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“VOLENTEROSI”, MA FINO A UN CERTO PUNTO – LA NATO SI SPACCA SULLA DISTRIBUZIONE DEGLI AIUTI ALL’UCRAINA. FRANCIA, ITALIA, SPAGNA, REGNO UNITO E CANADA HANNO RISPEDITO AL MITTENTE LA PROPOSTA DEL SEGRETARIO GENERALE RUTTE DI FISSARE UN “CONTRIBUTO MINIMO PER KIEV”, PARI ALLO 0,25% DEL PIL DEL PAESE. PER ROMA VORREBBE DIRE STANZIARE OGNI ANNO OLTRE CINQUE MILIARDI DI EURO, UNA QUOTA SUPERIORE ALL’INTERO AMMONTARE DEGLI AIUTI CHE ROMA HA FORNITO A ZELENSKY DALL’INIZIO DELLA GUERRA – OGGI L’ITALIA È AL 18ESIMO POSTO PER CONTRIBUTI SULLA BASE DEL PIL…

Estratto dell’articolo di Marco Bresolin per www.lastampa.it

 

zelensky rutte vertice nato

Malumori, accuse reciproche e un clima di tensione che certamente non aiuta a tenere compatto il fronte europeo all’interno della Nato, sempre più nel mirino degli Stati Uniti di Trump. Al centro degli screzi c’è il sostegno all’Ucraina, che secondo i governi più “generosi” non è distribuito equamente. Il punto non sono gli aiuti in termini assoluti, che ovviamente vedono i Paesi più grandi al primo posto, ma quelli in base al Prodotto interno lordo.

 

La proposta di fissare una sorta di «contributo minimo per Kiev», pari allo 0,25% del Pil, è stata rispedita al mittente da alcuni governi, come già rivelato a margine dell’ultima ministeriale Esteri dal segretario generale Mark Rutte.

 

volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse

[…]  Secondo il quotidiano britannico Telegraph, che cita fonti dell’Alleanza, a mettersi di traverso sarebbero stati i governi di Francia, Italia, Spagna, Regno Unito e Canada, anche se – da quanto risulta – anche altri Paesi sarebbero su posizioni scettiche.

 

Per l’Italia si tratterebbe di stanziare ogni anno più di cinque miliardi di euro, una quota superiore all’intero ammontare degli aiuti che Roma ha fornito a Kiev dall’inizio della guerra (circa quattro miliardi in via bilaterale, oltre al sostegno nel quadro Ue).

 

keir starmer emmanuel macron giorgia meloni vertice comunita politica europea a yerevan, armenia

La proposta di destinare almeno lo 0,25% del Pil all’Ucraina era stata suggerita alla riunione di dicembre del gruppo di contatto sull’Ucraina dall’allora ministro della Difesa di Kiev, Denys Shmyhal. […]

 

 L’intenzione del segretario generale Rutte era di arrivare a una decisione al vertice dei leader che si terrà all’inizio di luglio ad Ankara, ma all’interno dell’Alleanza si decide per consenso, il che vuol dire all’unanimità, e le resistenze emerse tra i ministri lasciano intendere che il piano non decollerà mai. Per questo Rutte ora pare intenzionato a metterlo da parte: «Non funzionerà».

 

Tra i contrari ci sono cinque Big della Nato, finiti nel mirino dei nordici, dei baltici e dei Paesi Bassi. Pur trattandosi di Stati tradizionalmente “frugali”, sono loro ora a chiedere agli alleati di spendere di più e di farlo con un impegno preciso e costante: almeno un quarto di punto di Pil l’anno. […]

 

SELFIE DI VOLODYMYR ZELENSKY E MARK RUTTE CON UN F-16

Non è chiaro se la Germania abbia sostenuto convintamente la proposta, ma di certo non è stata additata tra chi rema contro.

 

Secondo l’ultimo rapporto del Kiel Institute, pubblicato il mese scorso, Berlino è il primo contributore europeo dell’Ucraina in termini assoluti: in quattro anni di guerra ha fornito 20 miliardi in aiuti militari, oltre a quasi 4 miliardi in sostegno umanitario e 1,5 miliardi di supporto finanziario, oltre a quelli forniti nell’ambito del bilancio Ue (oltre 80 miliardi di aiuti finanziari in totale).

 

Solo gli Stati Uniti hanno fatto di più dall’inizio dell’invasione (64,6 miliardi sul piano militare, 47,3 su quello finanziario e 3,5 su quello umanitario).

 

GIORGIA MELONI E EMMANUEL MACRON AL VERTICE SULLA GUERRA IN IRAN DI APRILE 2026

Ma il sostegno va misurato soprattutto in base al peso economico del Paese. In termini relativi, il contributo tedesco è stato pari allo 0,7% del Pil in questi quattro anni di guerra. Il che vuol dire lo 0,17% del Pil l’anno, che è inferiore rispetto allo 0,25% proposto in ambito Nato.

 

A oggi, soltanto otto Stati membri dell’Unione europea hanno superato quella soglia: in questi quattro anni, la Danimarca ha stanziato il 3,3% del Pil, l’Estonia il 3%, la Lituania il 2,5%, Lettonia e Svezia l’1,9% ciascuna, la Finlandia l’1,4%, i Paesi Bassi l’1,2% e la Polonia l’1%. Gli altri sono tutti sotto la media dello 0,25% annuo.

 

volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse

Tra gli Stati dell’Ue, l’Italia è al diciottesimo posto per contributi sulla base del prodotto interno lordo. Roma ha stanziato soltanto lo 0,23% del suo Pil (o meglio, del Pil del 2021, che è quello usato come base di calcolo dall’istituto Kiel).

 

Solo Spagna, Portogallo, Romania, Grecia e Ungheria hanno versato meno, oltre a Cipro, Austria, Malta e Irlanda che però non fanno parte della Nato.

 

Per spingere gli Stati a sostenere Kiev, la Commissione europea ha deciso che gli aiuti militari possono essere scorporati dai vincoli di spesa stabiliti nel quadro del Patto di Stabilità. Ma l’Italia non ha ancora attivato la clausola di salvaguardia per la Difesa e minaccia di non farlo fino a quando non verranno concesse deroghe anche per le spese energetiche.

KEIR STARMER - VOLODYMYR ZELENSKY - MARK RUTTE

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