“IL GOVERNO CHE COSA VORREBBE, L'ISTAT DI PUTIN?” – LA RABBIA DEI LAVORATORI DELL’ISTITUTO DI STATISTICA DOPO L’ATTACCO DI GIORGIA MELONI PER LA CERTIFICAZIONE DEL 3,1% DEL DEFICIT (“NON SO SE L'ISTAT SOTTOSTIMA GLI ITALIANI O IL GOVERNO”): “I NUMERI NON SI PIEGANO. SONO COSTRUITI CON PARAMETRI EUROPEI E VERIFICATI DA EUROSTAT. MOLTE INFORMAZIONI ARRIVANO DALLO STESSO MEF” – GIÀ LO SCORSO APRILE LA DUCETTA SE L’ERA PRESA CON L’ISTITUTO E IL PRESIDENTE CHELLI REPLICÒ: “IL PROCESSO DI VALIDAZIONE DEI CONTI PUBBLICI SEGUE MODALITÀ DETTATE DALL’EUROPA” – DALL’ISTAT PUNTANO IL DITO CONTRO LA RAGIONERIA GENERALE GUIDATA DA DARIA PERROTTA, FEDELISSIMA DI GIORGETTI: “HANNO SBAGLIATO, E DI TANTO, LE STIME SULLA SPESA DEL 2025…”
1 - LA RABBIA DEI LAVORATORI ISTAT “ I NUMERI NON SI POSSONO PIEGARE”
Estratto dell’articolo di Valentina Conte per “la Repubblica”
GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
[...] Sconcertati, arrabbiati, rassegnati. Nell'anno del centenario. Il giorno dopo l'attacco di Giorgia Meloni sul 3,1% che tiene l'Italia nella procedura Ue per deficit eccessivo: «Non so se l'Istat sottostima gli italiani o il governo».
«Che cosa vorrebbero, l'Istat di Putin?», sbotta un ricercatore. «I numeri non si piegano. Sono costruiti con parametri europei e verificati da Eurostat. Se avessimo forzato il dato, Bruxelles ci avrebbe corretto. Molte informazioni arrivano dallo stesso Mef». A ferire è l'accusa di parzialità.
Francesco Maria Chelli - foto lapresse
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti non chiude il fronte. Anzi. Alla Camera riconosce le «precise esigenze statistiche» delle revisioni. Che però poi hanno «un impatto rilevante» sul bilancio e «modificano ex post» i parametri europei. Meglio una riforma. «Il Mef ha più volte sollecitato modifiche normative» al sistema di rilevazione dei dati, dice. «Non sempre compatibile con le esigenze dei conti».
Dall'Istat però invitano a guardare un altro palazzo romano. Quello della Ragioneria generale dello Stato guidata da Daria Perrotta. «Hanno sbagliato, e di tanto, le stime sulla spesa del 2025: non solo Superbonus, ma anche altri investimenti per oltre 8,5 miliardi. L'Istat che cosa poteva fare?». Nel mirino finiscono anche Anas e Rfi, vigilate dal ministero di Matteo Salvini. [...]
Eppure non è un Istat ostile al governo. Francesco Maria Chelli, ordinario di Statistica economica all'università Politecnica delle Marche, è stato nominato presidente nel 2024 dal governo Meloni. «Lo consideriamo espressione dell'area di FdI», raccontano all'interno. Come pure nell'orbita di destra, il dg Michele Camisasca, dirigente della Regione Lombardia, al terzo incarico consecutivo dal 2019. «Un'anomalia. E il segno di una governance debole».
Spiazzati i sindacati dell'Istituto. Dopo ore di confronto, a tratti aspro, ieri decidono di firmare tutti e sei un comunicato molto duro: Flc Cgil, Fsur Cisl, Uil Scuola Rua, Fgu Ricerca, Snals-Confsal Ricerca e Anief Ricerca. Il titolo dice tutto: «L'Istat non si delegittima, il lavoro statistico si rispetta».
Chiedono ai vertici una risposta «chiara e inequivocabile». «Il know how dell'Istituto sono i suoi lavoratori. Criticare così l'Istat significa criticare ricercatori e personale che assicurano la qualità dei dati del Paese», dice Fabrizio Monteleone della Uil. Ma dietro l'orgoglio affiora la paura: «Siamo esposti agli attacchi e i vertici non reagiscono. Così diventiamo una preda facile».
2 - IL BOTTA E RISPOSTA CON CHELLI GIÀ AD APRILE. ORA L’IMBARAZZO
Estratto dell’articolo di Claudia Voltattorni per il “Corriere della Sera”
Francesco Maria Chelli - foto lapresse
No comment. Il giorno dopo il «rammarico» del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il «dispiacere» della premier Giorgia Meloni per quel 3,1% di deficit sul Pil confermato, all’Istat vige la regola del silenzio. Tra una settimana è atteso il dato sull’inflazione e il lavoro va avanti «con l’impegno di sempre».
Ma certo gli attacchi poco composti di membri del governo all’Istituto nazionale di statistica non fanno piacere, soprattutto quelli arrivati in prima serata su Raiuno direttamente dalla presidente del Consiglio intervistata da Bruno Vespa. In particolare le parole sull’Istat «che sottostima gli italiani o il governo» fin da subito divenute virali nelle chat interne dell’Istituto di via Balbo e vissute come un attacco diretto e pubblico senza precedenti.
GIORGIA MELONI - ISTAT - A PORTA A PORTA - FOTO LAPRESSE
Tra i vertici dell’istituto presieduto dal 30 maggio 2024 da Francesco Maria Chelli il disagio è forte. E forse anche di più il fastidio: «L’Istat è un patrimonio del Paese» viene ricordato nei corridoi, sottolineando che «procedure e metodologie sono tutte trasparenti», come avviene in tutti gli istituti nazionali di statistica dei Paesi Ue. [...]
Forse, ipotizza qualcuno, l’attacco della premier era invece rivolto agli uffici del Mef di via XX Settembre. Ieri mattina, Marcello Chiodi, presidente della Società italiana di statistica, con un messaggio ha invitato tutti i professori di statistica a iniziare le lezioni con «un richiamo all’indipendenza della statistica ufficiale, caratteristica che distingue positivamente l’Italia da altri Paesi, e col sottolineare l’importanza della conoscenza della statistica e in particolare della statistica pubblica, per una partecipazione corretta e consapevole alla vita democratica».
[...]
La nuova contestazione all’Istituto arriva dopo quella dell’aprile scorso quando Meloni, dopo il dato 2025 sul deficit al 3,1% (e la mancata uscita dalla procedura d’infrazione Ue) criticò «le stime spesso sottostimate sul Pil e poi riviste al rialzo», evocando il rischio di una «beffa per l’Italia e gli italiani».
L’accusa all’Istat da parte di Meloni (e del suo partito e parte del governo), allora come due giorni fa, è quella di sottostimare il Pil effettivo «per poi rivederlo al rialzo: con buona probabilità — ripete la premier — questo accadrà anche fra tre anni».
GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
Ma, viene spiegato dall’Istat, «le revisioni dei conti nazionali fanno parte del processo di produzione dei dati: non sono manipolazioni e non sono decisioni politiche». Lo scorso aprile il presidente Istat Chelli replicò a Meloni e spiegò che il processo di validazione dei conti pubblici «segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei, tempi codificati e procedure condivise».
Stavolta, per ora, resta in silenzio. E forse in imbarazzo. Lui che è stato scelto dopo mesi di tira e molla da un esecutivo che avrebbe preferito continuare con il predecessore Gian Carlo Blangiardo, caro alla Lega e a Matteo Salvini (ma la legge non lo consentiva), e che ora proprio a quel governo che contesta l’operato del suo istituto dovrà chiedere nuove risorse da inserire in legge di Bilancio.


