.

 

Non certo alto, ma neanche basso. I capelli grigio argento portati di lato. È nell’atrio del tribunale di Como. Le mani in tasca, zoppica leggermente a causa di una vecchia frattura al femore. Si guarda intorno durante la pausa del processo che lo vede imputato per il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti, 49 anni dopo i fatti. Oggi vive a Bovalino, dove negli anni si sono trasferiti molti abitanti di San Luca. Ma tiene sempre un piede a Milano. Dove ha vissuto a lungo e dove la moglie ha lavorato come insegnante vicino a piazzale Loreto. […]

giuseppe calabro 3

 

Parla del suo processo e di accuse che «come potranno essere dimostrate dopo cinquant’anni?», dice. Poi si scioglie. È affabile, scaltro, anche ironico. Recita un ruolo che negli anni dentro e fuori dai tribunali s’è cucito addosso come una seconda pelle.

 

Parlare poco, ascoltare molto, portare la discussione sempre un po’ più lontana dall’obiettivo di chi domanda, ma con garbo. Come quando racconta di non avercela con i giornalisti e anzi di apprezzarne il lavoro perché anche lui, quando era detenuto a San Vittore, aveva fatto il reporter e il direttore del giornale del carcere, il mitico «Due».

 

Non ha una condanna per mafia, e questo ci tiene a sottolinearlo. Primo reato nel ‘75: emissione d’assegni a vuoto. Multa di 50 mila lire con decreto penale della procura di Torino. Poi detenzione di armi, ancora assegni, oltraggio a pubblico ufficiale, spendita di monete false, ricettazione e (molte) per traffico di droga.

 

giuseppe caminiti

La sua specialità. Nel 2005 il procuratore generale di Milano calcola un cumulo di 18 anni e tre mesi e una multa di 182.760 euro. L’ultima è del 27 gennaio 2006 della corte d’Appello di Genova: 4 anni, sempre per droga. Per il resto è sempre stato assolto (dall’accusa di mafia o di sequestro di persona) per «insufficienza di prove».

 

Calabrò non è un boss della ‘ndrangheta. Almeno per come si è abituati a considerare un boss. Perché Dutturicchiu è al tempo stesso ambasciatore e ministro della ‘ndrangheta. Amministratore delegato, notaio, contabile, arbitro e perfino giudice. Non in nome proprio, ma del potere che gli è stato affidato affinché venga amministrato con la cura di un antico custode dei valori mafiosi e la saggezza di un savio.

 

Per semplificare: un risolutore di problemi. Un oliatore di ingranaggi, un pacificatore di controversie. O come ha detto lui intercettato, «un ombrello, per riparare l’uno e l’altro».

 

I rapporti con il ministro della Dc

giuseppe calabro 4

Di lui hanno parlato decine di collaboratori di giustizia, come Francesco Fonti, Antonio Zagari e Saverio Morabito. È lui a raccontare durante il processo Nord-Sud, che vede imputato per droga il fratello Francesco Calabrò, che Dutturicchiu «era stato da loro in due-tre occasioni» durante il rapimento di Cesare Casella «con la scusa di chiedere se avessero la disponibilità di droga, ma con l’intento di carpire informazioni sul sequestro per contatti — così dice Morabito — che lo stesso aveva con un noto personaggio politico della Dc».

 

Per gli inquirenti si sarebbe trattato «verosimilmente del ministro Virginio Rognoni, anche lui di Pavia come Casella». In quegli anni in Francia cerca di far evadere il narcos Paolo Sergi. Antonia, la sorella di Calabrò, ha sposato Antonio Romeo, detto l’Avvocaticchiu, il figlio di Sebastiano, capobastone della potente ‘ndrina «Staccu» di San Luca.

 

giuseppe caminiti

Ma è anche zio, da parte di moglie, di Antonio Pelle, cognato di Domenico Pelle, figlio del capocosca ‘Ntoni Gambazza, boss di San Luca. È il figlio Antonio Calabrò, 35 anni, (anche lui trafficante di droga) ad avergli dato legami di sangue con le ‘ndrine di Africo. Suo suocero Santo Palamara, della famiglia dei «Bruciati», è stato ammazzato nella sanguinosa faida di Motticella che ha «lasciato a terra» più di cinquanta morti.

 

Mentre sua figlia Agata Isabel, 41 anni, ha sposato il nipote di Giuseppe Barbaro «’u Nigru», della potente famiglia di Platì. E la sorella Maria, 69 anni, ha sposato il nipote dei tre fratelli Papalia: Domenico, Rocco e Antonio. I boss di Buccinasco. […]

 

Dutturicchiu è una figura chiave dell’indagine «Doppia curva», dove sarà indagato ma non arrestato. È lui a garantire per Caminiti ma anche per gli affari delle altre famiglie calabresi sullo stadio. «Mi ha detto: “Pino tu cosa c’entri con la curva?”.

 

giuseppe caminiti

“Qualsiasi persona viene a dirti qualcosa dello stadio, tu non fai altro che dire sono compare di tizio... che poi mi vedo io su tutto”», racconta Caminiti. Pino si autodefinisce «il cavallo di Troia» negli affari dei parcheggi.

 

È così legato a Calabrò e agli ambienti delle cosche da arrivare a tatuarsi sul braccio la «Madonna della montagna», la protettrice del Santuario di Polsi, luogo simbolo della ‘ndrangheta: «Noi ringraziamo a Dio, quelli di San Luca sono dalla nostra parte», diceva al suo «datore di lavoro» [...]

 

Quando nel 2023 viene rinviato a giudizio per il processo Mazzotti, Calabrò chiede al duo [...] «uno stipendio minimo, mille euro», perché «gli avvocati mi stanno mangiando». Caminiti è ammirato dal comportamento di Calabrò: «È l’uomo più meticoloso che io abbia mai conosciuto, è una persona che si va a prendere il suo autobus, non vuole vedere nessuno, non va a mangiare, non va nei night, non va nei locali, non si mette in mostra».

 

E ancora: «È della vecchia guardia bro’, uno dei vecchi boss, capito? Se uno sbaglia con Peppe è fottuto, lo sai o no!». Dutturicchiu è davvero meticoloso. Effettua una bonifica del suo appartamento in cerca di microspie: «Nelle spine ne abbiamo trovate tre, una nel salotto, una dove c’è il riscaldamento e un’altra in cucina».

ultras inter

 

Il manuale Cencelli della criminalità

Dutturicchiu parla a Caminiti di un «tentativo di ingerenza da parte di soggetti africoti nell’ambiente Curva Nord Inter, aggiungendo che gli stessi potevano prendere il business dei parcheggi». Calabrò sa bene della presenza di Bellocco perché è stato informato «dai parenti dei ‘mbrogghia (il clan Mancuso di Limbadi)» ma non è Bellocco il problema, perché con lui ha già sistemato la questione:

 

«Gli ho detto guarda, i parcheggi non si toccano fin quando ci sono io. Se c’è qualcuno che c’ha qualche problema viene da me». La sua preoccupazione è che ci fosse «gente in attesa e non si faceva avanti», intendendo altri clan calabresi. Quanto agli affari allo stadio Calabrò, sempre ben informato, avverte l’amico Caminiti:

salvini luca lucci

 

«Guarda la curva lasciala perdere, perché è un mandato di cattura domani mattina tu vai in galera». Ma Dutturicchiu interviene direttamente anche quando nella Curva Sud rossonera sta per scoppiare una guerra con il tentativo di scalata alla leadership di Luca Lucci da parte del calabrese Mimmo Vottari e i suoi «Black Devil». «C’era mio zio dentro là, è andato a parlare (riferimento a Calabrò) con Luca Lucci...».

 

Calabrò gestisce gli equilibri della ‘ndrangheta al Nord con i metodi del «manuale Cencelli», tanto da fermare Caminiti quando gli paventa di voler mettere le mani sui parcheggi dello Juventus Stadium di Torino: «Pinuccio tieniti questo, perché andare a tirargli via il mangiare ad altre persone...», gli avrebbe detto Dutturicchiu parlando della famiglia Belfiore, una delle più importanti del Piemonte, già inserita nel business.

 

I pranzi di affari

Agli atti c’è traccia anche di un pranzo al ristorante «Nonna Vittoria» di via Varesina tra Calabrò e Bellocco. «Io ho mollato tutti gli impegni per venire», dice il giovane rampollo di San Ferdinando. «Guarda, vengo solo, con grande piacere soprattutto per conoscerlo». Al ristorante si parla di affari in curva e di come contenere gli appetiti di altre famiglie.

 

michele senese

 Al tavolo c’è anche il genero di Calabrò, Domenico Barbaro. È lui alla fine del pranzo a sancire una sorta di accordo comune contro le mire di altre cosche: «Per questo ci dobbiamo guardare. Da questi ci guardiamo al 100% , te lo dico che sono più cristiani, ci guardiamo al 100%».

 

Calabrò a Milano incontra i calabresi Salvatore Muià e Vincenzo Facchineri. Rappresenta più famiglie e la testimonianza arriva anche dalle carte dell’inchiesta Hydra sul consorzio mafioso tra ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra che di recente ha avuto l’avallo del Tribunale del Riesame di Milano sull’esistenza dell’associazione mafiosa.

 

«La figura di Calabrò era riconosciuta — scrivono i pm — per il suo ruolo specifico nell’ambito del mandamento della Jonica anche da altri esponenti del sistema confederativo mafioso provenienti da associazioni criminali di diversa natura». Non a caso in quell’indagine emerge un viaggio a Roma di Dutturicchiu che incontra Santo Crea e Giancarlo Vestiti, il referente del clan Senese. In quell’occasione, scrivono gli investigatori, «si sarebbero successivamente recati ad incontrare Senese Vincenzo», il figlio di “Michele u’ pazz”, il capostipite della famiglia di camorra.  […]

 

meme sul caso ultras inter e milan 13

Chi sia davvero «il fantasma» Calabrò lo spiega definitivamente Caminiti: «Il vecchio se lo vedi non gli dai una lira. Parenti, tutti parenti. I Papalia sono parenti anche con Morabito e con Calabrò e con Romeo. Più si sposano e si mettono tra di loro, più creano quella cosa di intoccabili, hai capito? Hanno in mano il mondo intero».

antonio bellocco MICHELE SENESE DETTO O PAZZ

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…