LA LIBIA È UN CROCEVIA DI INTERESSI E AFFARI: GLI UNICI CHE NON CI GUADAGNANO SONO GLI EUROPEI (E GLI ITALIANI) – LA RATIFICA DEL MEMORANDUM TRA TOBRUK (LA ZONA LIBICA GOVERNATA DA HAFTAR) CON LA TURCHIA SUI CONFINI MARITTIMI È UNA FREGATURA PER GRECIA E ISRAELE, GRANDI NEMICI DI ERDOGAN – NETANYAHU, CHE NEGLI ULTIMI TEMPI SI ERA AVVICINATO AD HAFTAR, È INCAZZATO NERO, E PER UNA VOLTA SI TROVA DALLA STESSA PARTE DELLA COMMISSIONE UE. IN BALLO NON C’È SOLO LA GEOPOLITICA MA ANCHE SOLDI E PROGETTI STRATEGICI COME IL GSI, IL “GREAT SEA INTERCONNECTOR”, IL PIÙ LUNGO CAVO ELETTRICO SOTTOMARINO AL MONDO CHE DOVREBBE UNIRE ISRAELE A GRECIA E CIPRO E QUINDI ALL’EUROPA...
Estratto dell’articolo di Luca Gambardella per “il Foglio”
“Una famiglia come gli Haftar che l’America sta corteggiando ha contribuito a spianare la strada a un accordo che danneggia i partner dell’America?”. La domanda se l’è posta Brad Parscale, l’ex guru (oggi pentito) della comunicazione di Donald Trump. Su Townhall, sito di riferimento dei conservatori americani, Parscale ha notato come la relazione speciale fra la Casa Bianca e il generale di Bengasi, Saddam Haftar, è un boomerang per gli alleati degli americani, cioè per l’Europa e Israele.
Il giorno dopo la ratifica del memorandum fra Libia e Turchia sui confini marittimi, tracciati fra due sponde opposte del Mediterraneo come se in mezzo non esistessero la Grecia o Cipro, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha detto che “l’accordo vìola i diritti sovrani di stati terzi, non è conforme al diritto del mare ed è nullo e privo di effetti”.
[…] Il ministero degli Esteri israeliano ha dichiarato che “l’accordo vìola i diritti sovrani dei nostri stretti alleati. La Turchia ancora una volta destabilizza il Mediterraneo orientale”.
Martedì, quasi in contemporanea con la ratifica del memorandum fra Libia e Turchia al Parlamento di Tobruk, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rilasciato un’intervista a Channel 14 in cui ha attaccato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la sua politica di influenza nel medio oriente e nel Nord Africa.
“Non sono io a volere uno scontro con la Turchia – ha detto – È la Turchia a volere uno scontro con noi. Erdogan sostiene che Israele debba essere distrutto e che Gerusalemme sia una loro città. Crede di poter far rinascere l’Impero ottomano.
Dimentica che qui esiste un paese al quale siamo legati da oltre 3 mila anni. Non siamo più nel XVI secolo, quando gli ottomani presero il controllo di queste terre e governarono per 400 anni. Oggi qui esiste una realtà: lo stato ebraico, nella patria del popolo ebraico”.
Il riferimento di Netanyahu alle aspirazioni ottomane di Erdogan chiama in causa anche la Libia, dove i turchi sono ormai tra gli interlocutori privilegiati sia a Tripoli sia a Bengasi. E se Israele è tanto interessato all’influenza turca in Libia è anche una questione di risorse e interconnessioni economiche.
Parscale, che oggi con la sua società di consulenza di digital marketing Clock Tower X lavora per il governo israeliano, nel suo editoriale scrive che se il memorandum tra Libia e Turchia dovesse avere un seguito, Israele e l’Europa vedrebbero messo a repentaglio il progetto del Gsi, il Great Sea Interconnector, il più lungo cavo elettrico sottomarino al mondo che dovrebbe unire Israele a Grecia e Cipro e quindi all’Europa per oltre 1.200 chilometri. Il segretario di stato americano Marco Rubio, in visita ad Atene due settimane fa, aveva sostenuto il Gsi.
“Rubio aveva appena dichiarato che l’America si sarebbe adoperata per superare gli ostacoli al progetto – ha fatto notare Parscale – Ma lo schieramento di Haftar ha poi rafforzato la posizione del paese che frapponeva ostacoli al progetto stesso”. Cioè la Turchia che vede il Gis come un affronto di Israele ai propri interessi.
Il progetto del cavo sottomarino è finanziato dalla Commissione europea, che ha già stanziato 658 milioni di euro con uno dei finanziamenti più cospicui di sempre mai concessi da Bruxelles.
“E’ una delle otto autostrade dell’energia a cui intendiamo dare priorità per completare la nostra unione energetica”, aveva detto il commissario per l’Energia Dan Jorgensen, lo scorso maggio.
SADDAM HAFTAR CON MATTEO PIANTEDOSI
Uno sforzo profuso a scapito proprio della Turchia, che sperava di soffiare a Israele la partnership per il progetto. Ieri, in un’intervista alla stampa greca, ne ha parlato anche il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan: “Il mio presidente (Erdogan, ndr) ha detto che preferirebbe che acquistaste l’elettricità da noi piuttosto che trasportarla per una distanza di 2.000 chilometri, spendendo più di 2 miliardi di euro di fondi europei. Possiamo fornire acqua, elettricità e gas naturale dalla Turchia continentale, a sole 70 miglia di distanza, a vantaggio di tutti: greco-ciprioti, turco-ciprioti e per l’intera popolazione”.
[…] “Israele è estremamente scontento della decisione di Saddam favorevole alla Turchia – spiega al Foglio – E’ assai probabile che, a breve, lo stato ebraico avvii una campagna contro Haftar sui media statunitensi e, aspetto ancora più cruciale, negli ambienti politici di Washington.
L’obiettivo è quello di compromettere la posizione di Saddam, così da ottenere un maggiore potere negoziale e ridimensionare il suo allineamento con Ankara”. Dopo gli ammiccamenti recenti tra Israele e Haftar – compreso l’incontro segreto di settembre negli Emirati Arabi Uniti fra Saddam e Netanyahu – il memorandum con la Turchia potrebbe già segnare la fine della sorprendente luna di miele fra Bengasi e lo stato ebraico.
benjamin netanyahu contestato dai familiari delle vittime del 7 ottobre 6
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INCONTRO AL VIMINALE TRA SADDAM HAFTAR E MATTEO PIANTEDOSI
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LA SPARTIZIONE DELLA LIBIA





